s

Nello Daniele svela i segreti di Pino: "Il concerto-tributo sarà una festa in famiglia"
06-03-2025, 19:50
«Sarà un concerto in famiglia». Un concerto-evento per Pino Daniele a Napoli il 19 marzo nei 70 anni dalla nascita e dieci dalla morte del «Mascalzone latino». L'iniziativa si aggiunge al documentario «Pino» di Francesco Lettieri nelle sale il 31 marzo, 1 e 2 aprile. La serata «Je sto vicino a te forever» sarà condotta da Serena Autieri e ci saranno 99 Posse, Audio 2, Francesco Baccini, Mario Biondi, Rossana Casale, Roberto Colella, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Carlo Faiello, Eugenio Finardi, Gigi Finizio, Letizia Gambi Womanity Quintet, Ivan Granatino, Enzo Gragnaniello, Morgan, Negrita, Lina Simons e Michele Zarrillo. Andranno in scena i contributi dello scrittore Maurizio De Giovanni e degli attori Gaetano Amato e Patrizio Rispo. Non mancheranno i musicisti che l'hanno accompagnato: Antonio Annona, Tony Cercola, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Elisabetta Serio, Ernesto Vitolo e Marco Zurzolo. Il live sarà ripreso da Rai2 e trasmesso il 20 aprile, la sera di Pasqua. Nello Daniele, fratello di Pino, è il direttore artistico e il padrone di casa. Nello Daniele, lo slogan della serata sarà «Puorteme a casa mia». Qual è lo spirito del concerto-tributo in piazza del Gesù? «Per il decimo anniversario vogliamo fare qualcosa di diverso e portare la musica di Pino nei luoghi dov'è cresciuto e dove ha composto le sue prime canzoni. È una cosa di sangue e di famiglia». Che importanza hanno avuto quei luoghi per la sua creatività? «Sono stati fondamentali. Pino passava intere giornate tra la salita di San Sebastiano e quella degli strumenti musicali. Al chiostro di Santa Chiara abbiamo suonato e giocato a pallone. Nel raggio di 500 metri abbiamo trascorso tutta la nostra infanzia e adolescenza». Quanto c'è di Napoli nelle canzoni di Pino Daniele? «Tanto, soprattutto nei primi dischi. L'idea di usare la lingua napoletana sul blues gli è venuta in mente ascoltando jazz con nostro padre al locale Marocco in via Medina». Da fratello l'ha conosciuto nella vita di tutti i giorni. Che carattere aveva? «Era testardo e silenzioso. Era un buono ma se sbagliavi nei suoi confronti era difficile riconquistarlo su bito». Quali erano i suoi pregi e difetti? «Il suo pregio più grande era la capacità di essere presente anche quando non c'era. Se eri in difficoltà faceva sempre un passo in avanti. Aiutava tutti: figli, fratelli e amici. Tra i difetti forse il fatto che sembrava un po' scorbutico ma, se si lasciava andare, ti dava tutto. Non tollerava i cretini e gli ipocriti. Non ha mai partecipato a feste vip e non ostentava la ricchezza. Era un uomo semplice ed è rimasto sempre così. L'unica volta che l'ho visto con un vestito elegante è stato il giorno del suo matrimonio». Quale eredità artistica ci ha lasciato? «La capacità di attraversare i generi musicali con libertà. Ogni suo disco ha un colore diverso. È passato dal fado al blues, dalla musica africana a quella cubana, dal flamenco ai madrigali. Diceva che è la musica a sceglierti. “Come un gelato all'equatore” fu il primo esempio di rap e trap: era sempre un passo avanti. Ha cercato di fare ciò che desiderava e non quello che si aspettavano da lui. Senza scendere a compromessi con la discografia. Chissà ora a cosa si starebbe dedicando. Forse suonerebbe musica classica».
CONTINUA A LEGGERE
6
0
0