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Omicidio Saman Abbas, confermate in Cassazioni gli ergastoli per i genitori e i cugini
Oggi 17-06-26, 18:45
La Corte di Cassazione ha confermato tutte le condanne inflitte in Appello ai cinque imputati nel processo per l'omicidio di Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021. Nel corso dell'udienza, il procuratore generale aveva chiesto ai giudici della Prima Sezione Penale di rendere definitive le condanne all'ergastolo per i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, per i cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq, e la pena a 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. Una richiesta accolta dagli ermellini, che hanno così messo la parola fine a un lungo capitolo giudiziario. La requisitoria del pg Durante la requisitoria, il procuratore generale Marco Dall'Olio ha ripercorso le tappe dell'intera vicenda, definendola “agghiacciante”: “Saman doveva essere uccisa, questo è un punto fermo di tutto il processo - La volontà era di impartirle una lezione: non poteva decidere da sola della sua vita, non poteva avere una vita propria. È stato organizzato nei minimi dettagli, un atto corale e premeditato”. E ancora: “L'omicidio, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema, sproporzionata, scelta come unico strumento per ‘emendare una presunta colpa' (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”. Nei confronti degli imputati, in Appello, erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. La vicenda Saman Abbas venne uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021. Il suo corpo fu sepolto nelle campagne di Novellara, nei pressi di un casolare abbandonato situato a poche centinaia di metri dall'abitazione in cui viveva con i genitori e il fratello. Accantonata l'ipotesi iniziale di un allontanamento volontario, gli investigatori concentrarono le indagini sulla pista del delitto familiare. Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza di un'azienda agricola presso cui lavoravano gli Abbas mostrarono alcune persone dirigersi verso i campi con attrezzi da scavo nelle ore precedenti alla scomparsa della ragazza. A rafforzare i sospetti contribuirono anche i movimenti dei familiari nei giorni successivi: i genitori lasciarono infatti l'Italia per il Pakistan, mentre lo zio e i due cugini si spostarono tra Spagna e Francia, nel tentativo di far perdere le tracce. Tutti gli indagati furono successivamente arrestati ed estradati in Italia. Nel novembre 2022 i resti di Saman vennero ritrovati nelle campagne di Novellara, dopo le indicazioni fornite dallo zio Danish Hasnain. Nel febbraio 2023 si aprì il processo davanti alla Corte d'Assise di Reggio Emilia. In primo grado, il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen furono condannati all'ergastolo, mentre lo zio Danish Hasnain ricevette una pena di 14 anni di reclusione. I due cugini, invece, vennero assolti. La Procura generale impugnò la sentenza sostenendo che tutti i familiari avessero avuto un ruolo nell'omicidio. Nell'aprile 2025 la Corte d'Assise d'Appello di Bologna riformò parzialmente il verdetto di primo grado: la pena dello zio fu aumentata da 14 a 22 anni e i due cugini furono condannati all'ergastolo. Nelle motivazioni della sentenza d'appello, depositate nel settembre 2025, i giudici hanno affermato che Saman fu uccisa perché la famiglia non accettava il suo desiderio di autodeterminazione né la sua volontà di sottrarsi alle regole imposte dalla famiglia. La giovane, infatti, aveva denunciato i genitori e si era opposta a un matrimonio forzato con un uomo più grande di lei in Pakistan. Inoltre, aveva manifestato la volontà di adottare uno stile di vita più vicino ai valori occidentali, rivendicando il diritto di decidere del proprio futuro.
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