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Primo flop in Galleria Sordi. Hamleys "fuori dai giochi"
Oggi 03-03-26, 09:00
All'ingresso del famoso negozio di giocattoli Hamleys, nella Galleria Alberto Sordi, è stato affisso un cartello con scritto «pausa inaspettata». Ma a quanto pare, invece, la chiusura sembra definitiva. Sebbene improvvisa e forse anche un po' inaspettata, in effetti, visto che arriva appena dopo due anni dal rinnovato restyling che ha coinvolto la Galleria, di proprietà del Fondo Megas, gestito da Prelios SGR, una delle principali società di gestione del risparmio in Italia che fa parte del Gruppo Prelios. Dopo Milano e Bergamo, quindi, tocca anche alla Capitale capitolare per il «re dei giocattoli inglesi» e viene da chiedersi se è un problema di brand, che evidentemente morde poco in Italia e molto più all'estero, o se della Galleria, che non è nuova a difficoltà inerenti gli esercizi interni. Ci sono, in effetti, alcuni locali rimasti sfitti, mentre ha fatto notizia la chiusura della libreria Feltrinelli, che era proprio al posto di Hamleys, così come di altri negozi, che magari speravano in un giro d'affari diverso. La chiusura di Hamleys, in realtà, pare sia dovuta a difficoltà economico-finanziarie legate a Giochi Preziosi, titolare della licenza in Italia. Ma non sono pochi quelli che puntano il dito contro il "caro affitti", sebbene canoni annui di 2,3 milioni di euro, in centro e in luoghi come via del Corso, piazza di Spagna, via Frattina, non siano poi così rari e in queste vie, conferma anche il presidente di "Piazza di Spagna", David Sermoneta, «i negozi che chiudono non restano sfitti più di 24 ore». E allora è davvero il caro affitti il problema della Galleria? Anche perché Uniqlo, altro brand di levatura mondiale, non paga molto meno e pure la libreria Mondadori affronta canoni mensili alti, così come il bar/pasticceria targato Iginio Massari, il ristorante Stendhal o l'Antica Focacceria San Francesco. E per questi, almeno al momento, non c'è aria di tirare i remi in barca. «Penso sia più una questione di spazi chiusi che i romani, così come i turisti che vengono a Roma, non amano», è l'idea di Sermoneta. Come a dire, bella la Galleria, l'attraverso per vedere come è, ma altro è pensare di viverla davvero con i suoi negozi o i suoi punti di somministrazione, passandoci del tempo, come si fa magari alla Rinascente di via del Tritone, che raccoglie però i più importanti brand di lusso e ha quindi un target ben definito. Dunque? «Perché non pensare di farci altro - continua Sermoneta - magari un bel centro congressi, che oltre a colmare un vuoto generale di sedi idonee in città, raccoglierebbe sì un turismo davvero alto spendente, che avvantaggerebbe l'intera zona e tutto l'indotto».
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