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"Sullo stesso lucente solco", così la moschea di Roma e la rete sciita celebrano i due Khamenei
Oggi 14-03-26, 07:31
Una gigantografia del defunto ayatoallah Ali Khamenei, ucciso il primo giorno degli attacchi americani e israeliani all'Iran. Più piccola la foto di Khomeyni, la prima Guida suprema che nel 1979 cacciò lo scià e instaurò la Repubblica islamica. Accanto, c'è l'imam sul suo grande pulpito in legno nella moschea sciita di Roma, al Tuscolano. È questa l'immagine che il centro islamico Imam Mahdi rilancia sui suoi profili social. La foto è stata scattata il 7 marzo scorso, in occasione delle celebrazioni in onore del «martire» - come lo definiscono loro stessi- Khamenei. La moschea sciita di via Spello è conosciuta tra i residenti del quartiere come la «piccola Teheran» di Roma. Qui l'adesione al regime è totale. Due sono le figure di riferimento. Il segretario della moschea è un italiano convertito: Marco Hosseyn Morelli. L'imam, nonché presidente dell'associazione a cui fa capo il centro islamico, è Shaykh Damiano Abbas Di Palma, anch'egli convertitosi all'Islam. È il primo italiano ad essersi specializzato nelle scienze tradizionali islamiche di orientamento sciita. Ha studiato a Londra, a Damasco e anche a Qom, in Iran, dove ha soggiornato tre anni. Nel 2022 disse: «La società occidentale vive una profonda crisi spirituale, l'Islam può colmare questo vuoto». Già nell'ottobre di due anni fa questa moschea finì alla ribalta della cronaca per la preghiera e la veglia in onore di Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, ucciso da Israele a Beirut durante un raid. Ora che il regime ha ratificato l'investitura a Guida Suprema di Mojtaba Khamenei, figlio dell'ayatollah defunto il 28 febbraio scorso, è il momento di prendere posizione in suo sostegno. Gli sciiti di Roma sono fiduciosi nella sua guarigione (il ministro della Difesa americano Pete Hegseth ha confermato il suo ferimento). Auspicano per lui un futuro degno di quello del padre. La moschea romana rilancia un comunicato delle comunità islamiche sciite italiane con cui celebrano «il «martirio dell'imam Khamenei» e si schierano a fianco della «nuova Guida della Rivoluzione». La rete sciita in Italia è composta da quattordici centri islamici: Associazione culturale Assirat, Associazione culturale Il Salvatore Atteso, Associazione Donne Musulmane in Italia – Fatima, Associazione islamica Imam Mahdi, Baab Ul Illm Brescia, Centro culturale imam Alì di Milano, Centro culturale islamico Tohid-Torino, Confederazione islamica sciita d'Italia, Gioventù di Ghadir, Imamiyah Welfare Organization Brescia, Imamiyyah Welfare Organisation Milano, Istituto di studi islamici al-Mustafa, Madina Tul Ilm Education Center Carpi e Unione delle Associazioni degli Studenti Islamici in Europa – Roma. Per prima cosa condannano «il vile e criminale assassinio, per mano di Stati Uniti e Israele, dell'eminente autorità religiosa e Guida della Rivoluzione Islamica, il Grande Ayatullah Seyyed Alì Khamenei», che «ha inferto una profonda ferita di dolore e sgomento non solo nel popolo iraniano e in ogni autentico musulmano, ma anche in tutti quegli uomini nobili e liberi che seppero scorgere in lui un faro di rettitudine spirituale, politica e morale». E aggiungono: «Il Grande Ayatollah Khamenei, così come per tutte quelle anime che, sino all'ultimo respiro, han tenuto fede al loro patto con Dio, il martirio altro non è che santo coronamento e sublime ricompensa di una vita che – alla celeste ombra del Sacro Corano e dell'Islam – è stata totalmente consacrata all'Altissimo e al servizio del popolo iraniano, della Ummah Islamica e di tutti gli oppressi dell'intero mondo». Infine il sostegno incondizionato a Mojtaba: «Mentre ci congratuliamo con l'Assemblea degli Esperti per la saggia nomina dell'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei a nuova Guida della Rivoluzione, preghiamo Iddio Onnipotente affinché lo mantenga su quel medesimo lucente solco, tracciato dai suoi predecessori con lacrime, gioia e sangue, e a che giammai la sua forte mano abbia a stancarsi di tenere issato lo stendardo della Fede, della Verità e della Giustizia nel mondo».
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