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Trump ai Paesi arabi: "Firmate gli Accordi di Abramo e sarà pace in Iran"
Oggi 25-05-26, 21:40
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto che l'Arabia Saudita e il Qatar firmino gli Accordi di Abramo come parte dell'accordo di pace con l'Iran. In un nuovo post su Truth Social, il Capo della Casa Bianca ha affermato che i colloqui con l'Iran stanno "procedendo bene ", ma ha ribadito il suo precedente avvertimento secondo cui o si arriverà a un "ottimo accordo per tutti" oppure non ci sarà alcun accordo , paventando la possibilità di una ripresa degli attacchi contro l'Iran qualora i colloqui di pace fallissero. Ha poi aggiunto che per alcuni paesi della regione - Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, Turchia e Pakistan - l'adesione agli Accordi di Abramo dovrebbe essere "obbligatoria" nell'ambito degli sforzi per arrivare ad un'intesa che ponga termine alla guerra in Iran. Tutti questi paesi hanno contribuito, in misura diversa, a facilitare gli sforzi di mediazione tra Washington e Teheran nell'attuale conflitto, con il Pakistan in prima linea. Trump, che ha affermato di aver parlato con le potenze regionali mediatrici, ha poi scritto: "Può darsi che uno o due abbiano una ragione per non farlo, e ciò sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta, disposta e in grado di rendere questo accordo con l'Iran un evento di portata ben maggiore rispetto a quanto sarebbe altrimenti". Gli Accordi di Abramo si sono dimostrati, per i Paesi coinvolti (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan e Kazakistan), un vero e proprio boom finanziario, con gli attuali membri che non hanno mai nemmeno ipotizzato di abbandonarli o di prendersi una pausa. Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein hanno firmato gli accordi di Abramo durante il primo mandato di Trump nel 2020, rompendo un tabù di lunga data e diventando i primi stati arabi a riconoscere Israele in un quarto di secolo. Marocco e Sudan seguirono l'esempio, sebbene in Sudan gli accordi non siano stati ratificati a causa dell'instabilità interna provocata da conflitti e disordini politici. Il Kazakistan ha annunciato l'anno scorso l'adesione agli accordi, pur avendo già stabilito relazioni diplomatiche con Israele nel 1992. Dalla firma dello storico accordo, Israele e gli Emirati Arabi Uniti in particolare hanno sviluppato stretti legami economici e di sicurezza, tra cui la cooperazione in materia di difesa e un patto di libero scambio, sebbene permangano significative tensioni nei rapporti. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha precedentemente espresso una possibile disponibilità a normalizzare le relazioni con Israele, ma l'Arabia Saudita ha affermato che il riconoscimento di Israele "è subordinato alla creazione di uno Stato palestinese". L'intesa con l'Iran punta intanto ad estendere di 60 giorni il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz, per poi fermare le ostilità. I negoziatori iraniani si sono recati in Qatar, impegnati a definire gli ultimi dettagli. Secondo quanto riporta The Wall Street Journal a causare il rallentamento delle trattative ci sarebbero anche le posizioni intransigente delle due parti riguardo al programma nucleare e agli aiuti finanziari a Teheran. L'Iran insiste sul fatto che la questione nucleare non faccia parte del memorandum d'intesa in discussione "in questa fase" e che verra affrontata in negoziati separati. Tuttavia, a lungo termine, "l'impegno di Teheran a rinunciare alle sue scorte di uranio altamente arricchito" sarà centrale nelle discussioni, secondo The New York Times. Le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim hanno riportato che la componente nucleare verrà affrontata entro 60 giorni dalla firma del memorandum. Secondo Al-Arabiya e Al-Hadath Teheran sarebbe pronta a rimuovere l'uranio altamente arricchito dal proprio territorio, ponendo come condizione che venga trasferito in Cina. La visita a Doha di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si inserisce nel dibattito sullo sblocco dei fondi congelati all'estero: non a caso, in Qatar è presente anche il governatore della Banca centrale iraniana Abdolnaser Hemmati. L' Iran detiene sei miliardi di dollari in Qatar, Paese che, insieme al Pakistan, ha assunto un ruolo sempre più rilevante negli sforzi di mediazione nell'ultima settimana. In mattinata, il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità del ritardo nel raggiungimento di un accordo, affermando che Washington stava cambiando posizione, il che "naturalmente ostacola qualsiasi negoziato". Ha poi aggiunto che le due parti "hanno raggiunto delle conclusioni su molte questioni". Ma Trump ha prontamente risposto: "I negoziati con la Repubblica Islamica dell'Iran stanno procedendo bene! O si arriverà a un accordo vantaggioso per tutti, oppure non ci sarà alcun accordo: si tornerà al fronte e si sparerà, ma più forti e più incisivi che mai. E nessuno lo vuole!". I diplomatici affermano che entrambe le parti desiderano un accordo, ma i commenti riflettono la fragilità dei colloqui tra le parti, che nutrono una profonda diffidenza reciproca. Le speranze di un accordo sono aumentate nel fine settimana, dopo che sabato il presidente americano aveva affermato che "gli aspetti e i dettagli finali" dell'intesa erano "in fase di discussione" e sarebbero stati "annunciati a breve". In seguito, però, ha dichiarato di aver detto ai negoziatori statunitensi di "non affrettarsi a raggiungere un accordo" con l'Iran, affermando che "entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario e fare le cose per bene". Le speranze di una svolta diplomatica hanno causato un calo dei prezzi del petrolio, durante le contrattazioni asiatiche. Il Brent, il benchmark internazionale del petrolio, e sceso del -6,2% a 97,2 dollari. I prezzi del petrolio statunitense sono calati del -5,8% a 91 dollari. Le borse asiatiche hanno registrato un rialzo e anche i future azionari statunitensi ed europei hanno guadagnato terreno. La riapertura dello Stretto di Hormuz è stata una delle priorità di Trump, impegnato ad alleviare la peggiore crisi energetica globale degli ultimi decenni, innescata dalla capacita dell'Iran di ridurre al minimo il flusso di navi attraverso lo stretto canale. In base ai termini dell'intesa in discussione, l'Iran consentirebbe gradualmente la riapertura di Hormuz e rimuoverebbe le mine che ha posato. Non imporrebbe alcun pedaggio alle navi per tutta la durata dei 60 giorni, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei negoziati. Anche gli Stati Uniti allenterebbero il blocco navale sui porti iraniani. Gli Usa acconsentirebbero, gradualmente, alla revoca delle sanzioni e allo scongelamento dei beni di Teheran detenuti all'estero, a seconda dei progressi dei negoziati verso un accordo definitivo. Il presidente Masoud Pezeshkian dovrebbe dare l'approvazione finale quando il governo sarà certo di aver raggiunto un accordo. "C'è una proposta piuttosto concreta sul tavolo in termini di capacita di riaprire lo stretto, di avviare un negoziato reale, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare, e speriamo di poterlo concludere", ha affermato il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che l'Iran desidera che l'accordo ponga fine alla guerra "su tutti i fronti", indicando che Teheran vuole che qualsiasi intesa includa la fine del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano.
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