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Covid, gli intermediari che aprirono alla Cina
Oggi 09-09-26, 10:22
Continuano le pubblicazioni dei «Covid Files». Ieri abbiamo ricostruito la maxi-commessa cinese da 1,2 miliardi di euro, le anomalie sulle forniture e i milioni finiti agli intermediari. Il report riservato di oggi approfondisce quella rete di rapporti e interessi. Al centro ci sono gli uomini che aprirono il canale con i consorzi cinesi: Mario Benotti, ex dirigente Rai e consulente di esponenti del Pd, l’imprenditore Vincenzo Tommasi, l’ex banchiere sammarinese Daniele Guidi, il trader Jorge Solis e Cai Zhongkai, rappresentante dei consorzi. Il report ricostruisce contatti, chat, incarichi e collegamenti con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, per capire come si formò la filiera che portò all’affare delle mascherine. «Fra poco esce nomina di Arcuri a commissario». «Con pieni poteri su emergenza e acquisti». A inviare questi messaggi l’11 marzo 2020 alle 11.36 della mattina, in una chat con l’imprenditore Vincenzo Tommasi, è Mauro Benotti, giornalista, già direttore di Rai World, all’epoca dei fatti presidente del consorzio Optel, che si occupa di ricerca nel settore della microelettronica. È uno che, evidentemente, ci vede lungo. La sera stessa dell’11 marzo, infatti, la nomina di Domenico Arcuri a commissario straordinario all’emergenza Covid verrà effettivamente annunciata in una diretta social dall’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non solo Benotti ci prende sul nome, ma anche sulle prerogative del futuro commissario: «Pieni poteri su emergenza e acquisti». Che effettivamente saranno conferiti ad Arcuri nel decreto istitutivo, con un’ampiezza senza precedenti nella storia della nazione. Il giornalista scrive anche che il decreto l’ha visto e che ha dato «alcuni suggerimenti» per la stesura. Ma come fa Benotti a conoscere in anticipo questi particolari? Come sa che il nome di Domenico Arcuri, allora ad di Invitalia, di lì a poche ore sarà effettivamente annunciato dal presidente Conte per il ruolo di Commissario straordinario all’emergenza? E perché lo comunica in anteprima proprio a Tommasi? Se lo chiedono gli investigatori della Guardia di Finanza che provano a ricostruire reti e rapporti dei protagonisti della «commessa cinese». Mario Benotti, morto per un infarto nel 2023, all’epoca dei fatti, e cioè nel marzo del 2020, è un imprenditore con un passato nelle alte sfere del giornalismo e anche della politica. È presidente del consorzio Optel Microelectronic Solutions, fondatore del gruppo Partecipazioni Spa, holding che si occupa di investimenti nel campo della ricerca, tecnologia e sviluppo, ma ha lavorato anche per quindici anni in Rai come giornalista radiotelevisivo, ricoprendo incarichi prestigiosi, come quello di direttore generale di Rai World e di consigliere per gli Affari Internazionali dell’azienda. È un uomo di relazioni: nel 2015 lavora a Palazzo Chigi come capo segreteria particolare del Sottosegretario agli Affari Europei, Sandro Gozi, durante il governo Renzi, ed è contestualmente consulente del sindaco di Firenze, Dario Nardella, per i rapporti con le confessioni per il dialogo interreligioso. È costretto a lasciare entrambi gli incarichi quando il suo nome viene accostato allo scandalo Vatileaks per la diffusione di documenti riservati (poi verrà tutto archiviato). Benotti continua ad avere più di un piede nelle istituzioni: dal 2016 sarà consigliere giuridico dell’allora ministro dei Trasporti, il “prodiano” Graziano Del Rio, (con tanto di polemica mediatica sul mistero della laurea in giurisprudenza, dichiarata ma, secondo alcune inchieste giornalistiche, mai conseguita). Sempre sotto i governi Pd di Renzi e Gentiloni, Benotti è consigliere dell’allora ministro del lavoro Giuliano Poletti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49076990]] LO SCHEMA Nel 2020, quando scoppia il Covid, l’ex dirigente Rai vicino al Partito Democratico svolge principalmente l’attività di imprenditore. In estrema sintesi, lo schema è questo: è un momento di grave emergenza e alla struttura commissariale di Arcuri servono mascherine e respiratori per contenere i contagi e curare i pazienti che affollano gli ospedali. Tommasi, amico di Benotti, ha i contatti con le aziende cinesi che producono le mascherine. Benotti conosce il commissario Arcuri. E così si propone al commissario - di cui, stando agli sms scambiati con Tommasi l’11 marzo 2020, conosceva pure in anticipo la nomina - per importare i dispositivi. La conoscenza tra Benotti e Arcuri è un fatto. A luglio del 2026, dopo sei anni, in Commissione di inchiesta sul Covid, Arcuri parla per la prima volta del caso mascherine cinesi. E conferma di conoscere Mario Benotti dal 2014. «Le ragioni per le quali lo conosco – ricorda l’ex commissario - hanno a che fare con la sua collocazione all’interno dello staff del ministro delle infrastrutture on. Del Rio, il cui capo di gabinetto era il dott. Bonaretti». Mauro Bonaretti, per inciso, consigliere della Corte dei Conti e non indagato, durante la pandemia collaborava con Arcuri all’interno della struttura commissariale. Continua Arcuri: «Invitalia, nella quale lavoro dal 2007 è l’agenzia per lo sviluppo del Governo. Pertanto, ha rapporti strutturali con la totalità dei ministeri, nell’ambito dei quali è normale che l’amministratore delegato si confronti con il Ministro ed il suo Gabinetto. In quelle circostanze io rando un libro sulla politica industriale, di cui Invitalia è attore di rilevanza e mi viene a chiedere supporto ed informazioni. Viene poi promulgata una legge che prevedeva un ruolo di Invitalia nel salvataggio di Alitalia e Benotti affermava di avere la possibilità di far convergere su questo dossier alcune compagnie di bandiera straniere». Conclude Arcuri: «Era uno dei tanti che popolano gli interstizi del potere politico-economico italiano. Un po’ ministeri e un po’ Vaticano». