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SESSO & TOGHE. La supercasta si assolve: il magistrato può scrivere post sessisti
Oggi 03-01-26, 07:41
La trasparenza, quella parola magica che consente ai cittadini di controllare l'operato della classe dirigente, se è un dogma indiscusso all'interno di qualsiasi pubblica amministrazione non lo è per chi dovrebbe rappresentare la giustizia stessa. A ricordarlo, attraverso un esempio che vale più di mille parole, è il deputato di Forza Italia Enrico Costa. Quest'ultimo, mediante X, riprende una massima del procuratore generale di Cassazione, uno dei titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei giudici, in cui viene archiviata una segnalazione disciplinare nei confronti di un togato, accusato di aver pubblicato dei commenti a sfondo sessuale e di contenuto sessista sul proprio account social. Il problema non è tanto il singolo caso, ma piuttosto il perché di tale decisione, considerando che, nella particolare situazione, viene vietato a chiunque di accedere agli atti, anche allo stesso segnalante, ovvero a chi ha fatto l'esposto. Esiste una regola generale, ma certamente non è applicabile a ciascun caso. Ciò, quindi, finisce col dimostrare che chi ha il compito di decidere può scegliere di sollevare dalle accuse il collega, senza dar conto a nessuno o meglio senza dare troppe spiegazioni. Un qualcosa, dunque, che, in questi mesi di ampio dibattito sulla riforma della giustizia, avvia più di una semplice valutazione rispetto a un potere che, talvolta, finisce «per andare oltre», come direbbe qualche malpensante. Considerando un difetto di norma, la maggior parte delle segnalazioni che arriva alla procura generale di Cassazione, pur rappresentando illeciti disciplinari, in quanto segnalati da un avvocato, finisce col restare nel cassetto. Tenendo conto che il 95% di queste sono archiviate, possiamo capire come, per questa specifica ragione, una categoria deve commetterla davvero “grossa”. Altrimenti si risolve tutto in sordina. L'unico a poter visionare le carte, a parte il procuratore, è il ministro della Giustizia che però certamente non ha il tempo e la capacità di leggere e verificare ogni singolo procedimento. Ecco perché quella trasparenza, che dovrebbe essere scontata, in questo particolare caso, non lo è più di tanto, considerando che, non essendo pubblici gli atti, nessuno può farsi un giudizio rispetto alle motivazioni che hanno portato a una determinata scelta. Altro esempio calzante, in tal caso, è la vicenda Palamara. Molti magistrati, che avevano intrattenuto rapporti con l'ex presidente dell'Anm, sono stati archiviati direttamente dal procuratore generale. Il tutto in base a una regola che doveva valere per chiunque. Non si tiene conto, invece, che i singoli possano essersi comportati in maniera differente. Motivo per cui coloro che sostengono che i magistrati con il cambiamento voluto da Nordio possano essere penalizzati più di altre categorie certamente dovrebbero almeno meditare su quanto sostengono. Nessuno intende svilire un'istituzione basilare che, per fortuna, “esiste”, ma allo stesso tempo sarebbe anche utile, prima di entrare nel merito, pensare che una determinata categoria ha degli indiscussi vantaggi. Pur non parlando di casi eclatanti, considerando che sui procedimenti importanti a esprimersi è il Csm, possiamo di certo affermare che qualcuno, allo stato, può beneficiare di un meccanismo che dovrebbe essere almeno rivisto.
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Il Tempo
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