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Tensioni in Medio Oriente, un nuovo scenario macroeconomico
Oggi 13-03-26, 15:34
Una crisi prolungata e un nuovo shock energetico potrebbero portare la congiuntura economica italiana alla stagnazione nel triennio 2026-28. Il Termometro Italia di MBS Consulting rileva un'impennata delle preoccupazioni delle famiglie mentre Cerved Rating Agency stima un aumento della probabilità di default delle imprese del 22% in caso di shock energetico simile al 2022 L'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran genera gravi tensioni nell'area mediorientale e delinea un nuovo scenario macroeconomico internazionale, con immediati riflessi sull'economia italiana. Cerved, attraverso l'analisi dei dati e utilizzando i suoi modelli econometrici, ha rilevato che la stagnazione dell'economia e la contrazione dei ricavi delle imprese potrebbero concretizzarsi già nell'anno in corso. Cerved Rating Agency ha stimato un aumento della probabilità di default delle imprese del 22% nel caso in cui lo shock energetico fosse simile a quello verificatosi nel 2022. MBS consulting ha effettuato una rilevazione straordinaria del Termometro Famiglie mostrando un'impennata della preoccupazione delle famiglie in merito al contesto socioeconomico. Lo scenario macroeconomico di Cerved La nuova analisi Cerved incorpora gli effetti del recente attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran e dell'estensione del conflitto mediorientale su scala regionale: aumento del prezzo di petrolio e gas naturale: con conseguente incremento delle tensioni inflazionistiche sia nell'area euro che in Italia, entrambe fortemente dipendenti dalle forniture estere di gas e oil. potenziale disruption della supply chain: alcune filiere potrebbero subire rallentamenti o fermarsi del tutto a causa del mancato transito delle forniture nello stretto di Hormuz. chiusura del ciclo espansivo della Banca Centrale Europea: a fronte del rischio di un aumento dei prezzi la BCE potrebbe aumentare i tassi già nel corso del 2026. Tutte queste dinamiche renderebbero più fragile la congiuntura economica italiana rendendola di fatto ferma nel triennio previsivo 2026-2028. Le cause sono da ricercare da un lato nell'indebolimento dei consumi privati, penalizzati dai nuovi rincari delle bollette energetiche e dei carburanti, dall'altro dalla stabilizzazione degli investimenti pubblici, che negli ultimi anni avevano contribuito in maniera significativa alla crescita grazie ai bonus edilizi e al PNRR. Le tensioni internazionali e la chiusura delle rotte mediorientali avrebbero un impatto anche sul commercio internazionale, già colpito dai dazi statunitensi, e porterebbero al calo sia dell'import che dell'export italiano. Le imprese potrebbero quindi subire una contrazione dei fatturati reali. Nello scenario attuale, i ricavi reali si porterebbero in area negativa, con una flessione del -0,2% nel 2026 e del -0,9% nel 2027. Il risultato complessivo nel biennio 2026-2027 risulterebbe in calo del -1,2% rispetto al 2025. Stretto di Hormuz: gli impatti della crisi sui settori La crisi geopolitica nell'area del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno generando impatti immediati e trasversali sull'economia italiana, con ripercussioni differenziate tra settori produttivi, filiere industriali e comparti dei servizi. Aumento dei costi degli input energetici: rincari di gas naturale, petrolio, combustibili industriali e energia elettrica stanno colpendo in modo particolarmente severo i settori più esposti dal punto di vista degli input energetici e chimici: settori dipendenti dal gas: ceramica, piastrelle, carta, vetro, cemento e materiali da costruzione, laterizi, fonderie; settori petrolio‑dipendenti: raffinazione, chimica, plastica e gomma; power generation e filiera energetica; trasporti aerei, marittimi, autotrasporto; agricoltura, soprattutto per l'aumento del costo dei fertilizzanti e dei carburanti agricoli. 2. Gravi problemi logistici e interruzioni della supply chain. Il blocco dello Stretto di Hormuz e la deviazione del traffico marittimo internazionale determinano ritardi, costi aggiuntivi e difficoltà di approvvigionamento per filiere critiche: trasporti marittimi e aerei, con ripercussioni sulla logistica nazionale e internazionale; fertilizzanti e mangimi, con effetti sull'agroalimentare; microchip e componentistica elettronica, fondamentali per automotive e meccanica; prodotti del sistema moda (tessuti, filati, accessori, packaging), fortemente dipendenti da catene del valore asiatiche. 3. Impatto immediato sul fatturato dei servizi legati alla mobilità e al turismo. La combinazione tra costi più elevati, instabilità delle rotte e incertezza della domanda globale genera una contrazione significativa dei ricavi nei servizi turistici: trasporti aerei passeggeri, aeroporti, agenzie viaggio e tour operator; alberghi, strutture ricettive, ristorazione, shopping tourism, crociere e viaggi organizzati La crisi nello Stretto di Hormuz si configura come uno shock energetico, logistico e di domanda che interessa simultaneamente industria, servizi e filiere. Le imprese italiane si trovano ad affrontare un quadro caratterizzato da aumento dei costi, interruzioni nelle forniture, pressioni sui ricavi e rallentamento dei consumi. Cerved Rating Agency, approfondimento sul rischio di credito A seguito dello shock energetico derivante dal conflitto ucraino, la probabilità di default (PD) media delle imprese con rating emesso da Cerved Rating Agency aumentò in modo significativo e raggiunse il livello massimo da un decennio. L'aumento dei prezzi dell'energia aggravò, infatti, una situazione già complessa per le imprese, provate dai mesi difficili trascorsi durante la pandemia di Covid (vedasi Grafico 1). Partendo da un livello di probabilità di default medio attuale, uno shock energetico simile