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Vittoria italiana in Ue sui migranti. E ora rimandiamo a casa chi delinque
Oggi 11-02-26, 07:29
Con una larga maggioranza ieri il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente l'istituzione di un elenco condiviso di Paesi di origine sicuri e l'applicazione del concetto di «Paese terzo sicuro». L'approvazione segna il passo decisivo verso quella riforma in tema di immigrazione che porta la firma politica dell'Italia; con questa decisione la strategia promossa dal governo Meloni diviene infatti strategia europea condivisa. Non a caso, nella nuova lista, che consentirà di accelerare sensibilmente l'esame delle domande di asilo presentate, tra i «Paesi sicuri», oltre a Kosovo, India, Marocco e Colombia, figurano anche Egitto, Bangladesh e Tunisia. Ovvero quei Paesi che la magistratura italiana ha deciso di considerare «non sicuri» per i migranti trattenuti nei vari Cpr italiani, come quello in Albania, disponendone così la liberazione. Da oggi però, in base alle nuove norme, spetterà al singolo richiedente dimostrare che la disposizione non dovrebbe applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio. Ugualmente, dall'entrata in vigore del nuovo patto per la migrazione, gli Stati membri potranno applicare il concetto di «Paese terzo sicuro» anche ad un richiedente asilo che non sia cittadino di quel determinato Paese, e quindi dichiarare la sua domanda di protezione a livello Ue inammissibile. Per far sì che ciò avvenga, una delle tre seguenti condizioni deve essere soddisfatta: l'esistenza di un legame tra il richiedente e un Paese terzo, come la presenza di familiari, una precedente permanenza nel Paese o legami linguistici, culturali o simili; il fatto che il richiedente sia anche soltanto transitato da un Paese terzo, prima di arrivare nell'Ue, nel quale avrebbe potuto richiedere una protezione effettiva; l'esistenza di un accordo o intesa con un Paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell'Ue, per l'ammissione dei richiedenti asilo, ad eccezione dei minori non accompagnati. Ora i due regolamenti dovranno essere formalmente adottati dal Consiglio, riguardando le domande di asilo e modificando il Patto su migrazione e asilo, adottato dal Parlamento ad aprile 2024, che entrerà in vigore a giugno di quest'anno. Anche se la designazione di un paese terzo come sicuro, sia a livello UE che nazionale, potrà avvenire anche con eccezioni per specifiche parti del territorio o per categorie chiaramente identificabili di persone. Questa disposizione, insieme a quelle relative alle procedure accelerate di frontiera per i richiedenti la cui nazionalità presenta un tasso di riconoscimento dell'asilo inferiore al 20%, potranno applicarsi già prima dell'entrata in applicazione della legislazione UE sull'asilo di giugno prossimo. Il relatore della nuova lista di Paesi di origine sicuri, l'italiano Alessandro Ciriani di FdI e memebro del gruppo Ecr ha espresso la sua soddisfazione: «con il voto finale in plenaria sul nuovo elenco il Parlamento Europeo segna una svolta politica nella gestione della migrazione». Un accordo, prosegue Ciriani, che «pone fine a un periodo di ambiguità e traccia una rotta chiara: regole comuni», procedure «più rapide ed efficaci», tutela del diritto d'asilo «per chi ne ha diritto» e «un approccio fermo contro gli abusi». Per il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi il nuovo corso Ue «è un grande successo del Governo italiano che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa». Soddisfatto anche il co-presidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini: «Finalmente il fenomeno della migrazione non viene subito ma governato»: ad esempio «chiunque passa dalla Tunisia o dall'Egitto verrà ritenuto automaticamente inammissibile alla sua domanda». Meno positive le reazioni della sinistra, che insorge: per Nicola Fratoianni di Avs sarebbe andata in scena «l'Europa peggiore» che «affossa il diritto all'asilo, che non riconosce i più elementari diritti della persona»; Alessandro Zan del Pd parla di «una politica cinica e disumana»; Laura Boldrini, sempre del Pd, si scaglia infine contro il «colpo mortale» inferto da «una Ue ormai a trazione di nazionalisti e dell'ultradestra» che «adotta politiche xenofobe e controproducenti».
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