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Barbera resta a Venezia: quale egemonia di destra?
Oggi 04-03-26, 12:59
Chissà? Forse i giornaloni e tutta la sinistra mediatica e intellettuale si erano già preparati ad accusare la destra al governo di occupare i posti più prestigiosi dell’establishment culturale italiano, accusando di incompetenza, insufficienza curriculare e manifesta incapacità il successore di Alberto Barbera alla Direzione Artistica della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il cui mandato scadeva all’indomani della prossima edizione della kermesse (che si terrà dal 2 al 12 settembre). D’altronde, non era già stata proprio Venezia, naturale vetrina dell’arte e della cultura italiane, la sede di un chiaro esempio di “egemonia culturale” degli “incompetenti” con la nomina qualche mese fa a direttore musicale del prestigioso Teatro La Fenice di Beatrice Venezi? E invece, con un certo anticipo e una mossa che ha spiazzato le tante prefiche già pronte a scendere in piazza (a cominciare da quelle virtuali), il Consiglio di Amministrazione della Biennale, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco, ha riconfermato ieri Barbera alla guida della Mostra per altri due anni, cioè fino al 2028. È una notizia che si presta a molte letture, le quali tutte ci dicono parecchie cose sulla cosiddetta “egemonia culturale”, quella effettivamente esercitata in Italia in passato dalla sinistra e quella, molto presunta, che la stessa parte politica vorrebbe ora attribuire alla destra. Più volte si è scritto su queste colonne che una destra seria e nazionale non può impostare la propria politica culturale in una ottica di semplice sostituzione di una egemonia all’altra, riproponendo col segno cambiato un predominio di una parte politica che di fatto non può esistere in un ambiente che deve per sua natura essere libero e pluralistico quale quello culturale. In modo solo apparentemente più modesto, alla destra tocca invece aprire porte e finestre di un ambiente diventato asfittico, in deficit di creatività e originalità, abitato da anni dalla solita e autoreferenziale compagnia di giro. In sostanza, bisogna dare un’opportunità a chi, pur avendo tutte le prerogative per ricoprire certi ruoli, è stato di fatto isolato ed emarginato perché non appartenente alla suddetta compagnia o perché portatore di una visione e di idee diverse rispetto a quelle accreditate. Non c’è dubbio che la riconferma di Barbera può essere letta nell’ottica della competenza, sia perché sono ormai diciassette gli anni che, fra interruzioni e continuità, è arrivato a dirigere la Mostra; sia perché Venezia ha continuato a catalizzare in questo periodo (il che non era affatto scontato) l’attenzione del jet set e dei media globali (anche strizzando l’occhio alle mode del falso impegno politico di dive e registi sempre schierati dalla parte sbagliata, da ultimo ad esempio coi pro Pal). Non sappiamo se ci fossero candidature alternative in grado di mantenere uno standing così elevato. E in ogni caso gli amministratori, forse a ragione, non se la son sentiti di rischiare. Se in questo caso il rischio forte era quello di essere temerari e sbagliare, in altri purtroppo la destra non è stata particolarmente decisa a spezzare il potere dei circoli, accontentandosi al massimo di sponsorizzare alcune new entry in modo solo simbolico e comunque ininfluente sulla rottura di certi equilibri. È come se una sorta di sudditanza psicologica avesse impedito una più radicale cambiamento di persone e prospettive. Anche in questo caso è possibile giustificare questa “timidezza” sia con la mancanza di alternative effettive sia con una competenza specifica che, proprio in virtù del potere esercitato, si è consolidata negli anni in una sola direzione. Per la destra, detto in poche parole, i lavori in campo culturale sono ancora in corso. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo: ristabilire libertà e pluralismo.
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