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Pride, mille firme a Gualtieri per non escludere gli ebrei
Oggi 05-06-26, 10:10
Una manifestazione nata contro le discriminazioni e contro il razzismo. Pensata per esaltare la libertà di espressione. E che oggi si trova a bandire, a mettere all'indice la comunità ebraica, associata (erroneamente) alle decisioni prese dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Il Roma Pride «dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni lgbtqia+ ebraiche, ritiene che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in parata». Una vicenda agghiacciante, raccontata dal nostro quotidiano la scorsa settimana. Una storia che lascia basiti, soprattutto per la motivazione addotta. «La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara». Una scelta che ha indignato l'intera comunità ebraica italiana, ma anche tanti liberi pensatori. Tanto che una rete di esponenti della società civile ha inviato ieri una lettera al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per esprimere preoccupazione in merito all'esclusione di Keshet Italia dal Roma Pride con un proprio carro. Oltre mille i firmatari dell'appello che denunciano il rischio che questa decisione si traduca in una forma di «discriminazione indiretta e in un concreto pericolo per l'incolumità dei partecipanti». La scelta del coordinamento del Roma Pride arriva infatti dopo le gravi contestazioni subite da Keshet Italia durante l'edizione 2025, che avevano reso necessario l'intervento e l'evacuazione delle persone aderenti da parte delle forze dell'ordine. Un episodio incredibile, che Il Tempo aveva raccontato nei dettagli lo scorso anno. Nella missiva viene sottolineato come la proposta di far sfilare l'associazione esclusivamente a piedi non garantisca standard di sicurezza adeguati. Ma, alla base della richiesta di un intervento squisitamente politico di Gualtieri, c'è un principio, chiaro e semplice: «La partecipazione di una realtà ebraica italiana all'interno del movimento per i diritti non può in alcun modo essere condizionata o negata in base a posizioni geopolitiche o all'operato di governi stranieri, del tutto estranei alla missione dell'associazione. Questa vicenda supera i confini della singola sigla o della specifica manifestazione: tocca da vicino i valori della convivenza civile, dell'inclusione e della tenuta democratica della nostra comunità». Davvero interminabile la lista dei firmatari. Tra questi citiamo Luciano Belli Paci (il figlio di Liliana Segre), Mara Carfagna, Alessandro Cecchi Paone, Paola Concia, Anna Maria Bernardini De Pace, Noemi Di Segni, Emanuele Fiano, Aurelio Mancuso, Luigi Marattin, Daniele Nahum, Riccardo Pacifici, David Parenzo e Francesca Pascale. «Abbiamo deciso di scrivere questa lettera perché siamo di fronte ad una scelta incomprensibile, che va contro la logica delle battaglie sui diritti civilici ha raccontato Paola Concia - In un solo giorno abbiamo raccolto firme autorevoli, per una lettera che viene davvero dalla società civile. Mi ha positivamente colpito questa voglia di dire basta, di ribellarsi ad un atto assurdo, in questo clima di antisemitismo. È una piccola luce di speranza».
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