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L'ultima di Lucano: l'assistente chiede 767 mila euro a Riace
Oggi 03-05-26, 11:00
Altro che no profit, il modello Lucano potrebbe rivelarsi più di un semplice business. A dimostrarlo quanto denunciato dall'opposizione di Riace, il municipio dove l'europarlamentare è stato dichiarato “decaduto”, ma, nei fatti, continua a governare. Nella piccola cittadina calabrese spunta un manifesto in cui l'opposizione pubblicizza un'onerosa richiesta di risarcimento presentata dall'associazione “Città Futura”. L'organizzazione, secondo quanto riportato dalla minoranza, avrebbe avviato «un'azione legale nei confronti del Comune, depositando al protocollo n. 2376 una notificazione ai sensi della legge 53/1994 con una richiesta di pagamento pari a euro 767.926 per attività legate alla gestione dell'accoglienza». Una cifra, dunque, non di poco conto. Interessante, in questa specifica vicenda, inoltre, è il difensore della parte che dice di essere “lesa”. «Il ricorso – rivela il consigliere Antonio Trifoli – è stato presentato dallo studio dell'avvocato Andrea Daqua che è lo storico legale del primo cittadino, ora paladino di una certa parte politica, nonché membro del suo staff a Bruxelles». L'ente privato che chiede i soldi, a suo dire, poi, sarebbe legato al dirigente di AvS, «tanto che la sua segreteria sarebbe situata presso Palazzo Pinnarò, ovvero lo stesso luogo in cui è ubicata la sede di chi vorrebbe i soldi dall'amministrazione». Ecco perché più di qualcuno, a quelle latitudini, chiede chiarezza rispetto a un qualcosa che, qualora fosse confermato, sarebbe gravissimo. «Lucano – sottolinea il gruppo di minoranza – in questo modo chiederebbe soldi a sé stesso». Da capire, pertanto, come si regolerà il Comune a riguardo. Si costituirà o pagherà senza battere ciglio, seppure si tratti di una somma rilevante che, tra l'altro, si va ad aggiungere alle ingenti spese che l'esecutivo progressista ha già dovuto versare per questioni inerenti i flussi migratori? Secondo chi ha diffuso tale anomalia, l'ultima richiesta non sarebbe l'unico contenzioso in materia. «Diciannove milioni di euro», viene riportato nella locandina fatta circolare sui social, sarebbe "il totale" che chi governa la piccola realtà dell'entroterra avrebbe dovuto versare per questioni inerenti quello che, all'opinione pubblica, viene presentato come un “modus operandi virtuoso”. «Oggi – rimarca l'opposizione nel manifesto – ancora una volta qualcuno torna a chiedere risorse pubbliche, attingendo alle misere casse comunali». Emergerebbero elementi che, qualora fossero confermati, delineerebbero un quadro alquanto preoccupante. «Basta osservare – appare nella locandina-denuncia - i rapporti professionali, le coincidenze e i soprattutto possibili intrecci tra soggetti». Ecco perché l'auspicio è che chi di dovere possa far luce, quanto prima, su tutto ciò. Il primo punto da approfondire è la regolarità della procedura, considerando il presunto conflitto di interesse. Il secondo, invece, è quello relativo alla trasparenza: i cittadini hanno il diritto di sapere cosa accade all'interno della propria comunità e soprattutto di capire se quel “business” che, fino a ieri, è stato presentato come un'indiscussa opportunità sia, nei fatti, una zavorra. Il Comune di Riace, per la decantata “buona accoglienza”, non solo non è riuscito a creare un'economia virtuosa, come venduto alla vigilia delle ultime campagne elettorali, ma rischierebbe di trovarsi indebitato per politiche che avrebbero avvantaggiato pochi, a discapito di tanti. «In questo modo – conclude Trifoli – la nostra cittadina, negli anni, si è impoverita. Mentre gli altri paesi hanno investito in infrastrutture, sviluppo e turismo, qui ci siamo fossilizzati su una proposta che, pur arricchendo qualcuno, sul territorio non ha portato ricadute, considerando che i nostri ragazzi continuano a fuggire».
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