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Quando Epstein e Bannon corteggiavano "Giuseppi" Conte
Oggi 06-02-26, 20:00
C'è anche il nome dell'ex primo ministro Giuseppe Conte negli oltre tre milioni di file desecretati e pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell'ambito dell'inchiesta relativa al Caso Epstein. Nelle mail che Steve Bannon, stratega della Casa Bianca durante il primo mandato di Donald Trump, avrebbe inviato a Jeffrey Edward Epstein prima del secondo arresto, avvenuto nel 2019, si farebbe riferimento all'ipotesi di strutturare un eventuale network di destra in Europa già a pochi giorni dal primo incarico di Conte come premier italiano. I messaggi controversi Il primo scambio di messaggi, tramite posta elettronica, risale alle 12.23 del 10 giugno 2018. Nell'oggetto dell'email inviata da Bannon ad Epstein si legge: “Trump promette di ospitare il primo ministro italiano Giuseppe Conte alla Casa Bianca per onorarlo”. Il testo è breve e conciso: “Si comincia”. Otto minuti dopo, alle 12.35, Bannon invia un'altra email, avente lo stesso oggetto della prima, con il seguente testo: “Putin in Vienna. Your Guy setup and hosting", che tradotto vuol dire “Putin è a Vienna, il tuo tipo sta organizzando l'ospitalità”. La replica di Epstein arriva pochi secondi dopo: "ottimo lavoro". In quei giorni, il presidente russo si presentò al matrimonio della ministra degli Esteri austriaca Karin Kneissl, ballando con lei al ricevimento di nozze. La sua presenza sollevò molte polemiche per i rapporti che, all'epoca, Mosca intratteneva con i partiti di destra austriaci. Al punto che Kneissl si giustificò dicendo che la visita di Putin era a “titolo personale”. Il progetto di una "internazionale sovranista" In quelle settimane Bannon stava mettendo a punto il progetto di una “internazionale sovranista” che avrebbe dovuto avere la sede in Italia, nella Certosa di Trisulti a Collepardo, in provincia di Frosinone. Pertanto la nascita del governo giallo-verde costituiva un tassello fondamentale per la realizzazione dell'ambizioso programma. Non a caso, il primo agosto del 2018 alle 13.34 Richard Khan, il contabile di Jeffrey Epstein, invia ad Epstein una email avente come oggetto: “Trump esorta il procuratore generale Sessions a fermare immediatamente l'indagine di Mueller”. Nel testo c'è il relativo articolo in cui si legge in didascalia “Il presidente Donald Trump parla durante una conferenza congiunta con il primo ministro italiano Giuseppe Conte nella stanza est della Casa Bianca a Washington”, in riferimento alla prima visita ufficiale di Conte alla Casa Bianca e all'inchiesta su Mosca, conosciuta come Russiagate, condotta dal procuratore speciale Robert Mueller e chiusa a marzo del 2019. Anche l'ex premier norvegese nella "rete" di Jeffrey Intanto questa mattina le autorità norvegesi hanno avviato un'indagine sull'ex primo ministro Thorbjørn Jagland per sospetta corruzione, in seguito alle rivelazioni dei suoi legami con Jeffrey Epstein. Il Servizio norvegese di investigazione sui crimini economici ipotizza che Jagland possa aver ricevuto doni, viaggi o prestiti in relazione ai suoi incarichi. Dal dossier Usa sarebbe emerso che l'ex premier norvegese aveva manifestato l'intenzione di visitare l'isola di Epstein con la sua famiglia nel 2014, quando cioè era presidente del Comitato per il Nobel. Anche a Londra la polizia britannica avrebbe effettuato perquisizioni in due abitazioni di Peter Mandelson, nell'ambito dell'inchiesta per una presunta irregolarità nell'esercizio di una funzione pubblica a carico dell'ex ambasciatore negli Usa che, in questi giorni, è stato travolto dallo scandalo provocato dalla desecretazione e pubblicazione degli Epstein Files.
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