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Maxi blitz contro la 'ndrangheta a Reggio Calabria. Meloni: "Lo Stato non si piega, colpo durissimo"
Oggi 14-07-26, 20:28
Un'operazione di "carattere strategico" ha smantellato all'alba di oggi, martedì 14 luglio, i vertici della 'ndrangheta reggina, svelando l'esistenza di un vero e proprio direttorio unitario che governava la città. Nell'operazione sono stati impegnati oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri che hanno eseguito 79 provvedimenti cautelari (73 in carcere e 6 ai domiciliari), colpendo le proiezioni urbane delle storiche e blasonate famiglie De Stefano, Tegano, Condello e Lo Giudice. L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha confermato l'esistenza di una "sorta di confederazione tra le organizzazioni" operanti nei vari quartieri. Secondo il Procuratore Giuseppe Borrelli, i clan non agivano in modo isolato, ma attraverso un sistema federato per gestire il controllo delle estorsioni e ridefinire periodicamente gli equilibri di potere, le posizioni di comando e la spartizione dei proventi illeciti. "Un colpo durissimo quello inferto alla 'ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l'impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri nella grande operazione che ha portato all'arresto di 79 persone, colpendo gli interessi delle cosche - ha scritto su X la premier Giorgia Meloni - Grazie a chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità. Lo Stato non si piega. La lotta alle mafie è continua e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo". Le indagini hanno permesso di mappare non solo il centro cittadino, ma anche articolazioni periferiche nelle località di Ortì, Aretina, Oliveto e Croce Valanudio. Un aspetto inquietante riguarda la pressione asfissiante sul tessuto economico, con una particolare infiltrazione nel polo ferroviario di Reggio Calabria: qui la 'ndrangheta non si limitava a imporre il pizzo, ma esercitava una "vera e propria gestione del servizio" di manutenzione e pulizia dei treni. Un esponente dell'organizzazione avrebbe controllato direttamente le assunzioni del personale e lo svolgimento dei rapporti lavorativi, infiltrandosi persino nelle dinamiche sindacali per garantire l'influenza criminale sul comparto. Il controllo del territorio passava anche attraverso l'ostentazione della forza. Gianfranco Minissale, capo della Squadra Mobile, ha descritto interi quartieri "soggiogati da soggetti che non esitano ad aggredire esponenti delle forze dell'ordine durante normali controlli di routine". L'operazione ha fatto luce anche sul narcotraffico e sul ruolo del quartiere Argillà, divenuto il "braccio armato" delle cosche di Archi per dirimere frizioni interne nate da "condotte predatorie" non autorizzate dai vertici. È emerso inoltre che alcuni indagati continuavano a impartire direttive dal carcere, confermando che la detenzione non sempre rappresenta un ostacolo alle attività criminali. Tra i nomi raggiunti dall'ordinanza figurano Giuseppe De Stefano, Mariano Tegano e Maurizio Cortese.
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