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Trionfo giallo a Parigi: Pogacar eguaglia il record delle leggende Merckx e Indurain
Oggi 26-07-26, 21:23
Consacrazione di un fuoriclasse con le stigmate da leggenda. Il Tour de France 2026 che si è congedato come da tradizione sotto l'Arco di Trionfo ha avuto sempre un solo uomo al comando. Mai come in questa edizione non c'è stata storia se non quella unica e fenomenale di Tadej Pogacar capace di imporre la propria legge con una superiorità tecnica e atletica che non ha lasciato spazio agli avversari. Quinta Grande Boucle in carriera, la terza consecutiva dopo quella del 2024 e 2025 che va ad aggiungersi ai trionfi del 2020 e 2021, numeri che non sono sufficienti a testimoniare in pieno la grandezza dello sloveno che ancora una volta sulle strade francesi ha mostrato il meglio del suo repertorio. Attacca quando vuole, decide il ritmo della corsa, domina in salita, controlla con una squadra fortissima, fa anche il gregario per onor di team (come ha fatto sabato all'Alpe d'Huez per blindare il terzo posto in classifica generale del compagno di squadra della Uae, Isaac Del Toro, dietro il belga Remco Evenepoel). Soprattutto trasmette quella sensazione magnetica che è solo dei giganti. Con lui il risultato finale appare già scritto lasciando agli altri solo briciole e questo Tour ancora una volta senza nessun azzurro, lo ha confermato. Nelle 21 tappe dell'edizione 2026 solo quattro volte non si è vestito di giallo, tenendosi stretto la maglia di leader dalla sesta frazione fino al traguardo conquistando cinque tappe, come quella mitica dell'Alpe d'Huez di venerdì nel corso della quale ha cancellato davanti a 600 mila tifosi il record di scalata di Marco Pantani che risaliva al 1995 realizzando 34 sorpassi. Il campione del mondo che continua a confezionare capolavori in serie, in questo Tour adatto solo a fenomeni invita a scomodare i paragoni con leggende senza tempo di ogni sport. Ormai è un personaggio globale e lo testimoniano le decine di giovani tifosi che alla partenza di ogni tappa gli vanno incontro consegnandogli un loro disegno. Non è dunque più solo la caccia all'autografo ma qualcosa che va molto più in profondità e che fa riferimento alle qualità di questo ragazzo di 28 anni che incarna l'essenza del ciclismo romantico e d'attacco, unita a una personalità spontanea e accessibile. "È iconico, ha l'aura, il magnetismo e il carisma di Roger Federer" si è lasciato scappare giorni fa il suo team principal Mauro Gianetti. Aver cannibalizzato fin da subito la corsa, mettendo in condizione Jonas Vingegaard - unico in grado di poter battere Pogacar e dominatore del Giro d'Italia - di inseguire fino a consumarsi di fatica (per poi dare forfait per una caduta alla 15/ma tappa), ha inevitabilmente diviso il pubblico degli appassionati. Da una parte ci sono coloro che si sentono privilegiati nell'assistere alle imprese di uno dei più grandi corridori della storia, dall'altra cresce il numero di coloro che iniziano a percepire le grandi corse a tappe come sempre meno incerte, nella quale gli altri campioni sembrano costretti a contendersi soltanto la seconda piazza. Ma questo sembra essere proprio il destino dei cannibali, ammirati da milioni di persone ma capaci anche di provocare una pericolosa assuefazione. Proprio per la sistematicità con cui vincono sempre. La storia del ciclismo, e dello sport in generale è piena. Non è dunque un caso che Pogacar con questo quinto Tour raggiunga nomi come Eddy Merckx (dal 1969 al 1974 "fallendo" solo l'edizione del 1973) o Miguel Indurain (unico a realizzarne tutte di fila, dal 1991 al 1995), nel club dei cinque trionfi in giallo cui fanno parte anche icone come Jacques Anquetil e Bernard Hinault. Pogacar ad ogni edizione francese aggiorna record: ha portato a 26 le vittorie di tappa (-2 da Hinault ma il sogno è di superare Merckx a 34 successi e Mark Cavendish a 35), è arrivato a vestire 70 volte la maglia gialla, terzo nella storia (Hinault è a 79 mentre Merckx è a 111), ha dominato questo Tour con un vantaggio sul secondo classificato che supera ampiamente i 6' (come fece nel 2024). Ormai quel "Piccolo Principe" di una manciata di anni fa, come veniva soprannominato, è diventato Re Sole e si è trasformato da atleta fortissimo ad avversario imbattibile. In questa stagione da sogno ha perso solo la volata della Parigi Roubaix da Wout Van Aert. Il 2026 era iniziato con il record alle Strade Bianche, la prima Milano-Sanremo, il terzo Fiandre e la quarta Liegi. La chiave di tutto questo risiede non solo nella motivazione personale ma in quel mix perfetto di eccezionali doti fisiologiche, resilienza mentale straordinaria e un approccio tattico basato sull'imprevedibilità. Mentre il ciclismo moderno è dominato da calcoli e freddi dati di potenza, lui unisce una scienza atletica all'avanguardia ad un istinto da fuoriclasse. Per questo rientra di diritto in quella cerchia di atleti che vanno oltre lo sport.
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