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Seconda nave Sea Watch fermata in una settimana. L'ong rischia una multa salatissima
Oggi 07-04-26, 11:50
Sottoposta a fermo dalle autorità italiane il natante veloce della Sea Watch Aurora che, nei giorni scorsi, aveva salvato 44 migranti, bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata, e li aveva condotti a Lampedusa sabato scorso. La ong tedesca ora rischia una multa fino a 10 mila euro. La motivazione addotta è che il team non avrebbe informato le milizie libiche dei piani di salvataggio. "Ma noi chiediamo - è la replica - perché mai avremmo dovuto informare delle milizie che abusano, torturano e rapiscono persone in cerca di rifugio? L'Italia trattiene la nostra nave di soccorso Aurora nonostante 71 persone risultino disperse dal terribile naufragio di Pasqua nel Mediterraneo". Alarm Phone aveva allertato le autorità europee in merito alle persone bloccate già dall'1 aprile, "eppure non è arrivato alcun aiuto per soccorrere i sopravvissuti". Venerdì, l'unità veloce Aurora era così salpata verso la piattaforma petrolifera e ha portato tutti a Lampedusa sabato mattina. Oltre al trattenimento dell'imbarcazione di soccorso, l'organizzazione umanitaria tedesca rischia una multa tra i 2 mila e i 10 mila euro. La durata esatta del fermo e l'importo della multa saranno comunicati nei prossimi giorni. Secondo quanto ricostruito, dopo che Alarm Phone aveva allertato le autorità europee sulla presenza di persone in difficoltà già l'1 aprile, l'equipaggio della nave di soccorso Aurora era salpato verso la piattaforma petrolifera il 3 aprile, aveva tratto in salvo tutti i 44 migranti e li aveva portati a Lampedusa la mattina del 4 aprile. Le autorità italiane hanno ora fermato la nave in base al cosiddetto Decreto Piantedosi, affermando che l'organizzazione non aveva informato le autorità libiche delle sue operazioni. Poco più di una settimana fa, le autorità italiane hanno fermato anche la seconda nave di soccorso di Sea Watch, la Sea Watch 5. Commenta Giulia Messmer, portavoce della ong tedesca: "Mentre centinaia di persone stanno annegando nel Mediterraneo, l'Italia blocca le navi che potrebbero salvarle. 44 persone sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è venuto in loro aiuto. Chiunque criminalizzi il salvataggio sceglie consapevolmente la morte al posto della vita umana". E ancora: "Negli ultimi 10 anni, nel Mediterraneo sono stati documentati oltre 70 episodi di estrema violenza perpetrati da soggetti libici, tra cui sparatorie contro navi di soccorso e persone in fuga, la maggior parte dei quali attribuiti alla cosiddetta Guardia costiera libica. Solo nel 2025, sono stati registrati oltre 20 di questi episodi". Il 5 novembre scorso, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno formato l'alleanza Justice Fleet e interrotto le comunicazioni operative con le autorità libiche. Il nuovo fermo è scattato dopo un tragico fine settimana, segnato dalla tragedia di Pasqua con 71 persone disperse a causa del naufragio nel Mediterraneo centrale. Nei giorni precedenti, almeno 104 persone avevano perso la vita nel tentativo di attraversare il mare. Il primo aprile, la Guardia Costiera italiana ha recuperato 19 corpi.
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