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Ue approva le nuove norme sull'asilo. Ilaria Salis: "Eurofascismo"
Oggi 10-02-26, 15:32
“Da oggi la distruzione finale del diritto d'asilo è un fatto compiuto”. Ilaria Salis sceglie parole estreme per commentare il voto con cui il Parlamento europeo ha approvato due passaggi centrali della riforma del Sistema europeo comune di asilo. In un lungo intervento affidato ai social e rilanciato dalle agenzie, l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra parla di una “Santa Alleanza tra centro ed estrema destra” e accusa l'Unione di aver imboccato una deriva autoritaria. Secondo Salis, con le nuove norme passerebbe “la linea dei respingimenti e delle deportazioni di massa”, insieme a un modello fondato su centri di accoglienza fuori dall'Unione europea, “in Albania, in Rwanda e chissà dove ancora”. L'eurodeputata arriva addirittura a evocare una presunta “linea razziale sulle migrazioni”, concludendo il suo intervento con un giudizio tranchant: “Che vergogna, Europa”. Nel proseguire la sua denuncia, Salis sostiene che con il voto di Strasburgo “si è scritta forse una delle pagine più tristi nella storia di un continente che, dopo la Seconda guerra mondiale e milioni di profughi, aveva promesso ‘mai più'”. Da qui una rilettura del concetto stesso di fascismo, definito non tanto come un regime politico quanto come una “deriva”, ovvero la tendenza a spostare progressivamente “l'asticella dei diritti sempre più a destra e sempre più in basso”. Un quadro che, secondo l'eurodeputata, renderebbe ormai necessaria la “disobbedienza civile”, definita “non più un'opzione, ma una necessità”. Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito politico, ma che si scontrano con il contenuto reale delle decisioni approvate dall'Aula. Il Parlamento europeo ha infatti dato il via libera, con 408 voti favorevoli, 184 contrari e 60 astensioni, alla relazione dell'eurodeputato di Fratelli d'Italia Alessandro Ciriani sulla creazione di un elenco europeo dei Paesi di origine sicuri. Con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni è stata inoltre approvata la relazione dell'eurodeputata popolare tedesca Lena Düpont (Cdu) sulla modifica del regolamento relativo all'applicazione del concetto di Paese terzo sicuro. Le misure si inseriscono nel quadro della riforma del Sistema europeo comune di asilo e puntano ad accelerare l'esame delle domande di protezione internazionale, riducendo gli abusi e garantendo procedure più rapide, pur nel rispetto delle tutele previste dal diritto dell'Unione. L'obiettivo dichiarato è quello di armonizzare regole oggi applicate in modo disomogeneo dagli Stati membri, alleggerendo la pressione sui Paesi di primo ingresso e rendendo il sistema più efficiente e credibile. Il concetto di Paese di origine sicuro e quello di Paese terzo sicuro, oggi al centro delle polemiche, non rappresentano una novità né una svolta autoritaria. Sono già previsti dal diritto europeo e applicati da anni da numerosi Stati membri. Servono a distinguere tra chi fugge realmente da guerre e persecuzioni e chi proviene da contesti che non giustificano automaticamente la protezione internazionale. Anche la cooperazione con Paesi extra-Ue e i modelli di accoglienza esternalizzata vengono descritti dalla sinistra radicale come una deriva inaccettabile. Eppure strumenti analoghi sono discussi o adottati in molte democrazie occidentali, con l'obiettivo di contrastare i trafficanti di esseri umani e governare flussi migratori senza precedenti. L'appello alla “disobbedienza civile” lanciato da Salis appare infine paradossale se pronunciato da un'esponente di un Parlamento eletto che contesta una decisione assunta attraverso un lungo iter democratico e sostenuta da una maggioranza ampia e trasversale. Una dinamica che riflette la difficoltà di una parte della sinistra di confrontarsi con un tema complesso senza ricorrere a categorie storiche estreme. L'Unione europea, al di là delle polemiche, non sta rinnegando il diritto d'asilo né il “mai più” del dopoguerra. Sta cercando, tra mille contraddizioni, di adattare le proprie politiche a un mondo profondamente cambiato, segnato da instabilità geopolitica e flussi migratori senza precedenti. Continuare a bollare ogni tentativo di regolazione come “fascismo” rischia solo di radicalizzare il dibattito e di svuotare di significato parole che appartengono alla tragedia del Novecento, non al confronto politico del presente.
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