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Cono o coppetta contro l'afa: ecco le migliori gelaterie d'Italia
Oggi 24-06-26, 09:16
Cono o coppetta? Santo, santissimo gelato: ché fan quaranta gradi all’ombra, si boccheggia e non si dorme, è allerta bollino rosso in praticamente ogni città d’Italia (mica vero che in montagna va meglio, pia illusione che al mare si respiri un po’ di più: d’accordo, non sarà l’afa stagnante del centro metropolitano alle due del pomeriggio, ma il ventilatore è acceso lo stesso e d’uscire nelle ore di punta giammai), qui serve del refrigerio pure a tavola. E con buona pace del dietologo, c’è chi campa di vaschetta a portar via. Tra l’altro, c’è gelato e gelato. Un conto è quello al banco freezer del supermercato, in scatola, confezionato, industriale (che, per carità, fa il suo dovere quando serve) e un altro è quello artigianale, prodotto dai ragazzi giù al bar dietro l’angolo, tre gusti in croce e qualità assicurata per via del latte buono e degli ingredienti selezionati. È arrivata alla sua decima edizione la guida di settore del Gambero Rosso: Gelaterie d’Italia 2027, ché abbiamo appena scavalcato il solstizio d’estate e sì, siamo proiettati verso l’anno nuovo. Primo, le insegne del gelato che merita, nel nostro Paese, sono 581. Secondo, le new entry dell’ultimo periodo sono addirittura ottanta (segno che il mercato cresce, golosoni che non siamo altro). Terzo, le attività che totalizzano l’en-plein, quelle che vengono premiate con gli iconici tre coni in fila, sono ben 77 (cioè ci sono 77 gelaterie che sono eccellenze assolute, per palati raffinati ma alla portata di tutti, viva il democratico cono con la panna). A questo punto, però, occorre una precisazione perché il Gambero Rosso è categorico: «Artigianale non è per forza sinonimo di qualità», ribadiscono i suoi critici, «ben altra cosa è parlare di un gelato trasparente, naturale, contemporaneo, frutto di tecnica, ricerca e responsabilità». Come a dire, fatto-in-casa non significa necessariamente buono (o impeccabile): conta anche altro, contano la filiera, l’attenzione al prodotto e la ricerca che lo porta in vetrina (piccola parentesi: al giorno d’oggi le esigenze sono svariate, da quello low-sugar a quello senza lattosio, da quello veg a quello gluten-free; il mercato ha le sue regole, ignorarle non aiuta). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48259258]] Ma allora, chi vince? Insomma, chi è il più fortunello d’Italia che può papparsi a chilometro (quasi) zero, il miglior gelato di questa calda, caldissima, torrida stagione appena iniziata? Sono i catanesi di Randazzo (in Sicilia): a loro basta fare un salto da “Santo Musumeci”, manco a dirlo tre coni Gambero Rosso, aperto tutti i giorni solo ad agosto (sennò chiuso il martedì) e premiato come miglior gelateria dell’anno. Che sia il classico fiordilatte e nocciola o il più ricercato “pirandello” (mandorla tostata con test di limone e croccante di mandorla e cioccolato fondente), l’esperienza è assicurata. Tuttavia attenzione: la prerogativa non ce l’hanno le gelaterie del sud (anzi). È la Lombardia che ha il numero più alto di attività selezionate (78 complessive e tredici coi tre coni), in seconda posizione c’è il Lazio (54 e altrettanti tredici) e al terzo posto l’Emilia Romagna (52 e nove). Vanno bene anche il Piemonte (cinquanta locali) e il Veneto (41). Le ultime tre regioni sono, invece, le più piccine: il Gambero Rosso segnala sette gelaterie da non perdere in Basilicata, cinque in Valle d’Aosta e quattro in Molise. E siccome i gusti son gusti e c’è poco da girarci attorno, piccole perle (neanche troppo nascoste) si annidano quasi ovunque lungo questo Stivale che avrà i suoi problemi, le sue peculiarità e le sue differenze territoriali ma che su una cosa mette tutti d’accordo: il gelatino post-cena mezzo dessert e mezzo momento conviviale (usciamo-a-fare-due-passi?). Tra le gelaterie emergenti spicca “Ele gelati & granite di Lucca”, per esempio, che ha aperto nel 2024 ed è già un’istituzione grazie alla sua crema antica o il caffè espresso. Come miglior gelato gastronomico una menzione speciale va al “100% naturale” di Sestri Levante, in provincia di Genova: chiedere a Luca e Daniela, che son due che sanno il fatto loro (il segreto? seguire la stagionalità delle materie prime). Nella categoria gelato e territorio spadroneggia il “Bar Ettore” di Locri (Reggio Calabria): che è sempre aperto, è iper folkloristico e il latte se lo fa mandare da un’azienda agricola di Gerace. Infine la novità dell’anno è “The Rag”: è ad Atripalda, nell’Avellinese, ha due anni di esperienza in laboratorio e magari punta un po’ sui classici (malaga, spagnola e zuppa inglese), ma son «fatti come si deve» e allora niente da dire. Se non, giù le mani dal biscotto farcito stracciatella. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48265448]]
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