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Politica
Delirio femminista, "riforma anti-donne"
Oggi 19-03-26, 10:59
Al Senato ieri è andata in onda la supercazzola femminista per il No. Con argomentazioni avvilenti per chi le ha pronunciate ammantandosi della bandiera del femminismo. Un esempio? Eccolo: «Il pensiero femminista ha sempre sposato il senso del limite come l’unica modalità attraverso la quale essere in relazione con altri». Questa la motivazione perla quale, secondo la senatrice dem Valeria Valente che presentava l’appello per il No di 1700 donne, la riforma della magistratura non va bene. Che vuol dire? Boh. Potrebbe già bastare ma è bene andare a fondo della questione: la riforma bloccherebbe la formazione sui reati legati alla violenza maschile sulle donne. Dove sta scritto? Dove lo hanno letto? Da nessuna parte. È un puro delirio di falsità. Ma la terza motivazione enunciata dall’esponente del partito di Elly Schlein è davvero cabarettistica: la riforma pone il pm sotto il controllo della politica e quindi dei potenti e quindi i più fragili (le donne) ne sarebbero svantaggiate. A loro va bene allora che la politica attraverso le correnti scelga i membri del Csm perché questo renderebbe più autonomo il pm, invece se i due Csm sono scelti attraverso il sorteggio il pm sarebbe sottoposto alla politica. Ma come ci si può confrontare con tali contraddizioni logiche? Nell’appello non manca la lacrimosa citazione delle madri costituenti che hanno scritto la Carta di cui le femministe sarebbero il baluardo. Ora: nella Carta c’è un articolo, il 138, che spiega come si può cambiare la Costituzione (lo hanno letto? Lo conoscono?) infatti la Costituzione è stata cambiata più di venti volte. Quanto ai padri e alle madri costituenti, appellati come se si trattasse di tanti Mosè cui vengono dettate le tavole della Legge, anche loro e proprio loro discussero a lungo sulle distinte funzioni di pm e giudici, al punto che il giurista Giovanni Leone (che sarebbe poi divenuto presidente della Repubblica quindi massimo garante della Costituzione stessa) propose un emendamento per sostenere che il pm doveva essere un organo dell’esecutivo. Palmiro Togliatti, a sua volta, proponeva l’elezione dei giudici. Come si vede il dibattito è sempre rimasto aperto, la discussione pure e brandire la Costituzione come testo sacro e intangibile non corrisponde per nulla alla volontà dell’assemblea costituente. Più onesta allora la posizione di una Fiorella Mannoia – che ha firmato l’appello femminista – che ha confessato di non capirci nulla e di votare No proprio per questa sua ignoranza in materia. Sulla giustizia, ci dispiace per le firmatarie dell’appello, donne e uomini hanno lo stesso diritto a una magistratura libera dai condizionamenti, hanno diritto a un giusto processo davanti a un giudice terzo e imparziale (art.111 della Costituzione), hanno diritto a vedere i magistrati che commettono errori giudicati da un’Alta corte disciplinare separata dai due Csm. Organismo indipendente e qualificato quest’ultimo che non è un’invenzione di Nordio visto che la sua istituzione fu proposta dalla Bicamerale per le riforme presieduta da Massimo D’Alema (1997-1998). Care femministe, potete raggirare quelle che non ne sanno nulla come Fiorella Mannoia o potete irreggimentare non le vere femministe ma le valchiriette anti-Meloni. A tutte le altre donne, la maggioranza, che sono alfabetizzate, che sanno leggere, risparmiate i vostri appelli manichei. E ogni tanto pensate anche che quando un giudice rimette in libertà un soggetto pericoloso solo per fare guerra ai Cpr in Albania, magari può andarci di mezzo una “sorella”. E qua parliamo di violenza vera, reale, non di quella immaginaria nascosta tra le pieghe di una riforma che voi volete demonizzare solo per fanatismo ideologico. Insomma siete femministe o un’appendice rosa del partito delle procure?
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