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Schlein cala nei sondaggi, correnti in fibrillazione: trappolone di Bonaccini & Co.
Oggi 28-06-26, 12:02
Nelle settimane febbrili che precedono la vigilia, lo spogliatoio del Nazareno è un concentrato di sussurri e nervi tesi. Le porte si aprono e si richiudono, i conciliaboli si rincorrono nei corridoi, mentre ciascuno misura il peso della partita che sta per cominciare. La squadra è ancora dilaniata da dubbi sulla consistenza del suo commissario tecnico. Elly Schlein riuscirà a trascinare i suoi in campo, oppure serve una scelta diversa? A rilanciare l'ipotesi del «Papa nero», paradossalmente, è stato Giuseppe Conte che, all'ipotesi delle primarie, ha affiancato quella del «caminetto». «Come abbiamo fatto per le Regionali, scegliamo il candidato più competitivo», ha scolpito l'ex premier. È molto probabile che Conte pensi alla propria leadership, eppure la sola possibilità di evitare lo scontro nei gazebo nel Pd è stata colta con un sospiro di sollievo. In pratica, c'è un varco per sostituire la numero uno e trovare un federatore capace di mettere d'accordo tutti. È il ragionamento che, da qualche tempo, fanno l'eurodeputato Stefano Bonaccini e il governatore della Puglia Antonio Decaro nei loro conciliaboli di corrente, che immancabilmente sono finiti nei taccuini dei cronisti. I due ne avrebbero anche parlato direttamente in occasione di un recente incontro in Puglia. Due esponenti di altissimo livello entrati da qualche mese nella maggioranza e quindi, sulla carta, sostenitori della segretaria dem. La coppia spera in un soprassalto di generosità della Schlein, un po' come accadde quando Massimo D'Alema e Walter Veltroni fecero un passo indietro per incoronare Romano Prodi. L'ex presidente dell'Emilia-Romagna da settimane prova a differenziarsi: «Non è con l'antifascismo che sconfiggeremo Giorgia Meloni». Un controcanto continuo che inizia a irritare i fedelissimi: «Il nostro compito è offrire risposte concrete, non fare liste di proscrizione». L'esatto contrario di quello che sta succedendo a sinistra; insomma dove vuole arrivare il presidente dell'assemblea nazionale dem? Un altro dispensatore di «buoni» consigli è Dario Franceschini, che è tornato a proporre il nome di Silvia Salis come regista del centro. Per il senatore di Ferrara, la sindaca di Genova, dalla piattaforma della cosiddetta quarta gamba della coalizione, potrebbe fare il grande salto verso i vertici. Tanto che in Transatlantico si torna a mormorare: sarà lei a fare le scarpe a Elly Schlein? A rendere la situazione ancora più incandescente, ieri è arrivato il sondaggio di Pagnoncelli che conferma il Pd vicino al precipizio: 20,1%. Un punto solo da quel disastroso 19,1% raggiunto da Letta nel 2022. Inevitabilmente, la stessa confusione si ripercuote nella squadra del campo largo. I due appuntamenti stabiliti in trattoria per l'8 (Napoli) e il 15 (Padova) luglio per presentare le priorità programmatiche restano confinati in una certa vaghezza. «Non ho notizie di questi incontri e non ho ancora capito di che cosa si stia parlando», ha detto Graziano Delrio. Lei, l'allenatrice in carica (ieri al Pride di Milano), continua con la solita strategia: si finge morta per superare brillantemente il chiacchiericcio. L'ultimo problema sono stati i caffè presi con Mario Draghi, svelati da Il Foglio. Non esattamente il miglior viatico per il dialogo con Giuseppe Conte e i «gemelli» di Avs. Al solo sentire il nome di Super Mario, anche dentro il Pd, molti sopraccigli si sono alzati. «Che cosa c'entriamo noi, che il banchiere lo abbiamo contrastato in tutti i modi», si inalberano gli alleati.Un altro dispiacere per il Nazareno potrebbe arrivare proprio da Matteo Renzi: venerdì a Udine, all'incontro sulle primarie delle idee, ha partecipato anche l'eurodeputato dem Giorgio Gori. Segnale che l'ex sindaco di Bergamo potrebbe decidersi a lasciare il Pd e fare il testimonial della Casa Riformista. Sarebbe il quarto addio in poche settimane dopo quello di Gualmini, Madia, Picierno. La solitudine di Elly, la capitana che rischia di finire in tribuna.
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