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Morto il Mago delle Vedove, scassinò il caveau del tribunale con Carminati
Oggi 26-04-26, 20:27
Addio al Mago delle Vedove. È morto a Roma Stefano Virgili, quello che era stato definito il più abile dei "cassettari" ovvero coloro che sono specializzati nel violare le cassette di sicurezza delle banche e le cassaforti, in gergo "vedove". Virgili era il numero uno in tutta Italia, un "riconoscimento" che si conquistò partecipando insieme a Massimo Carminati al famoso colpo al Caveau del Tribunale di Roma: nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1999 un commando entrò nella Cittadella Giudiziaria a piazzale Clodio a bordo di un furgone travisato da mezzo dei carabinieri. Virgili e gli altri raggiunsero la filiale 91 della Banca di Roma all'interno del Tribunale e in poche ore svuotarono 147 delle 990 cassette di sicurezza, di proprietà di avvocati e magistrati. La stima ufficiale del bottino fu di 17 miliardi di lire, ma alcune fonti parlano di cifre molto superiori. Oltre al denaro e ai preziosi, vennero sottratti documenti riservati il cui valore sarebbe stato il vero scopo del colpo, finalizzato secondo il Tribunale di Perugia a sottrarre carte utilizzabili per ricattare magistrati, politici e altri personaggi noti. Virgili aveva 76 anni. Lo ha stroncato una lunga malattia. La sua è stata una storia incredibile legata a doppio filo con gli ambienti della criminalità romana, dei servizi segreti, dei colletti bianchi e della politica in modo assolutamente bipartisan. Aveva dei modi educatissimi, amava le belle macchine (Bentley e Rolls-Royce soprattutto), gli orologi di lusso e vestiva sempre con giacca e cravatta. Sempre a suo agio tanto in certi salotti eleganti quanto nei ristoranti di Fiumicino o in quei poco raccomandabili bar di borgata. Fino agli ultimi anni non ha mai posseduto un telefonino cellulare ma continuava a chiamare dalle cabine del telefono dando gli appuntamenti più strani: dai bar all'Eur alle panchine di certe piazze del Centro di Roma. Non c'era cassaforte che potesse resistergli: come il miglior chirurgo con il bisturi, Virgili sapeva trovare la combinazione con i suoi arnesi e il suo orecchio in grado di carpire anche il clic più impercettibile. Negli Anni Duemila sembrava aver messo la testa a posto: insieme alla moglie aveva fondato una società, la "Union Park" che era riuscita ai tempi del sindaco Veltroni ad ottenere la gestione delle strisce blu in tutto il quartiere Eur. Ma le cose non andarono benissimo: si scoprirono diverse irregolarità, dai prezzi al numero degli stalli e alla fine la concessione benne revocata. La società aveva una sede in una mirabolante villa, sempre all'Eur, super blindata e piena di telecamere. Nel suo ufficio aveva attaccato un articolo. Su di lui? Macchè, era su un signore cinese che dal nulla aveva creato un grandissimo impero finanziario. Non cercava la ribalta, anzi amava muoversi nelle retrovie. Alla vigilia della sentenza del processo di Perugia per il furto al Caveau di Roma, la sua Bentley fu trovata incendiata vicino al parcheggio gestito dalla moglie. Sul posto gli investigatori rinvennero una bottiglia di benzina e uno straccio imbevuto: l'episodio fu letto come un possibile avvertimento collegato al processo. Ma non si è mai conosciuta la verità. Negli anni successivi Virgili ha avuto ancora guai con la giustizia venendo coinvolto in colpi o tentati colpi sempre da capogiro: come quello del 2012 insieme ad una banda di Foggia: un furto da circa 15 milioni di euro al caveau del Banco di Napoli di piazza Puglia, a Foggia (marzo 2012, 160 cassette aperte su 400), e un tentato furto alle gioiellerie "Sarni Oro" del centro commerciale "La Mongolfiera". Con lui si perdono certamente tantissimi "segreti" e storie che hanno visto coinvolti ladri specializzati, politici, investigatori agguerriti e poliziotti corrotti all'ombra del Colosseo. E persino la banda della Magliana.
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