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Amazing Stories, così una rivista rivoluzionò la fantascienza
Oggi 03-04-26, 08:45
Cento anni fa nasceva Amazing Stories, e cento anni fa nasceva anche la fantascienza. «Un’altra rivista letteraria! A prima vista sembra impossibile che ci possa essere spazio per un’altra rivista letteraria in questo Paese. Il lettore potrebbe chiedersi: “Non ce ne sono già abbastanza, con le diverse centinaia che vengono pubblicate ora?”. Vero, ma questa non è “un’altra rivista letteraria”, Amazing Stories è un nuovo tipo di rivista! È interamente nuova, completamente diversa, qualcosa che non è mai stato fatto prima in questo paese. Pertanto, Amazing Stories merita tutta la vostra attenzione e il vostro interesse», spiegava l’editoriale di apertura del fondatore, editore e direttore Hugo Gernsback: un lussemburghese che dopo essere emigrato negli Stati Uniti a 21 anni, nel 1905, si era lanciato in una vita poliedrica come poche. Inventore innanzitutto: nel 1967, al momento della morte, aveva totalizzato 80 brevetti. Imprenditore: spesso non troppo scrupoloso. Scrittore lui stesso di romanzi di fantascienza non eccelsi. Pioniere dell’elettronica. Nel 1908 aveva già fondato Modern Electrics, la prima rivista al mondo di elettronica. Poi creò la Wireless Association of America, che raccolse 10mila membri in un anno. Nel 1913, stimando in circa 400mila il numero di radioamatori statunitensi, fondò The Electric Experimenter, una seconda rivista di elettronica in cui cominciò per la prima volta a pubblicare racconti di fantascienza, assieme ad articoli di giornalismo scientifico. Nel 1925 fondò l’emittente radiofonica WRNY, e fu coinvolto nella prima trasmissione televisiva. E l’anno dopo creò quella rivista il cui nome in italiano viene normalmente reso con “Storie Incredibili”, anche perché così sono state presentate in italiano le due serie tv intitolate appunto in originale Amazing Stories, del 1985 di Steven Spielberg e del 2020. Ma in effetti una traduzione più fedele potrebbe essere “Storie Sorprendenti”, o “Sbalorditive”, o “Stupefacenti”. La rivista era stata stampata nel marzo 2026, e uscì appunto nelle edicole ad aprile. Continuava l'editoriale: «C’è la solita rivista letteraria, la rivista con storie d’amore e sex-appeal, la rivista d’avventura, e via dicendo, ma, in America, una rivista di Scienza Fantastica (Scientifiction) è una pioniera nel suo campo». È qui la rivoluzione: non solo un rivista tutta dedicata a quel genere, ma la definizione stessa che quel genere non aveva finora avuto. Lo stesso editoriale spiega che «con Scienza Fantastica intendo la storia tipica di Jules Verne, H. G. Wells e Edgar Allan Poe: un romanzo affascinante intrecciato con fatti scientifici e visioni profetiche». In quel primo numero c’erano il racconto di Poe La verità sul caso di Mr. Valdemar, il romanzo di Verne Le avventure di Ettore Servadac e il racconto di Wells Il nuovo acceleratore. Ma in effetti il primo romanzo che può essere considerato antesignano della fantascienza risale addirittura al II secolo: La storia vera di Luciano di Samosata. E la prima storia di fantascienza in senso moderno è il Frankenstein di Mary Shelley, del 1818. Appunto, però, esisteva il genere, ma non il nome. Glielo diede Gernsback con quel Scientific Fiction contratta in Scientifiction, che è poi diventata Science Fiction, spesso abbreviata Sci-Fi. La traduzione italiana fantascienza, attraverso un calco linguistico, è attribuita a Giorgio Monicelli nel 1952. Non solo Amazing Stories creò il termine fantascienza, comunque, ma è stata a sua volta una rivista longeva e importante, anche se con una storia editoriale spesso travagliata. Quasi 80 anni, fino al 2005. La creazione di una prima rivista specializzata generò comunque un’intera industria editoriale dedicata alla fantascienza. Sulla rivista, famosa anche perle sue copertine chiassose, nacque una colonna per i lettori che permise agli appassionati di entrare in contatto tra di loro e consentì la creazione del fandom fantascientifico. Molti di questi lettori si misero infatti a scrivere a loro volta, e tra loro maestri come Ray Bradbury, Arthur C. Clarke e Isaac Asimov. Lo stesso Asimov è tra gli autori pubblicati perla prima volta su Amazing, come Howard Fast, Ursula K. Le Guin, Roger Zelazny e Thomas M. Disch. Proprio Asimov nel 1976 celebrò i 50 anni della rivista col racconto Nascita di una nozione, il cui protagonista costruisce una macchina del tempo con la quale torna indietro fino al 1925, incontra Gernsback su una panchina di Central Park, e nel corso della successiva conversazione gli suggerisce involontariamente sia il titolo della rivista che la parola “fantascienza”.
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