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48945127]] LE CHAT La Guardia di Finanza, che indaga sui trasferimenti di denaro che ruotano attorno alla «commessa cinese», estrapola dal cellulare di Benotti una chat con Arcuri che inizia a luglio 2017. I messaggi tra i due si intensificano – e ciò combacia con la ricostruzione del manager – a partire dalla fine del 2019. In quattro mesi, da gennaio a maggio 2020, cioè il periodo in cui si sviluppa l’import di mascherine dai consorzi cinesi, Arcuri e Benotti si sentono circa 300 volte: 82 chiamate voce e 223 sms. I contatti avvengono, quindi, in media una volta ogni due giorni. Le Fiamme Gialle annotano che i due si sarebbero anche incontrati di persona. Tra l’altro Benotti e Arcuri per parlarsi utilizzano un linguaggio particolare. Che si può definire “ieratico”. Si chiamano con l’appellativo di «monsignore», e Benotti per conobbi Benotti. Aggiungo che il signor Benotti mi fu presentato come il professor Benotti, una persona particolarmente vicina alla Segreteria di Stato vaticana». «Con Benotti – aggiunge - ho avuto rapporti molto saltuari, in funzione dei dossier che Invitalia andava seguendo nel tempo. Nell’ultima parte del 2019 e nella prima parte del 2020, prima della mia nomina a Commissario, i rapporti si sono intensificati per due ragioni: Benotti sta elaboprendere appuntamento con Arcuri, lo invitava a «pregare insieme». «Monsignore La ricorda nelle lodi e si augura di poter presto pregare - seppur brevemente - insieme»; «Monsignore non vuole apparire seccante ma suggerisce brevi minuti di preghiera»; «Ove Lei avesse compatibilmente con il momento dieci minuti per me avrei bisogno di abbeverarmi al suo sapere dopo una passeggiata nei Giardini»; «Se sulla strada del ritorno volesse intrattenersi 5 minuti le direi due o tre cose da condividere prima dell'udienza di domani. Nulla di urgente ma potrebbe essere opportuno. Preghiamo»: sono alcuni dei messaggi che l’ex dirigente Rai mandava ad Arcuri per ottenere un incontro di persona. Intervistato da Nicola Porro nella trasmissione Mediaset “Quarta Repubblica” Benotti mostrava uno dei messaggi scambiati con l’allora commissario straordinario ad aprile del 2020. Scrive Benotti: «Monsignore – per potersi unire spiritualmente – vorrebbe conoscere l’orario della sua omelia televisiva serale. Possibilmente precisa. Per limitarsi alla Sua predica non sopportando Monsignore – pentendosi per questo – l’Officiante principale». Arcuri, tranquillamente, risponde: «21.30 circa. Secondo ospite dopo il presidente della Camera». Palinsesti dell’epoca alla mano, la trasmissione a cui faceva riferimento “monsignor” Benotti era Che tempo che fa del 26 Aprile 2020, su Rai 2, dove Arcuri effettivamente, figura tra gli ospiti dopo l’allora presidente della Camera, Roberto Fico. LA CONFIDENZA Evidentemente, quindi, i due avevano una certa confidenza. Mario Benotti conosce Arcuri. E conosce anche Tommasi, l’imprenditore della Sunsky Srl di Milano, a cui di fatto apre un canale con la struttura commissariale. Tommasi seleziona i tre consorzi cinesi e, una volta partite le consegne cura la logistica, il trasporto e la documentazione, pur non avendo un incarico formale da parte delle aziende. Ad affiancare Tommasi in questo compito c’è Daniele Guidi, che si occupa di organizzare i voli dalla Cina per portare le mascherine in Italia e degli aspetti relativi alle certificazioni CE. Guidi è l’ex amministratore delegato della Banca Cis (Credito Industriale Sammarinese) di San Marino, protagonista di un crac milionario nel 2019. Nel 2025 verrà condannato nella Repubblica alle pendici del Titano a quattro anni e otto mesi per «amministrazione infedele, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza». «Noi abbiamo creato insieme all'ingegner Tommasi, le possibilità affinché la struttura del Commissario potesse direttamente instaurare dei rapporti con le più grandi aziende cinesi e con il più grande consorzio di aziende cinesi che fosse nelle condizioni di poter assicurare al Paese delle forniture vere e reali», rivendicava Benotti ai microfoni di “Report”. Tommasi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, arriva ai consorzi cinesi tramite Jorge Solis, il cittadino ecuadoriano amministratore di fatto della Guernica Srl. Esatto, la società nata per commerciare canapa e derivati, poi passata al marketing, senza dipendenti e con una studentessa che lavorava fino all’anno prima in un centro estetico come titolare. (2/continua). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48885944]]
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