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Condominio in tilt per quel profumo di troppa vaniglia
Oggi 24-06-26, 09:21
Se pensavate che le assemblee condominiali fossero il punto più alto di tensione della civiltà moderna, prima di una sentenza definitiva serve conoscere cosa è accaduto a Treviso, dove una faida tra vicini è finita davanti al giudice di pace per colpa di un flacone di profumo alla vaniglia, fra l’altro pare neanche di grande qualità. Una vicenda surreale, conclusasi un mese fa, che ridefinisce i confini del codice penale e della sopportazione umana. Tutto inizia quando il proprietario di un esuberante pastore tedesco, stanco delle continue e pedanti lamentele del vicino del piano di sotto circa le presunte «esalazioni canine» sul pianerottolo, decide di passare al contrattacco. Invece di affidarsi a normali detersivi per far sparire gli odori incriminati, l’uomo acquista un profumatore per ambienti alla vaniglia concentrata, di quelli decisamente economici e inizia a spruzzarlo in dosi industriali su zerbini e scale a ogni uscita dell’animale. L’effetto è devastante. La fragranza si rivela una vera arma chimica. Il suscettibile vicinodi casa, evidentemente dotato di un olfatto sensibilissimo e di una totale intolleranza ai dolciumi, accusa malori immediati. A suo dire, la scia dolciastra è talmente densa da penetrare la porta blindata, trasformando il suo appartamento in un soffocante bigné industriale. Dopo mesi di biglietti passivo-aggressivi, la situazione degenera in una denuncia formale per «molestie olfattive» e «getto pericoloso di cose» (ai sensi dell’art. 674 c.p.), un reato solitamente riservato alle ciminiere industriali, non ai profumi per dolci e alle liti da pianerottolo. Il dibattimento in aula tocca così vertici di assoluta comicità. I testimoni citati – gli altri condomini dello stabile – hanno confermato la gravità della situazione: «La mattina ci svegliavamo con la nausea da zucchero», ha giurato uno di loro. La difesa dell’imputato ha invece sostenuto che «il pulito e il profumo non possono costituire reato» e che la controparte fosse affetta da una bizzarra fobia per le pasticcerie. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48256780]] Alla fine, il giudice ha dovuto emettere il verdetto, non si sa se turandosi il naso (anche lui...) o trattenendo a stento le risate. L’imputato è stato assolto dall’accusa penale poiché il fatto non costituisce reato (la vaniglia non è tossica). Tuttavia, per salvare le narici del condominio, il magistrato ha siglato una storica e profumatissima sentenza: un vero «divieto di sosta olfattiva». Il proprietario del cane è stato diffidato dall’uso di fragranze dolciarie, con l’obbligo di ripiegare su un più austero pino silvestre. La pace è tornata, secondo noi è rimasto nell’aria anche un profumo di non so che... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48267794]]
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