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Ora c'è la tassa sul clandestino: ogni migrante rischia di costarci 160 euro al giorno
10-03-2025, 12:35
È un gran, bel pasticcio quello nato dopo la ordinanza della Corte di Cassazione sulla vicenda della nave Diciotti. Tutto balla, infatti, intorno al risarcimento dei danni, sancito venerdì scorso dalla Suprema corte, verso uno dei migranti eritrei che nell'estate del 2018 si trovava a bordo della imbarcazione della Guardia costiera, e che si è mosso per le vie legali chiedendo appunto un indennizzo per essere stato trattenuto in modo «forzato ed arbitrario», per alcuni giorni, sul natante. Una causa, quella intentata in realtà da oltre 40 migranti eritrei che erano sulla Diciotti, che era già stata respinta in primo ed in secondo grado: solo uno di loro ha deciso di proseguire, con successo, con un risarcimento che sarebbe stimato in circa 1.600 euro più le spese legali, 160 euro al giorno. Pensate, però, cosa sarebbe successo per le casse dello Stato, e quindi per tutti i poveri contribuenti, se gli altri migranti eritrei, che avevano presentato le domande di risarcimento, non si fossero fermati. Dal ministero dell'Interno continuano, intanto, a filtrare sentimenti di tranquillità e serenità, in merito alla vicenda, nella assoluta convinzione che tutto si sia svolto, all'epoca dei fatti, in maniera corretta. Per l'attuale titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, che nell'estate di sette anni fa ricopriva la carica di capo di gabinetto dell'allora responsabile del dicastero dell'Interno, Matteo Salvini, non ci fu alcun sequestro di persona. Una tesi, quest'ultima, supportata da diversi elementi, a cominciare dal fatto che i migranti eritrei furono assistiti al meglio, e che è erroneo citare non meglio precisati danni psicologici e relazioni relativi alla permanenza sulla nave Diciotti. Senza dimenticare, poi, la circostanza che furono proprio le autorità italiane ad andare in soccorso delle persone a bordo dell'imbarcazione, in acque maltesi, dal momento che le motovedette di quel Paese non furono capaci di farlo. Insomma, nessuna omissione di soccorso, tutt'altro, nessun reato commesso dal Viminale e, naturalmente, dalla presidenza del Consiglio, tutto si svolse nel pieno rispetto delle regole. Ma adesso si pongono due ordini di problemi. Il primo è che, senza entrare nel merito della quantificazione economica del singolo risarcimento in questione, quanto fissato dalla Corte di Cassazione potrebbe rappresentare un precedente, «un messaggio pericolosissimo», come avverte senza mezzi termini Fratelli d'Italia sui social, per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, mettendo un po' i bastoni tra le ruote alla strategia portata avanti dal governo guidato da Giorgia Meloni. Insomma, l'ordinanza della Suprema corte potrebbe aprire il varco per un numero elevato di ricorsi, con costi relativi agli eventuali risarcimenti davvero incalcolabili per lo Stato: basti pensare che alcune stime parlano di milioni di euro l'anno. Il secondo problema che si staglia all'orizzonte è quello legato ad una possibile class action, vale a dire ad una vera e propria azione di classe che potrebbe essere comunque promossa da tutti quei migranti a cui non è stato concesso il permesso di entrare nel nostro Paese. E lì sorgerebbero ulteriori, e gravi, complicazioni.
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