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Palermo, la Procura: "Bambini di 10 anni hanno pistole vere. A 11 sono già sfruttati dalla mafia"
Oggi 31-01-26, 15:14
"In estese aree sociali del distretto giudiziario di Palermo e in diffusi contesti socio-ambientali bambini anche di soli dieci- undici anni hanno disponibilità di pistole e armi vere che utilizzano con una disinvoltura che genera indignazione e terrore per le gravissime conseguenze che possono derivarne e per gli scarsi strumenti, a disposizione delle forze dell'ordine e della magistratura per potere intervenire". A lnciare l'allarme è il Procuratore dei minori di Palermo, Claudia Caramanna in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. " Ci sono ragazzini che vanno a scuola armati di coltelli, bambini piccolissimi utilizzati e sfruttati dalla criminalità organizzata nella fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti nelle zone più degradate". "In tale contesto, cosa ci aspetta?", su chiede Caramanna. "Se osserviamo la tendenza che i fenomeni di disagio e devianza minorile si sono manifestati negli ultimi anni, non è difficile tracciare un bilancio preventivo degli interventi che la Giustizia sarà chiamata ad effettuare. È agevole prevedere un ulteriore aumento dei reati (anche gravi) commessi da minorenni, così come la crescente esigenza di azioni nel settore civile. Faremo la nostra parte. Ma questo non basta. È necessario (indispensabile) intervenire nelle realtà sociali degradate, investendo risorse in modo organico, ragionato e sistematico, fornendo possibilità di miglioramento strutturale e non solo risposte frammentarie, alimentate dalla reazione emotiva indotta da eventi eclatanti". E ancora: "È necessario formare una coscienza culturale che consente di comprendere come l'unica possibilità di costruire una società che non sia dominata dalla violenza e dalla disuguaglianza sia quella di investire sul futuro dei nostri figli". "Rimanendo nel più delimitato confine dell'amministrazione della Giustizia, è necessario, in tempi immediati ed urgenti, aumentare gli organici, dotare la giustizia minorile di più adeguate sistema informatico e di maggiori risorse - prosegue Caramanna - Dobbiamo confrontare con una riforma costituzionale che, per quello che è la mia valutazione, non risolve nessuno dei problemi reali e concreti della giustizia; e tantomeno può servire per risolvere i problemi della giustizia minorile". "Dobbiamo constatare, con amarezza e delusione, che preziose risorse sono destinate a realizzare quelle riforme e non invece riservate ad attività e strutture (come le comunità per ragazzi con problemi di tossicodipendenza oppure centri per la cura e l'assistenza di minori con problemi psichiatrici) che possono effettivamente migliorare il servizio della Giustizia". "Ancora una volta, la responsabilità del mio ruolo mi impone di essere chiara e diretta: è diventata urgente e non più procrastinabile la necessità di investire risorse non in presunte riforme che nulla hanno a che vedere con l'efficienza della Giustizia, ma in quei settori della giurisdizione il cui funzionamento è veramente importante, direi addirittura vitale, per il futuro del nostro Paese. Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini è un popolo in declino".
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