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Tre clandestini su dieci «liberati» dall'Albania tornano a delinquere
Oggi 18-03-26, 09:22
Fuori dai Cpr tornano a delinquere. Quasi il 30% degli stranieri trattenuti in Albania e poi rimessi in libertà per mancata convalida da parte dei giudici, rientrano in Italia e finiscono di nuovo nel circuito penale. Arresti, segnalazioni, reati contro la persona e spaccio: la sequenza è sempre la stessa. Entrano, escono, tornano e delinquono. Nell'ultimo aggiornamento sui transiti dal Cpr di Gjader, dal 15 aprile 2025 al 9 marzo 2026, dei 248 rientrati in Italia per mancata convalida del trattenimento da parte dell'autorità giudiziaria competente, 22 sono stati arrestati, 46 segnalati all'autorità giudiziaria e solo 9 allontanati dal territorio nazionale. I numeri raccontano una dinamica precisa: i trattenimenti non vengono convalidati e quei soggetti tornano in Italia. Non restano nei centri, non vengono espulsi: rientrano, restano e sono liberi anche di delinquere. Il dato non è isolato. Nella rilevazione precedente, quella relativa al periodo dal 15 aprile 2025 al 31 dicembre 2025, il trend rimane invariato: 174 rientrati, con 21 arresti e 31 segnalazioni. In quel caso, il 30% dei soggetti rientrati aveva commesso reati. Una quota rilevante, presente anche nell'ultimo aggiornamento dove compaiono decine di soggetti già intercettati dal sistema penale. I reati contestati non sono marginali. Si va da quelli contro il patrimonio a quelli contro la persona, dalla resistenza e violenza a pubblico ufficiale al traffico di sostanze stupefacenti, fino ad atti osceni in prossimità di minori. Non si tratta quindi di irregolarità amministrative, ma di condotte che hanno già richiesto l'intervento delle forze dell'ordine e della magistratura. Le motivazioni alla base delle mancate convalide si concentrano soprattutto sulla valutazione dei Paesi di origine come non sufficientemente sicuri ai fini del rimpatrio, nonostante il quadro europeo tenda a ridefinire e ampliare l'elenco dei Paesi considerati tali, e sulla necessità di consentire al richiedente asilo di attendere l'esito della propria domanda nel territorio in cui è stata presentata. Si tratta di presupposti giuridici che incidono direttamente sulla possibilità di trattenimento ma che, nei fatti, producono un effetto immediato: l'uscita dai centri e il rientro sul nostro territorio. Anche nel caso dei Cpr italiani le dinamiche sono simili. Molti degli stranieri con profili di pericolosità sociale usciti dai centri per mancata convalida torna a delinquere nel giro di pochi mesi. Tra il 1° e il 31 gennaio 2025, l'80% dei 60 soggetti dimessi dai Cpr attualmente presenti in Italia, negli undici mesi successivi è stato denunciata o arrestato per reati contro la persona e contro il patrimonio. Aggressioni, furti, spaccio e violenze a pubblico ufficiale hanno scandito il ritorno sul territorio di soggetti già fermati. E la cronaca restituisce casi come quello di un cittadino marocchino, uscito dal Cpr, che ruba un'auto, assalta una farmacia e fugge forzando posti di blocco. Viene arrestato a Trento dopo aver aggredito un capotreno. Tornerà a colpire nei mesi successivi. Un cubano, già noto per spaccio, occupa un appartamento a Roma e perseguita i condomini: fermato dopo un furto d'auto. Nel Padovano, un tunisino minaccia armato addetti alla sicurezza mentre spaccia e viene poi segnalato anche per colpi d'arma da fuoco. Nel 2023, su 28.347 espulsioni disposte, i rimpatri dai Cpr sono stati 2.987, poco più del 10%. Anche considerando altri canali, si arriva a 4.267 allontanamenti: oltre 25 mila soggetti sono rimasti sul territorio. Tra il 2014 e il 2023 circa 50 mila stranieri sono passati dai Cpr senza essere effettivamente rimpatriati.
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