s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Reza Pahlavi, l'erede dello scià di Persia: "Trump, aiuta il mio popolo a liberarsi"
Oggi 18-02-26, 07:37
Reza Pahlavi in questo momento è il «dissidente» più noto al mondo. Il leader dell'insurrezione popolare in corso in Iran è il figlio maggiore di Mohammad Reza Pahlavi, l'ultimo Shah d'Iran, e dell'amatissima Farah Pahlavi. Il Principe avverte un chiaro senso di responsabilità nei confronti della sua patria. È un uomo mite, non parla mai male di nessuno e, quando qualcuno lo attacca, di solito lo fa criticando suo padre, non lui. Nel 1967, all'età di 7 anni, divenne erede al trono. Nel 1978, a 17 anni, lasciò l'Iran per addestrarsi come pilota di jet da combattimento negli Stati Uniti (Texas). Pochi mesi dopo scoppiò la Rivoluzione iraniana del 1979, che depose la monarchia e instaurò la Repubblica Islamica, impedendogli di rientrare in patria. Completò la formazione da pilota e conseguì una laurea in scienze politiche negli Usa nel 1985. L'anno successivo sposò la bellissima Yasmine, con cui ha avuto tre figlie. Dopo la morte del padre nel 1980, Reza è diventato il capo della dinastia in esilio e da oltre quattro decenni si batte per i diritti umani, la democrazia e un Iran libero e laico. Nel corso del colloquio privato con la delegazione italiana, Alessandro Bertoldi, nella doppia veste di direttore dell'Istituto Friedman e di opinionista de Il Tempo, ha potuto porre delle domande a Reza Pahlavi. Riportiamo qui in esclusiva il colloquio. Altezza, com'è la situazione attuale in Iran? «La situazione è drammatica, sono stati uccisi dal regime molti nostri compatrioti, le stime parlano di oltre 50.000 persone; questo suggerisce che il regime sia più debole che mai». È necessario l'intervento militare esterno? «Sì, serve un aiuto al nostro popolo per liberarsi, per questo ci appelliamo al presidente Trump affinché dia la spallata finale al regime attraverso un attacco mirato». Qui a Monaco oggi sono accorse centinaia di migliaia di persone, rispondendo al suo appello. Perché alcuni media parlano di opposizione al regime divisa? «Gli iraniani per le strade gridano il mio nome, lo scrivono sui muri e chiedono il mio ritorno in patria per guidare la transizione democratica. Io sono onorato di questa investitura popolare, ma non per questo credo che il 100% delle persone mi sostenga. In democrazia nessuno ha l'unanimità dei consensi, per questo io sono politicamente neutrale e voglio guidare il Paese a un referendum tra monarchia e repubblica, a elezioni democratiche in cui si possano confrontare partiti e visioni diverse, dando il primo impulso per una rinascita dell'Iran. Gli iraniani devono poter scegliere il loro destino e io voglio garantire questa libertà». L'Unione europea anche su impulso dell'Italia ha inserito i Guardiani della rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche. Cosa si può fare ancora per indebolire il regime? «Ringrazio l'Italia e l'Ue per questa decisione importante. Si può fare ancora molto per indebolire la Repubblica islamica, come l'espulsione dei diplomatici, inasprire le sanzioni e bloccare i loro fondi in giro per il mondo. È il momento di farlo». Quali gruppi in Europa sostengono Khamenei? «Il regime si serve anche dei fondamentalisti e dell'Islam politico, come la Fratellanza musulmana, per ottenere sostegno in Europa o indebolire il fronte anti-regime e l'unità del mondo libero dall'interno. Bisogna colpire anche loro, che rappresentano una vera minaccia alla sicurezza europea». Principe, come Istituto Friedman abbiamo apprezzato molto la visione economica rappresentata nel suo “Iran Prosperity Project”. «Sì, abbiamo un programma per liberare le energie del Paese sin dalla fase di transizione, che prevede il ritorno al libero mercato e il rilancio degli scambi commerciali con il resto del mondo, soprattutto con Paesi amici e partner strategici come l'Italia. Io mi farò garante di queste relazioni». L'aspettiamo presto a Roma? «Assolutamente, tornerò molto presto in Italia per coltivare le ottime relazioni personali e istituzionali che abbiamo con il vostro Paese, al quale sono molto legato, anche affettivamente».
CONTINUA A LEGGERE
2
0
0
Guarda anche
Il Tempo
10:47
