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Nasce l'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile
Oggi 02-04-26, 13:50
Prende ufficialmente avvio l'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile (ONESC), un'infrastruttura strategica pensata per raccogliere, analizzare e attivare conoscenza sull'economia sociale e civile in Italia, con l'obiettivo di supportare politiche pubbliche più efficaci, inclusive e orientate al bene comune. In un contesto caratterizzato da crescenti disuguaglianze territoriali, crisi ambientali e trasformazioni economiche profonde, l'ONESC nasce per colmare un vuoto strutturale: la mancanza di una base dati integrata e operativa capace di connettere pratiche, attori e politiche dell'economia sociale e civile su scala nazionale. Luca Raffaele, Direttore Generale di NeXt Economia, dichiara: «L'economia sociale e civile in Italia è diffusa, innovativa – spesso efficace – ma rimane frammentata, poco misurata e quindi marginale nei processi decisionali. Senza dati comparabili, senza una lettura sistemica e senza strumenti di policy adeguati, le migliori esperienze restano isolate. L'ONESC nasce per rompere questo schema: non produce report da archiviare, ma strumenti per decidere in rete». L'ONESC, realizzato con il contributo della Banca d'Italia, non si configura come un semplice centro studi, ma come una vera e propria piattaforma di ricerca-azione, capace di connettere organizzazioni, imprese, Comuni, città metropolitane e Regioni per trasformare i dati in strumenti concreti per il policy making. L'ambizione è quella di offrire a soggetti pubblici e privati modelli operativi in grado di tradurre i bisogni emergenti in politiche generative, che saranno coerenti con le future pianificazioni nazionali e gli Action Plan europei. L'architettura dell'Osservatorio si basa su quattro pilastri strategici: qualità della vita, ben vivere e generatività territoriale, organizzativa e personale; sostenibilità integrale ESG di organizzazioni e imprese; sviluppo sociale di comunità e sussidiarietà circolare e analisi, impatto e policy building. Per ogni pilastro, l'Osservatorio agisce su cinque fronti chiave: raccolta dati su persone, organizzazioni, comunità e territori; analisi avanzata delle dinamiche ecosistemiche; attivazione di reti tra pubblico, privato e privato sociale; formazione e accompagnamento per scalare modelli efficaci; valutazione dell'impatto per misurare cosa funziona davvero. Questo approccio ribalta la logica dominante: non più progetti isolati, ma sistemi che apprendono e si adattano. Il vero punto di rottura è nella governance. Non è un modello gerarchico ma è un sistema bidirezionale in cui i territori producono innovazione diffusa e il livello nazionale la rende scalabile e riconoscibile. Il modello dell'ONESC si fonda infatti su una struttura multilivello che integra un Osservatorio Nazionale con una rete di Osservatori Regionali, supportati da unità tecniche, comitati scientifici e tavoli tematici territoriali che si attiveranno nei prossimi mesi in diversi territori. Questo sistema bidirezionale consente la valorizzazione delle esperienze locali, la comparabilità dei dati tra territori, l'apprendimento reciproco tra regioni e aree metropolitane, il rafforzamento del ruolo dei corpi intermedi e delle amministrazioni pubbliche. L'ONESC fa una chiamata aperta a enti pubblici, organizzazioni del terzo settore, imprese e cittadini che sono chiamati a contribuire alla raccolta dati e allo sviluppo sia dell'Osservatorio Nazionale che allo sviluppo degli Osservatori Regionali. L'elemento più rilevante non è la creazione di un nuovo osservatorio, ma il cambio di paradigma che propone: non osservare per descrivere, ma osservare per trasformare. L'ONESC introduce una logica sistemica in cui dati, relazioni e politiche vengono progettati insieme, con l'obiettivo di rendere l'economia sociale e civile non più un settore marginale, ma una infrastruttura portante dello sviluppo del Paese. «Non si tratta solo – prosegue Luca Raffaele – di migliorare la narrazione dell'economia sociale e civile. Si tratta di decidere se continuare a considerarla un settore residuale, oppure renderla una leva strutturale dello sviluppo economico e territoriale del Paese. L'ONESC sceglie la seconda opzione».
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