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Roggero, le dem Braga e Boldrini processano le vittime per attaccare la maggioranza
Oggi 18-07-26, 15:54
Per anni si è parlato di "sinistra Ztl" o di "comunisti al caviale", formule giornalistiche diventate quasi luoghi comuni. Al di là degli slogan, resta però una questione politica: la percezione di una classe dirigente più incline a un approccio burocratico e formalistico che alla comprensione delle paure e delle difficoltà quotidiane di commercianti, lavoratori e famiglie. Il caso di Mario Roggero rappresenta, sotto questo profilo, uno degli esempi più controversi. Nelle reazioni seguite al dibattito sulla possibile grazia e sulla legittima difesa, alcune dichiarazioni di esponenti del Partito Democratico, tra cui Laura Boldrini e Chiara Braga, sono state interpretate da molti come la dimostrazione di una scarsa sensibilità nei confronti della vittima. Eppure, prima ancora delle successive vicende giudiziarie, rimangono i fatti di quella rapina. Roggero, la moglie e la figlia si trovarono di fronte a uomini armati che minacciavano di ucciderli. Solo successivamente si sarebbe scoperto che una delle armi era una replica. In quei momenti, però, nessuno poteva saperlo. La famiglia, già segnata da una precedente rapina avvenuta nel 2015, fu nuovamente sottoposta a un'esperienza traumatica: gioielli consegnati sotto minaccia, polsi legati, violenze fisiche e intimidazioni. «Ripetevano che ci avrebbero ammazzato», avrebbe raccontato la moglie del gioielliere. È da questa realtà che nasce una domanda destinata a dividere il dibattito pubblico: quanto spazio viene riconosciuto all'empatia nei confronti di chi subisce una rapina? Per una parte dell'opinione pubblica, le dichiarazioni di Boldrini e Braga hanno privilegiato il piano della polemica politica e del richiamo ai principi giuridici, lasciando in secondo piano la dimensione umana della vicenda. Boldrini ha parlato di «fumo sulla sicurezza», accusando il centrodestra di utilizzare il caso a fini propagandistici e richiamando il rispetto delle decisioni della magistratura. Braga, invece, ha evocato il rischio di una deriva da "Far West" e criticato quella che ha definito una narrazione ispirata alla propaganda trumpiana. Posizioni legittime sul piano politico, ma che, agli occhi di molti, non hanno intercettato il dramma vissuto dalla famiglia Roggero. Da qui nasce una critica più ampia rivolta a una parte della sinistra: quella di apparire rigorosa quando si tratta di richiamare il rispetto delle regole, ma meno capace di esprimere vicinanza nei confronti delle vittime di reati. Una percezione che alimenta l'idea di una politica distante dalla vita quotidiana e più attenta all'affermazione di principi astratti che alle conseguenze concrete delle vicende umane. È proprio questo il nodo politico che il caso Roggero continua a porre. Non tanto la contrapposizione tra garantismo e sicurezza, quanto la capacità delle istituzioni e della politica di tenere insieme il rispetto dello Stato di diritto e la comprensione del trauma di chi si trova improvvisamente a difendere la propria vita, la propria famiglia e il frutto del proprio lavoro. Quando uno di questi due elementi viene percepito come assente, il rischio è che una parte consistente dei cittadini si senta non soltanto inascoltata, ma anche giudicata.
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