a quello del 2022 con conseguente inasprimento della politica monetaria potrebbe tradursi in un aumento della PD di circa il 22%, sfiorando i livelli del 2023, con un impatto significativo soprattutto per i settori energy-intensive. Tuttavia, va puntualizzato che rispetto al 2022: Contesto macro è diverso: allora lo shock si abbatteva su un'economia con una domanda molto forte e politiche espansive che amplificarono l'inflazione; oggi la crescita globale è più moderata, la domanda più debole e fase dell'economia late cycle Imprese più solide: livelli di patrimonializzazione più elevati e leva finanziaria più contenuta hanno rafforzato la capacità del sistema produttivo di assorbire shock Maggiore resilienza energetica: molti settori energy-intensive hanno sviluppato strumenti e strategie per gestire meglio la volatilità dei prezzi dell'energia Quadro di policy più favorevole: politica monetaria più accomodante e trasmissione del credito più vivace; per le banche centrali resta però cruciale la persistenza degli shock e il rischio di effetti di secondo livello su salari e aspettative di inflazione. Le imprese energivore sono maggiormente esposte al rialzo dei prezzi energetici. L'evidenza empirica mostra come lo shock energetico del 2022 abbia amplificato il rischio di credito percepito per queste società, dando origine a un marcato fenomeno di decoupling rispetto al resto delle imprese rated, dinamica che si è mantenuta anche negli anni successivi. Al contempo, le imprese energivore continuano nel complesso a presentare livelli di probabilità di default inferiori alla media del campione, verosimilmente grazie a una maggiore dimensione operativa, a un accesso più strutturato alle fonti di finanziamento e a una più diffusa adozione di strategie di copertura del rischio energetico. Nonostante questo trend, la situazione attuale evidenzia un miglior profilo creditizio per le imprese energivore rispetto al resto delle imprese italiane con rating. La quota di rating Sub-Investment grade o Speculative è del 31% per le imprese energivore rispetto al 45% del totale. L'attuale crisi rappresenta un rilevante fattore di rischio geopolitico ed economico ma lo scenario che riteniamo più probabile non appare tale da generare effetti di natura sistemica sul rischio di credito delle imprese italiane. I mercati energetici, pur restando sensibili a possibili interruzioni dei flussi commerciali e all'evoluzione delle percezioni di rischio, beneficiano oggi di una struttura dell'offerta più ampia e diversificata rispetto a quella osservata quattro anni fa. I principali rischi per le catene del valore e per la stabilità macroeconomica appaiono pertanto prevalentemente indiretti, riconducibili soprattutto ai possibili effetti di trasmissione dell'inflazione energetica e alla capacità dei sistemi economici e finanziari di assorbire shock di breve periodo. In questo contesto, i rischi al ribasso per il quadro macro-finanziario restano elevati. Un eventuale prolungamento del conflitto, accompagnato dal mantenimento di prezzi energetici su livelli elevati per un periodo più esteso, potrebbe determinare condizioni di maggiore fragilità per famiglie e imprese. Ciò si tradurrebbe in un deterioramento della fiducia, in una riduzione della propensione agli investimenti e in una moderazione della dinamica dei consumi. Per approfondire lo studio di Cerved Rating Agency clicca qui: https://ratingagency.cerved.com/il-rischio-di-credito-delle-imprese-italiane-alla-luce-del-conflitto-in-iran/ MBS Consulting, un nuovo Termometro Famiglie La rilevazione straordinaria del Termometro Famiglie di MBS Consulting (società del gruppo Cerved specializzata nella consulenza) è stata condotta a pochi giorni dallo scoppio del nuovo conflitto in Medio Oriente ed evidenzia un aumento immediato e significativo delle preoccupazioni delle famiglie italiane. Un clima che interrompe i deboli segnali di stabilizzazione osservati nella rilevazione di febbraio 2026. I risultati presentati in questo report derivano dalla 44esima rilevazione del Termometro Famiglie, per il quale sono state intervistate 534 FAMIGLIE tra il 2 e il 4 marzo 2026. A febbraio 2026, infatti, il 69,5% delle famiglie si dichiarava impattata negativamente dalla lunga fase di instabilità e incertezza avviata con il Covid nel 2020: un dato già rilevante, ma comunque migliore rispetto a un anno prima (75%). La crisi in Medio Oriente riporta ora l'incertezza al centro della scena, accentuando la percezione di vulnerabilità. Le preoccupazioni crescono in modo marcato e il nuovo conflitto emerge immediatamente come uno dei principali fattori di inquietudine. Le famiglie temono sia un peggioramento della situazione internazionale, sia ripercussioni economiche dirette su prezzi, mercati e stabilità energetica. Rispetto ai dati di febbraio 2026, si registra un aumento significativo della quota di famiglie che si dichiarano seriamente preoccupate per alcuni temi chiave: prezzi di gas ed energia: +16,3 p.p (51.4% vs 35.1%) tensioni geopolitiche commerciali: +7,7 p.p. (45.8% vs 38.1%) costo della vita: +9,6 p.p. (38.8% vs 29.2%) Questi incrementi non indicano un cambiamento congiunturale, ma un ritorno di paure profonde che riaffiorano ogni volta che il quadro geopolitico si deteriora. La crescita delle preoccupazioni si riflette nelle aspettative dei prossimi mesi: il 77,7% delle famiglie continua a prevedere un periodo difficile, con un aumento di oltre 5 p.p. rispetto alla rilevazione di febbraio ‘26. L'impressione diffusa è quella di un'Italia che vive ogni nuovo evento internazionale come un aggravamento di un quadro già fragile. L'instabilità geopolitica si conferma così un fattore capace di influenzare immediatamente il vissuto economico e psicologico delle famiglie, anche visti gli impatti già sperimentati nel recente passato.
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