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"Rischio guerriglia e istinto di ribellione”, giro di vite contro i violenti ProPal di Milano
Oggi 18-03-26, 16:24
Sono ventisette le persone complessivamente denunciate in relazione agli scontri del 22 settembre scorso a Milano, quando al termine di un corteo pro-Palestina scoppiarono violenti disordini nei pressi della stazione Centrale. L'identificazione dei responsabili è avvenuta attraverso l'analisi delle immagini acquisite dalla Polizia Scientifica, che ha consentito di attribuire a ciascuno dei manifestanti coinvolti reati definiti "di gravi reati di piazza": tra questi figurano resistenza a pubblico ufficiale aggravata "perché commessa in occasione di manifestazioni", interruzione di servizio pubblico, oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale, rapina e lancio e uso di oggetti atti a offendere. La Digos di Milano ha dato esecuzione a un'ordinanza nei confronti di alcuni dei partecipanti, disposta dalla pm Francesca Crupi. Per sei di loro il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Giulia D'Antoni, ha applicato misure cautelari non detentive, tra cui l'obbligo di firma, il divieto di dimora e limitazioni negli spostamenti nelle ore serali, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il rischio concreto di reiterazione dei reati, commessi con l'uso di armi. Per altri otto manifestanti, invece, per i quali la pm aveva ugualmente avanzato richiesta di misura cautelare, la giudice ha disposto interrogatori preventivi fissati per il 25 marzo prossimo: quattro di questi sono accusati di reati per i quali era stata chiesta la misura degli arresti domiciliari. Gran parte degli indagati risulta collegata al centro sociale Lambretta. Il corteo, che aveva radunato oltre diecimila persone in sostegno alla popolazione di Gaza, si era concluso con gravi tensioni: una sessantina di agenti delle forze dell'ordine erano rimasti feriti, mentre alcuni manifestanti erano stati fermati e condotti in questura nella stessa giornata. Nel provvedimento con cui ha disposto le misure cautelari, la giudice D'Antoni ha scritto che "le condotte assunte in occasione della manifestazione del 22 settembre 2025 costituiscono espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato e, in particolar modo, le forze dell'ordine, nonché di ravvisare nella tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza un limite alla libera manifestazione del pensiero". Per la giudice esiste il rischio concreto che gli indagati possano tornare a compiere azioni di guerriglia urbana, non riconducibili a "un occasionale episodio scatenante", bensì a "un radicato risentimento nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei confronti delle forze di Polizia". Gli scontri vengono definiti nel provvedimento come "sfogo di un istinto di ribellione nei confronti delle forze dell'ordine ed in generale all'ordine costituito", elemento che induce a ritenere che "scenari come quelli accaduti in occasione della manifestazione di Milano del 22 settembre possano nuovamente riproporsi".
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