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Police in guerra, Copeland e Summer fanno causa a Sting: il motivo
Oggi 14-01-26, 13:37
Gli ex Police in guerra per le royalties. L'Alta Corte di Londra ha aperto l'udienza per la causa intentata a settembre contro il cantante Sting dagli altri membri della band, che rivendicano circa 2 milioni di dollari di royalties non pagate per lo streaming. Il chitarrista Andy Summers e il batterista Stewart Copeland hanno intentato un'azione legale contro Sting sostenendo di avere diritto a royalties aggiuntive, ma l'ex leader del gruppo contesta la pretesa dei due. L'intesa iniziale della band si basava su un accordo verbale siglato nel 1977 che stabiliva che ciascun membro del gruppo avrebbe dovuto ricevere il 15% delle royalties generate dalle composizioni degli altri membri. Sting, bassista e cantante del trio, ha composto quasi tutti i successi del gruppo, da “Roxanne” a “Message in a Bottle” e, di conseguenza, riceve di gran lunga la quota maggiore delle royalties. L'accordo originale riconosceva il contributo, a volte cruciale, degli altri due membri, come ad esempio gli arpeggi di chitarra di Summers in “Every Breath You Take”. L'accordo verbale del '77 è stato successivamente formalizzato in un accordo scritto nel 1981 e poi i termini sono stati ribaditi nel 2016. Il termine “streaming”, tuttavia, non era stato menzionato esplicitamente. La controversia riguarda la classificazione dei ricavi generati da servizi come Spotify, Deezer e Apple Music ai fini della distribuzione delle royalties. I ricavi derivanti dallo streaming sono tradizionalmente suddivisi tra le cosiddette royalty “meccaniche”, riscosse per ogni riproduzione di una composizione, come i dischi, e le cosiddette royalties “esecutive”, pagate per la trasmissione di brani, ad esempio alla radio. Ma solo le royalties meccaniche sono incluse nell'accordo del 2016, cosa che Summers e Copeland considerano contraria allo spirito dell'accordo originale del 1977, e richiedono la loro quota di tutti i ricavi derivanti dallo streaming. I rappresentanti di Sting, che ha venduto il suo catalogo alla Universal nel 2022 per una cifra stimata di 250 milioni di dollari, hanno definito l'azione legale un tentativo “illegittimo” di reinterpretare l'accordo, sostenendo che alcune delle somme versate potrebbero in realtà costituire un pagamento in eccesso.
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Trasporti & Logistica Magazine - 14/1/2026
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