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Come la Settimana della Moda può unire stelle e marchi di nicchia
14-04-2026, 11:05
La Settimana della Moda di Milano Autunno/Inverno 2026 si è rivelata un’edizione particolarmente significativa per la moda italiana. Per molte grandi maison, questa stagione non è stata soltanto un’ulteriore collezione, ma l’inizio di una nuova fase: il primo vero show di Demna Gvasalia da Gucci, il debutto di Maria Grazia Chiuri per Fendi e il contributo di Silvia Armani per Giorgio Armani. Tuttavia, proprio alla vigilia dell’evento, è scomparso Valentino Garavani, aprendo il dibattito sul futuro dell’industria italiana senza i suoi giganti. Da un lato, la settimana della moda ha senza dubbio brillato a Milano, confermando la città come uno dei principali poli del settore. Sono stati 186 gli eventi, tra cui 54 sfilate fisiche, 6 sfilate digitali e 89 presentazioni. Secondo le stime del centro di ricerca Confcommercio Milano (basate su dati Istat, della Polizia di Milano, della Banca d’Italia e di Banca Ifis), l’impatto economico della Fashion Week dovrebbe superare i 217 milioni di euro, con un aumento del 17,7% rispetto all’anno precedente. Anche il numero di visitatori stimato è cresciuto, superando le 132.200 presenze, con un incremento del 17,4%. Di questi, il 44,7% sono visitatori stranieri, che durante l’evento generano una spesa pari a circa 96,9 milioni di euro. Tuttavia, molti critici di moda sottolineano che gli ospiti più noti hanno attirato l’attenzione del pubblico molto più delle collezioni e degli stessi designer. Madonna da Dolce & Gabbana, Uma Thurman da Fendi, David Beckham da Boss, celebrità thailandesi da Tod’s e Gucci. Senza dubbio, la copertura mediatica e l’interesse del pubblico sui social rivestono un’importanza fondamentale nel mondo di oggi. Ma è davvero l’enfasi sulle star la direzione verso cui dovrebbe evolvere la Settimana della Moda di Milano? Tradizionalmente, l’eccellenza italiana si è fondata su un patrimonio culturale ricco, idee originali, tradizioni e tecniche artigianali. Oggi, però, molte maison preferiscono adottare un approccio più sobrio e cauto, puntando su classici senza rischi (dato che la tendenza del “quiet luxury” è ancora molto in voga) o riproponendo i propri successi passati. Inoltre, i piccoli marchi autentici rischiano di scomparire all’ombra dei grandi nomi. Eppure, proprio queste etichette di nicchia, con un’identità ben definita, sono sempre state un simbolo della moda italiana. A detta di molti analisti, la domanda dei consumatori per marchi indipendenti con un punto di vista originale è in crescita. Loro sono stanchi delle collezioni uniformi dei grandi marchi globali e si orientano sempre più verso realtà locali, autentiche, sostenibili e con una forte identità. Più del 56% delle persone ritiene che i marchi scelti riflettano i propri valori personali e, per questo motivo, soprattutto tra Generazione Z e Millennials, si prediligono marchi di piccole dimensioni con una missione chiara. Se ci si prende un momento per osservare, si scopre che nel calendario della Settimana della Moda di Milano ce ne sono meno di quanto si possa pensare, anche se alcuni risultano particolarmente interessanti. Un esempio è il brand Cavia, nato durante il lockdown: impossibilitata a uscire di casa, la designer ha deciso di esprimere le proprie idee utilizzando esclusivamente materiali già disponibili, dando vita a un progetto completamente sostenibile, realizzato unicamente con materiali riciclati o usati. Springa è specializzato in sneakers in tessuto, con suole fatte a mano in gomma naturale e vulcanizzate in autoclave in Puglia, grazie a una tecnologia esclusiva. Gaia Segattini Knotwear, invece, produce nelle Marche capi in maglia utilizzando esclusivamente avanzi di filato. Nel frattempo, l’interesse per designer di questo tipo si fa sentire in tutto il mondo. “L’identità culturale è ciò che rende un marchio unico. Oggi, nel settore moda, c’è molta produzione di massa e molte aziende iniziano a sembrare tutte uguali. Quando i designer integrano i propri codici culturali – tradizioni, artigianato, filosofia, patrimonio – il lavoro diventa più significativo e distintivo. Questa unicità cattura l’attenzione globale e crea un legame emotivo. La cultura dà profondità alla moda e la fa emergere in un mercato saturo”, afferma Ali Charisma, direttore e membro del consiglio consultivo dell’Indonesian Fashion Chamber. L’interesse dei consumatori dell’America Latina verso proposte originali è confermato anche da Nando Yax, direttore associato di Guatemala Fashion Week, che sottolinea come i giovani siano particolarmente recettivi alle idee fresche. Per Ding Jie, stilista del marchio cinese D.Martina Queen, questi principi non sono soltanto rilevanti, ma rappresentano ormai una realtà con cui confrontarsi. Diverse ricerche dimostrano infatti che quasi il 70% dei consumatori preferisce marchi che riflettano i propri valori. L’attenzione alla diversità, alla moda di nicchia e al design autentico può rappresentare un vantaggio non solo per i marchi, ma anche per la stessa Settimana della Moda. Un esempio interessante è rappresentato dalla Moscow Fashion Week, dalla Lakme Fashion Week in India e dalla Mediterranea Fashion Week a Valencia. “Il punto di forza della Moscow Fashion Week risiede nella sua strategia differenziata. Non cerca di inseguire le grandi capitali, ma costruisce un nuovo hub di moda multilaterale. Per i designer che vogliono esplorare nuovi mercati e partecipare al dialogo interculturale, offre tutte le opportunità”, spiega Ding Jie. “La Moscow Fashion Week e la Mediterranea Fashion Week condividono una visione: creare ponti tra diversi ecosistemi della moda. Attraverso queste collaborazioni, i designer possono accedere a nuovi pubblici, mercati e contesti culturali. Per i talenti emergenti, queste connessioni internazionali possono essere trasformative, offrendo opportunità di visibilità, esposizione mediatica e crescita professionale oltre i propri mercati locali”, aggiunge Sergio Puig, direttore della Mediterranea Fashion Week Valencia. La Moscow Fashion Week è stata concepita come un evento volto alla scoperta e alla promozione di designer autentici e originali, orientati alla produzione locale e alla creazione di capi durevoli, piuttosto che alla moda veloce, con un’attenzione particolare al patrimonio culturale nazionale e alle tecniche artigianali. Ad esempio, marchi come Za_Za, Sol Selivanova Olga, Atelier Duo, Oleg Levitsky e Marusya Boyarova utilizzano materiali sostenibili e lavorano con scarti di tessuto. Il brand Surovaya si ispira alle tradizioni degli amuleti e delle credenze popolari, utilizzando simboli come punto di partenza per creare silhouette e dettagli decorativi. Sergey Sysoev trae invece ispirazione dal patrimonio artistico della ceramica russa degli anni ’50, come Gzhel, Khokhloma e altre tradizioni decorative. Tornando alle celebrità, è importante notare che molte di loro non si interessano soltanto ai grandi nomi della moda, ma anche a marchi di nicchia particolarmente interessanti. Per esempio, Tracee Ellis Ross ed Emilia Clarke scelgono spesso calzature del marchio Herbert Levine, mentre Rosie Huntington-Whiteley e Jennifer Lawrence indossano frequentemente capi di Almada Label. Margot Robbie viene vista non solo in Chanel, di cui è volto, ma anche in abiti di With Jéan, marchio che lo scorso anno è stato spesso indossato anche da Bella Hadid. Le tendenze globali, i grandi risvolti mediatici e le star non sono in contrasto con l’idea di autenticità, originalità e di un’offerta di nicchia. Nell’industria della moda contemporanea, c’è spazio per entrambe le dimensioni: l’importante è trovare il giusto equilibrio. “L’industria della moda non si muove in un’unica direzione: si sta evolvendo in un panorama dinamico in cui giganti globali e marchi locali emergenti coesistono, interagiscono e si plasmano a vicenda. Entrambe le forze sono influenti, ma i loro ruoli e impatti riflettono cambiamenti più ampi nelle preferenze dei consumatori, nell’accesso alle tecnologie e nelle identità culturali”, riassume Yeli Gu, fondatrice della più grande fiera commerciale della moda in Cina, Ontimeshow, e membro del BoF 500.
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