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Rinaudo: "Il Dna di Askatasuna è pura violenza. La sua missione è la guerra allo Stato"
Oggi 08-02-26, 07:52
Cos'è Askatasuna? Dopo lo sgombero, le manifestazioni e la violenza del 31 gennaio scorso, lo abbiamo chiesto ad Antonio Rinaudo, ex pm che ha lavorato a Torino dal 1977 al 2018. «Non è un palazzo, non è l'immobile occupato di Corso Regina Margherita. Askatasuna è un simbolo per gli antagonisti. È il simbolo della lotta contro lo Stato, contro l'ordinamento costituito. È il simbolo di tutto quello che si deve frapporre e che si frappone a qualsiasi manifestazione di legalità, a qualsiasi disposizione che sia in linea con l'ordinamento e con le normative. Askatasuna si opponeva agli sfratti, allo sgombero degli immobili occupati. Askatasuna ha cercato in tutti i modi di frapporsi alla costruzione della Tav. Askatasuna non ha perso occasione, per qualsiasi motivo, di manifestare quella che è la sua indole, quello che è il suo Dna: la pura violenza». Ad un certo punto, però, c'è stato il tentativo di "istituzionalizzare" Askatasuna attraverso un progetto del Comune di Torino. «Se si fosse fatta la valutazione obiettiva e scevra da ogni forma di demagogia e soprattutto di ideologia, sarebbe stato facile comprendere cos'è quell'immobile. Anzi: cosa c'era dentro quell'immobile. E non ci vengano a dire che in quell'immobile si facevano attività sociali. Le attività sociali erano il paravento, la giustificazione per consentire a costoro di restare all'interno. Quindi, non è tanto lo sgombero, di cui può anche importargli relativamente. È il simbolo. È questo il punto. La vendetta che loro hanno posto in essere è proprio la forma di reazione perché sono stati colpiti al cuore. E allora ecco che c'è questa reazione violenta, la chiamata alle armi di tutti». A proposito di chiamata alle armi: lei è stato il primo pm a ipotizzare il reato di terrorismo per Askatasuna? «La contestazione venne fatta in relazione a un attacco al cantiere Tav nel maggio 2013 da tutta una componente di esponenti del cosiddetto gruppo No Tav, che organizzarono e pianificarono un attacco in forma militare attraverso bombe molotov e altri strumenti, nella notte tra il 13 e il 14. Io ipotizzai il reato. Ovviamente, oltre agli articoli di legge che prevedevano il lancio di bombe, utilizzo di strumenti atti ad offendere, armi da guerra eccetera, anche la contestazione di associazione sovversiva con finalità terroristiche. Il tribunale prima li assolse.Erano quattro esponenti che noi arrestammo perché utilizzavano dei telefoni presi clandestinamente presso strutture illegali. In quel contesto, erano in corso delle intercettazioni telefoniche da parte dell'autorità giudiziaria di Bologna la quale, quando capì di cosa si stesse trattando, celi trasmise subito. E da lì emerse che c'erano questi soggetti che dialogavano proprio in relazione al compimento dell'azione che stavano ponendo in essere in Val di Susa». C'erano anche esponenti di Askatasuna nei No Tav? «Nei No Tav c'erano elementi di spicco di Askatasuna, lo stesso capo Rossetto. C'è un episodio ancora più emblematico. Ma restiamo al terrorismo. Vennero individuati e arrestati, di tutto questo coacervo di persone che pose in atto l'attacco, quattro persone. Io contestai questo reato. La Corte d'Assise d'Appello ridimensionò il tutto riconoscendo semplicemente i reati di devastazione. A seguito dell'assoluzione, feci ricorso in Cassazione che ritenne, con un'interpretazione giuridica che mi lasciò molto perplesso e continuo a esserlo oggi, che non c'erano gli elementi previsti dalla norma. È un tecnicismo, non entro nel merito. Comunque la norma che contestai a costoro era l'articolo 280 del codice penale e, secondo la Cassazione, non c'erano gli estremi giuridici per sostenere che questi soggetti avessero posto in essere un'azione sorretta da finalità di terrorismo. Forse qualcuno ha ritenuto che si trattasse di un salto troppo in avanti e ha cassato la mia impostazione. Bene. Posso dire che col senno di poi, adesso molti stanno rivalutando la mia impostazione, ma non solo per i fatti No Tav, anche per altri». Citava un episodio legato ai No Tav con la presenza del capo di Askatasuna... «Manifestazione in alta valle, nel luglio 2015: attacco al cantiere, forze di polizia schierate. Un carabiniere viene preso dai manifestanti, tenuto, spogliato dell'arma, della divisa. Quando si tratta di recuperare l'arma, inizia un dialogo fra le forze dell'ordine e alcuni manifestanti. L'interlocutore principale è Rossetto, il capo indiscusso di Askatasuna. Ed è lui che fa recuperare l'arma. Quando si tratta di andare a recuperare un pezzo importante arriva il capo della Legione ed è con lui che si tratta. È lui che la fa riavere, magnanimamente! Ma non solo. Quando il carabiniere è stato rilasciato, tra i manifestanti che lo liberano uno gridò: e ricordatevi che il prossimo non torna indietro».
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