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Cultura e Spettacolo
Biennale, indagine di Alessandro Giuli sui russi. La replica del Cremlino
Oggi 14-03-26, 11:28
Diplomazie al lavoro ma soprattutto verifiche in corso sulla Biennale di Venezia per chiarire e scongiurare la temuta “invasione” russa. La delegazione culturale giungerebbe comunque in rappresentanza del Cremlino e ci sono sanzioni in atto. Per questo ieri il Ministero della Cultura ha chiesto alla fondazione veneziana di fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d'Arte, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione. Il MiC nel tardo pomeriggio di ieri ha fatto sapere di aver richiesto «copia integrale della corrispondenza fra la fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46748033]] Un atto compiuto dagli uffici del Collegio Romano al termine di una giornata nel corso della quale il ministro della Cultura, Alessandro Giuli ha avuto modo di parlare con la vicepremier e ministra della cultura ucraina, Tetyana Berezhna, la quale ha sottolineato che la annunciata partecipazione della Federazione Russa «è inaccettabile per Kiev, e si pone in contrasto con la linea di forte sostegno all’Ucraina mantenuta dal governo italiano». Il Ministro Giuli da parte sua ha evidenziato che la Fondazione Biennale ha preso le sue decisioni in totale autonomia dal governo, confermando gli accertamenti in corso sulla vicenda. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46775252]] Un affaire, quello legato all’arrivo a Venezia dei russi, divenuto subito di matrice internazionale con interventi dei ministri degli esteri di 22 paesi e della Commissione Ue ma che da giovedì sera, per qualche ora, si è tinto anche di giallo. Proprio fonti vicine al governo italiano avevano parlato di un possibile escamotage da parte della delegazione di Mosca. Arrivare a Venezia per pochi giorni prima dell’apertura, registrare alcune esibizioni da videotrasmettere e andarsene subito. Giallo che in realtà si è sciolto in poche ore. Il piano è proprio quello. A confermarlo è stato Mikhail Shvydkoy, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione culturale internazionale, ieri mattina in un’intervista al quotidiano Kommersant. Il padiglione russo resterà, infatti, ufficialmente chiuso al pubblico ma la presenza russa consisterebbe in «una performance artistica dal 4 all’8 maggio nel padiglione russo, che combinerà musica, movimento e voce». Manifestazione artistica che verrà registrata con l’obiettivo di «realizzare una videoinstallazione da proiettare per tutta la durata dell’evento». Sempre che, prima ancora della visita-lampo per registrare, il governo non trovi una contromossa, ipotesi avanzata dal presidente della Commissione Cultura di Montecitorio, Federico Mollicone. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46775450]] «Il governo può dichiarare persona non gradita chi entra con passaporto russo per lavorare all’organizzazione del padiglione. E così bloccare l’operazione». Secondo Mollicone, il ragionamento della Biennale, che sostiene di non poter negare la partecipazione agli Stati richiedenti, non tiene conto dell’apparato sanzionatorio ancora attivo nei confronti della Russia. «Nessuno mette in dubbio l’autonomia dell’istituzione culturale. Ma qui parliamo di sanzioni Ue e internazionali. La Biennale non può autoproclamarsi lo Stato libero di Fiume: ci sono delle norme a cui rispondere», ha affermato l’esponente FdI. Il presidente della Biennale, Buttafuoco, da parte sua, in una lettera al quotidiano Il Foglio ieri mattina era tornato a evocare il ricordo della Biennale del dissenso realizzata nel 1977 dall’allora presidente Carlo Ripa di Meana. Un tributo che prenderebbe forma «invitando cinque protagonisti di oggi sgraditi assai ai loro governi, rispettivamente di Usa, Israele, Cina, Russia e perfino Ue». Poi in serata, interpellato durante un incontro ad Acireale, ha detto: «Ho un ruolo istituzionale, non facciamo scherzetti, non si ruba a casa del ladro...». Intanto prosegue il dibattito politico. Azione col suo leader Carlo Calenda parla di «insulto agli ucraini» da parte della fondazione culturale. Dibattito acceso anche nel centrodestra con gli esponenti veneti della Lega, dal governatore Stefani all’ex Zaia che continuano a sostenere la linea dell’apertura a tutte le istanze culturali. Con loro anche l’eurodeputato ex leghista Vannacci, duramente polemico con Giuli. Posizione respinta dall’azzurro veronese Flavio Tosi che ha chiuso senza metti termini le porte in faccia alla Russia, «un paese aggressore dell’Europa».
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