s

Del Toro: "Film che sognavo da 30 anni"
Oggi 31-08-25, 09:12
Al Lido è arrivato uno dei film più attesi della Mostra: Frankenstein di Guillermo del Toro. Un progetto che il regista messicano insegue da oltre trent’anni e che finalmente trova compimento in una produzione imponente, sostenuta da Netflix, con un cast che mette insieme Oscar Isaac nei panni di Victor Frankenstein, Jacob Elordi in quelli della Creatura, oltre a Christoph Waltz e Mia Goth. Del Toro ha presentato il film come il coronamento di un sogno infantile: «Quando a sette anni vidi per la prima volta i film di James Whale con Boris Karloff, capii che l’horror gotico era la mia religione e Karloff il mio Messia. Da allora ho atteso il momento giusto per realizzare la mia versione di Frankenstein». Un’attesa che il cineasta ha definito «quasi una gravidanza durata decenni», tanto che alla Mostra di Venezia si è detto in uno stato di «depressione post parto». Il regista insiste sulla natura personale e quasi autobiografica di questo adattamento: «La Creatura sono sempre stato io, ma sono stato anche Victor e persino Elisabeth. Grazie a Mary Shelley ho imparato cosa significa essere figlio e padre». Non a caso il suo Frankenstein si concentra sul rapporto tra creatore e creatura, padre e figlio, evocando tanto il Libro di Giobbe quanto la resurrezione di Lazzaro. Oscar Isaac, entusiasta di aver interpretato il dottor Frankenstein, ha parlato di «un viaggio psichedelico ed emotivo, quasi come entrare a far partedi una setta», mentre Jacob Elordi – trasformato da dieci ore di trucco quotidiano – ha ricordato i suoi primi approcci al mito da bambino: «Andavo da Blockbuster a noleggiare la videocassetta. Oggi vivere questo ruolo è come chiudere un cerchio». Del Toro non rinuncia alla sua lettura politica e morale: i veri mostri non sono quelli con cicatrici e suture, ma «quelli in giacca e cravatta, generati dal denaro e dal traffico d’armi». Non a caso Christoph Waltz interpreta Harlander, un mercante di munizioni convinto di poter guidare la scienza come se fosse un affare privato. Il regista lega questa riflessione all’attualità, parlando di deumanizzazione, guerra, tecnologia invadente e polarizzazione. «Non mi spaventa l’intelligenza artificiale, mi spaventa la stupidità naturale che abbonda in questi tempi», ha detto. Eppure, nonostante le dichiarazioni altisonanti, il film non mantiene tutte le promesse. La prima parte, cupa e possente, restituisce l’essenza gotica del romanzo e mette finalmente la Creatura al centro, più che il suo inventore: non un semplice mostro, ma una crisalide in mutamento, dotata di una bellezza statuaria che del Toro ha voluto preservare persino nei punti di sutura. Ma col passare dei minuti la tensione narrativa si affievolisce, fino a un intero atto conclusivo che appare scritto di fretta, senza sfumature, quasi un cedimento alla fretta produttiva. Visivamente magnifico, con scenografie costruite per immergere gli attori in un mondo palpabile, il Frankenstein di del Toro resta un film classico, fedele al romanzo di Shelley, ma senza quella scintilla che avrebbe potuto renderlo un capolavoro. Un blockbuster sontuoso e semanticamente violento, più riuscito delle versioni precedenti – anche di quella firmata da Kenneth Branagh nel 1994 – ma meno coraggioso di quanto il regista stesso lasci intendere.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
Libero Quotidiano
17:44
Venezia 82, Iris Mittenaere arriva al Lido e posa per i fotografi alla Mostra del Cinema
Libero Quotidiano
17:44
Pilato-Tarantino, sei giorni da incubo: cosa è accaduto a Singapore
Libero Quotidiano
17:40
Tg Ambiente - 31/8/2025
Libero Quotidiano
17:33
Tg Ambiente - 31/8/2025
Libero Quotidiano
17:27
Fuori dal Coro, troupe aggredita: rintracciati un marocchino e un tunisino
Libero Quotidiano
17:09