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Pink Floyd, il mito rivive in live e inediti
Oggi 16-04-26, 16:10
A]ll'indomani della missione della Nasa Artemis II che ci ha mostrato il lato oscuro della Luna, sulla Terra il mondo della musica riscopre i Pink Floyd. Proprio loro che, alla faccia nascosta e misteriosa del nostro satellite, hanno dedicato uno dei loro album più iconici: «The dark side of the Moon». E in tutto questo c'è qualcosa di poetico e profetico. Tra due giorni uscirà in cd e vinile «Pink Floyd - Live from the Los Angeles Sports Arena, April 26th 1975», la registrazione restaurata del concerto realizzata da «Mike the Mic» Millard e già parte del cofanetto «Wish you were here 50». Il nuovo disco live punta i riflettori sulla band nel momento esatto della sua ascesa. In quei giorni «The dark side of the Moon» aveva trasformato i Pink Floyd da band britannica di grande successo in uno dei gruppi rock più seguiti del pianeta con live oceanici in stadi e arene. Il «Wish you were here - Tour» fu annunciato all'inizio di marzo 1975, appena un mese prima dell'inizio. I concerti andarono subito esauriti battendo tutti i record di incassi, compreso quello della Los Angeles Sports Arena che, in un giorno solo, vendette i 67mila biglietti a disposizione per le 4 serate in programma. Una quinta data andò esaurita nel giro di poche ore. La registrazione originale che costituisce la base di questa storica pubblicazione è stata realizzata da «Mike the Mic» Millard, i cui nastri dei concerti tenuti a Los Angeles divennero famosi per la loro qualità sonora sorprendentemente chiara. Ma la riscoperta dei Pink Floyd non finisce qui. Il 5 giugno uscirà anche la nuova raccolta «8-Tracks» con 8 classici della band risalenti al periodo tra 1971 e 1979. La tracklist includerà «Money» e «Wish you were here» uniti a brani precedenti all'esplosione raggiunta con «The dark side of the Moon» come «One of these days» dall'album del 1971 «Meddle». L'ultima traccia è una versione integrale esclusiva di «Pigs on the wing», finora disponibile solo nell'edizione su cartuccia 8-Track di «Animals» del 1977. La sequenza dei brani è stata rielaborata da Steven Wilson, utilizzando effetti sonori tratti dai multitraccia originali per creare un'esperienza d'ascolto continua nel classico stile floydiano. Così le immagini lunari provenienti da Artemis II ci hanno fatto sentire l'eco di «Breathe» e il ticchettio di «Time». Mentre gli astronauti fluttuano nello spazio, noi continuiamo metaforicamente a farlo attraverso canzoni di oltre 50 anni fa. Ma i Pink Floyd non parlavano solo della Luna. O meglio: la Luna era solo un pretesto, uno specchio. Il vero «lato oscuro» era quello della nostra mente, delle ansie, dell'alienazione e del tempo che scorre inesorabile. E sta qui il paradosso della loro attualità. Nel 2026 siamo diventati iperconnessi, geolocalizzati, alle prese con notifiche continue. Eppure l'alienazione espressa in «The dark side of the Moon» o in «Wish you were here» oggi è ancora più riconoscibile. Sono cambiati gli strumenti musicali, non le crisi interiori. Se negli anni '70 ci si perdeva tra le routine industriali, oggi ci si smarrisce tra social e algoritmi. Perfino durante le sessioni di registrazione di «The dark side of the Moon», la band intervistò tecnici, roadie e collaboratori con domande esistenziali tipo «hai paura della morte?» o «quando sei stato violento l'ultima volta?». Le risposte, spesso spiazzanti, finirono direttamente nel disco. Oggi è sufficiente aprire un social a caso per ottenere un simile campione. Probabilmente con meno poesia. Poi c'è il tema del denaro, di un'attualità quasi imbarazzante. «Money, it's a gas», cantavano i Pink Floyd con tagliente ironia. Oggi il gas è diventato digitale, fatto di criptovalute, commercio online e influencer pronti a tutto. Ma la sostanza resta la stessa: il denaro come illusione, come trappola e motore. Guardando oggi le immagini del lato oscuro della Luna viene da pensare che i Pink Floyd abbiano anticipato non solo la conquista dello spazio ma anche la difficoltà di conquistarci dentro. Se Artemis II ci regala nuove prospettive cosmiche, la colonna sonora ideale rimane la stessa: canzoni che non parlano di razzi o orbite ma di paura, tempo, follia e bellezza. Di tutto ciò che rende umano anche il più tecnologico degli astronauti. In fondo il vero viaggio non è mai stato verso la Luna. Ma dentro di noi. E i Pink Floyd avevano già tracciato la rotta.
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