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Venice for Israel: “Verdone e Ozpetek indicano la strada. Dissociarsi dall'odio e seguire la pace"
Oggi 29-08-25, 18:52
Alla vigilia dell'inaugurazione dell'82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il Lido si conferma non solo palcoscenico mondiale del cinema ma anche terreno di scontro politico e culturale. Due appelli, opposti e inconciliabili, stanno animando il dibattito attorno alla guerra a Gaza e al ruolo degli artisti in una manifestazione che da sempre si propone come luogo di confronto e libertà espressiva. Il primo, promosso il 22 agosto dal collettivo Venice for Palestine (V4P), è stato sottoscritto da oltre 1.500 tra attori, registi e professionisti del settore. Nel documento i firmatari denunciano quello che definiscono “il genocidio a Gaza”, chiedendo alla Biennale spazi per discutere delle responsabilità del governo israeliano e sollecitando un atto di presa di posizione da parte del mondo del cinema. A questa iniziativa ha risposto il neonato comitato Venice for Israel, sostenuto dal gruppo Free4Future (F4F), che ha lanciato un contro-appello raccogliendo in pochi giorni più di un migliaio di adesioni. Secondo i promotori, l'obiettivo è difendere la presenza di Israele nello spazio culturale e artistico italiano, respingendo quello che viene percepito come un tentativo di esclusione e di censura. Nelle ultime ore, al centro della polemica è finito Carlo Verdone, inizialmente tra i firmatari della lista di V4P. In un'intervista al Corriere della Sera, il regista romano ha chiarito la propria posizione: “Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”. Verdone ha spiegato di aver accettato di firmare un appello contro i bombardamenti su Gaza, ma senza alcuna intenzione di appoggiare l'ostracismo nei confronti di attori come Gerald Butler e Gal Gadot, considerati vicini a Israele e potenzialmente presenti al festival nel cast del film di Julian Schnabel In the Hand of Dante. “Non sono d'accordo nell'escludere gli artisti – ha dichiarato – Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Io sull'esclusione non ci sto. Meglio un confronto tra di noi”. Una posizione condivisa anche da altri cineasti, come Ferzan Ozpetek, che si sono dissociati dal boicottaggio. In una nota diffusa oggi, Venice for Israel ha espresso soddisfazione per queste prese di distanza, che vengono considerate un segnale importante: “Finalmente cominciano ad arrivare le dissociazioni da una volontà ostracizzante. Noi vogliamo che in Italia l'arte lavori per la pace, non per l'odio. Da Venice for Israel arriva un apprezzamento per le tante dissociazioni da un documento che trasuda livore, a cominciare da quella di Carlo Verdone e di Ferzan Ozpetek, e tutti gli altri artisti e operatori che forse sono meno noti al pubblico, ma non sono meno importanti. Il clima di odio ha prodotto già mostri, come quello del professore palermitano che ha chiesto di ostracizzare qualsiasi ebreo, fino alla minaccia diretta a Anna Paola Concia ed ai firmatari dell'appello di Venice for Israel, che nel frattempo sono diventati tremilacinquecento. Venice for israel e F4F si sono detti soddisfatti per aver intuito immediatamente il pericolo incombente ed aver reagito subito. Cerchiamo di imparare da questa esperienza e lanciamo la nostra proposta di costituire un panel di volontari, artisti e operatori che sostenga un nuovo premio, quello del dialogo e della pace vera tra i popoli. E tra quanti anelano alla pace c'è sicuramente Israele, costretto da sempre a combattere per mantenere la propria esistenza.”
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