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Nato, Meloni rivendica la linea: "Italia rispetta impegni in modo sostenibile. Trump? Non mi pento di nulla"
Oggi 09-07-26, 06:42
Roma, 8 lug. (Adnkronos) - "Rispettiamo gli impegni della Nato, ma saranno l'Italia e il suo interesse nazionale a stabilire tempi, modi e priorità". Giorgia Meloni chiude il vertice della Nato ad Ankara rivendicando la linea italiana sull'aumento della spesa per la difesa e respingendo l'idea di una corsa agli armamenti senza criteri. Sullo sfondo del summit Nato resta il rapporto con Donald Trump, segnato dagli ultimi attacchi del presidente americano alla premier: sul caso del post con il meme dell'ordine restrittivo Meloni non riapre il dossier, ma difende la scelta politica di mantenere il legame con Washington. "Io non mi pento di nulla di quello che ho fatto", dice, rivendicando una strategia fondata "sull'unità dell'Occidente" e non sui rapporti personali. Il messaggio che la presidente del Consiglio porta via dal summit turco è quello di una Nato che, nonostante le tensioni interne e il confronto sul burden sharing, resta compatta. "Il vertice è chiaramente un'occasione per confrontarci con i colleghi, tanto sul lavoro che abbiamo fatto fin qui quanto su come rendere l'Alleanza Atlantica, che nasce come alleanza di difesa e di deterrenza, ancora più forte, ancora più solida, maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo", afferma Meloni nella conferenza stampa conclusiva. "Credo che, in fondo, sia questo il messaggio più importante del vertice di Ankara: la Nato è un'alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi", aggiunge la premier, che definisce il summit "breve ma intenso" in una fase nella quale "lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema". Uno dei passaggi più attesi riguarda però il confronto con Trump. Interpellata sulle recenti polemiche e sul post pubblicato dal presidente Usa, Meloni ribadisce la scelta di non alimentare lo scontro: "Per quello che riguarda il post, ho detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento". Ma, sulla strategia complessiva nei confronti della Casa Bianca, la premier difende la sua linea: "Io non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico per convinzione sull'unità dell'Occidente. L'ho rivendicato a 360 gradi". Una scelta che, sottolinea Meloni, non nasce con l'approdo del tycoon alla presidenza americana. "Non è una strategia che ho messo in campo con l'arrivo di Donald Trump. L'ho fatto con tutti gli interlocutori che ho trovato di fronte". La premier riconosce che con l'attuale presidente Usa "c'erano e ci sono delle affinità su alcuni temi, dalla politica dell'immigrazione alla cultura woke", ma chiarisce che la bussola resta l'interesse italiano: "Non cambio idea su quale sia l'interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate dal piccolo cabotaggio". Meloni ribadisce quindi che la sua impostazione non dipende dall'andamento del rapporto personale con il presidente americano. "Io ho una strategia in testa e quella strategia è figlia di quello che, secondo me, è nell'interesse nazionale italiano. E secondo me, nell'interesse nazionale italiano ed europeo, c'è l'unità e il rafforzamento dell'unità occidentale". Sul fronte della difesa, il punto centrale riguarda gli investimenti. L'Italia, spiega Meloni, si è presentata al vertice "con una percentuale del 2,8% del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all'anno precedente". Un incremento che, secondo la premier, riflette "questa concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica". Roma, assicura, manterrà gli impegni presi con l'Alleanza, ma senza rinunciare alla propria programmazione. "Vogliamo chiaramente rispettare gli impegni, ma lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità, in base al contesto e in base alle nostre possibilità". La presidente del Consiglio insiste su una visione della sicurezza che non coincide soltanto con la difesa tradizionale ma che va dalla "protezione delle infrastrutture critiche" alla "sicurezza energetica", passando per la cybersicurezza e "quindi la sicurezza dei dati delle famiglie, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni". Un approccio che, nelle parole di Meloni, investe direttamente "la vita quotidiana dei cittadini". Il tema della spesa militare viene poi legato alla capacità industriale nazionale. "Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori", afferma la premier, che mette in guardia anche dal rischio di aumentare gli investimenti senza una strategia sulle filiere: "Se noi aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico di come garantiamo il nostro controllo delle filiere fondamentali della difesa, rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza". Per questo, spiega, bisogna capire "in che cosa spendiamo e capire come mettiamo in sicurezza il fatto che noi stiamo investendo e spendendo risorse per qualcosa che controlliamo, che controlliamo pienamente e di cui siamo sovrani". Nel corso della giornata ad Ankara, Meloni ha avuto anche due incontri bilaterali. Il primo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al quale ha confermato il sostegno italiano a Kiev. Il governo, ha spiegato, sta valutando "i vari modi che ci sono per sostenere l'Ucraina". L'altro colloquio è stato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa del vertice. Meloni ha ringraziato Erdogan "per la sua eccellente ospitalità e per l'ottima organizzazione", spiegando che nel bilaterale si è parlato "dei molti temi che riguardano la nostra cooperazione bilaterale, dalla difesa fino al contrasto dell'immigrazione illegale". Sul ruolo dell'Europa nella sicurezza internazionale, infine, la premier rilancia il tema dell'autonomia. "È tempo che l'Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno". Una questione, sottolinea, che "è quindi una questione di sovranità, ancora prima che di difesa".
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