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Ora Riace si ribella contro Mimmo Lucano: "Si dimetta o fatelo decadere"
18-02-2025, 08:27
«Mimmo Lucano si dimetta subito o la Prefettura ne decreti la decadenza». Riace si ribella all'attivista pro clandestini del partito di Fratoianni e Bonelli. Con l'opposizione, che chiede di applicare immediatamente la legge Severino e rimuovere dalla carica di sindaco l'eurodeputato di Avs condannato. E con i cittadini indignati per il rilancio del modello Riace, che Lucano vuole far ripartire sul territorio, già provato dal tentativo fallito di integrazione messo in atto dal paladino dei diritti dei migranti, e perfino esportarlo in Europa, dove può contare sul tandem ideologico con la compagna di partito Ilaria Salis. A farsi portavoce delle istanze dell'opposizione e di gran parte dei cittadini è l'ex sindaco del piccolo comune jonico del Reggino, Antonio Trifoli, oggi consigliere di minoranza dopo la rielezione di Lucano a giugno scorso, quando l'esponente di sinistra è riuscito a riconquistare il Comune grazie a una spaccatura nella maggioranza, che alle amministrative si è presentata divisa in due liste, perdendo di fatto le elezioni nonostante fosse ancora maggioranza sul territorio. Trifoli, ieri mattina, si era sentito telefonicamente con il segretario comunale per chiedere l'accesso agli atti e acquisire la comunicazione numero 1157 inviata a Lucano il 13 febbraio scorso dalla Cassazione, che ha condannato in via definitiva il sindaco a 18 mesi per falso, in relazione a una delle 57 delibere addebitate dall'accusa nell'indagine sull'irregolarità nella gestione dell'accoglienza dei migranti a Riace, per la quale Lucano era stato riconosciuto colpevole in primo grado con 13 anni e due mesi di reclusione. In appello la pena era stata ridotta a un anno e sei mesi, grazie a un cavillo giuridico che ha portatoalla totale esclusione dal processo di tutte le intercettazioni che avevano consentito ai pm di consolidare l'impianto accusatorio della truffa aggravata con i fondi dell'accoglienza. Nonostante la riduzione della condanna, però, la Suprema Corte ha dichiarato Lucano colpevole in via definitiva. E ora, in base alla legge Severino che prevede la decadenza dalle cariche pubbliche per gli amministratori pregiudicati, Lucano dovrebbe perdere la poltrona di primo cittadino. Di fronte al silenzio delle istituzioni, che per ora si sarebbero limitate a una telefonata da parte della Prefettura per informare Lucano del plausibile iter di decadenza, a Riace non solo non si muove nulla, ma l'amministrazione si sarebbe arroccata a difesa dell'idolo della sinistra. «Ieri mattina ho sentito il segretario comunale, al quale ho ufficialmente chiesto l'accesso agli atti, come è mio diritto in quanto consigliere, per acquisire la comunicazione arrivata dalla Cassazione al sindaco, in modo da leggere i documenti ufficiali e poter procedere con le nostre istanze, ma mi hanno negato gli atti», racconta il sindaco uscente che oggi siede nei banchi dell'opposizione. «Noi vogliamo leggere le carte perché è nostro diritto, ma se non ce le danno procederemo comunque a presentare una mozione di sfiducia contro Lucano», spiega Trifoli, «perché la legge è uguale per tutti, tanto più per lui che, distratto da grandi pensieri europei, non sta facendo nulla per i cittadini e pensa solo a portare altri immigrati irregolari sul territorio. Per quanto sbandieri il suo modello, la verità è che Riace non lo vuole». Trifoli rivela inoltre che «nella precedente legislatura il consigliere di maggioranza di centrodestra, Claudio Falchi, è stato fatto fuori dopo che la sinistra ha riesumato una vecchia condanna a Milano, che non aveva nulla a che fare con l'amministrazione, ma che in virtù della Severino ha portato alla decadenza. Chiediamo lo stesso trattamento per il sindaco, se non ha la correttezza di dimettersi da solo». Trifoli, che nei prossimi giorni renderà ufficiale la battaglia a carte bollate, fa appello alla Prefettura: «Noi seguiamo il modello contro l'immigrazione clandestina che sta portando avanti il governo Meloni. E rispettiamo le leggi. Dunque si proceda rapidamente alla formale comunicazione di decadenza».
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