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Estero
Di Khamenei c'è soltanto il cartonato
Oggi 13-03-26, 12:15
Mojtaba Khamenei parla per la prima volta da quando domenica scorsa è stato eletto per sostituire il padre alla massima carica istituzionale dell’Iran. La neo-Guida Suprema però non è apparsa in tv in un discorso pubblico o videoregistrato come avrebbero voluto i suoi sostenitori, né ha registrato la sua voce, come verrebbe logico fare nel caso le “lievi” ferite al volto procurategli dal bombardamento che ha sterminato la sua famiglia gli avessero impedito di andare in Tv. Il suo discorso è stato letto da una velatissima speaker della televisione di Stato iraniana il che lascia quantomeno supporre che le ferite occorsegli siano effettivamente molto più gravi di quanto si è detto. La Guida Suprema, secondo il Daily Mail che cita fonti iraniane anonime, avrebbe perso una gamba, forse entrambe, potrebbe essere seriamente ferito allo stomaco e si dice possa essere addirittura in coma al reparto di terapia intensiva al Sina University Hospital di Teheran . Se così fosse il discorso letto alla tv, peraltro un semplice elenco della situazione attuale e delle dichiarazioni fin qui rilasciate da alti funzionari iraniani, non è nemmeno farina del suo sacco. In sostanza Mojtaba, o chi per lui, ha detto che la priorità dell’Iran ora è la vendetta, che la guerra non si fermerà finché non sarà consumata e che la chiusura dello stretto di Hormuz è solo una delle tante misure per mettere sotto pressione il nemico. «Abbiamo sventato il tentativo di dividere l’Iran», ha affermato ringraziando «i nostri coraggiosi combattenti che, in un momento in cui la nostra nazione e la nostra amata patria sono state ingiustamente attaccate dai leader del fronte dell’imperialismo, hanno bloccato il cammino del nemico con i loro colpi devastanti e hanno dissipato la loro illusione di poter dominare e forse dividere la nostra cara patria». «Noi non ci ritireremo mai», ha assicurato, «vendicheremo il sangue dei nostri martiri, vendicheremo il sangue di tutti i nostri cittadini. I nostri nemici pagheranno il prezzo, perché ci sarà una vendetta». Mojtaba elenca quindi i martiri in nome dei quali questa vendetta debba essere perpetrata, in primis le giovani vittime del primo giorno di attacchi: «Le atrocità commesse dal nemico, che ha deliberatamente preso di mira la scuola Shajarat Tayyibah a Minab e alcuni casi simili, riceveranno un'attenzione particolare», ha detto riferendosi alla strage le cui responsabilità non sono ancora chiare. E poi anche la sua famiglia, di cui conferma lo sterminio. Mojtaba dice di aver avuto «l’onore di vedere» il corpo di suo padre «dopo il martirio» e «quello che ho visto è stata una montagna di fermezza». «Naturalmente», ha assicurato, «finora solo una parte limitata di questa vendetta ha assunto forma tangibile, ma fino a quando non sarà completamente compiuta, rimarrà al primo posto e saremo particolarmente sensibili al sangue dei nostri figli». L’agenzia iraniana Fars tuttavia ha smentito ieri la morte della madre di Mojtaba, nonché moglie della defunta Guida Suprema, che era stata celebrata dallo stesso regime quale martire dopo tre giorni di coma. Quanto allo stretto di Hormuz, Mojtaba ha assicurato che rimarrà chiuso «come strumento di pressione sul nemico», ma ha anche aggiunto che «sono stati condotti studi sullìapertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza e sarebbe gravemente vulnerabile, e questi saranno attivati se lo stato di guerra dovesse persistere e in accordo con l’interesse nazionale». La Guida Suprema si è anche rivolta ai Paesi vicini che considera amici ma che devono chiudere quelle basi, quelle americane «il prima possibile, perché ormai devono aver capito che la pretesa americana di garantire sicurezza e pace non era altro che una menzogna». «Da anni il nemico installa gradualmente basi in alcuni Paesi confinanti. Nel recente attacco sono state utilizzate alcune di queste basi e, come avevamo avvertito, abbiamo colpito solo le basi, senza attaccare quei Paesi», ha aggiunto sottolineando la sua intenzione a chiedere «un risarcimento al nemico». E se il nemico dovesse rifiutare, «prenderemo la maggior parte dei suoi beni che riterremo opportuni». E se ciò non fosse possibile, «distruggeremo una quantità equivalente di beni». Infine un ringraziamento al «Fronte della Resistenza», Hezbollah, Houthi e ribelli sciiti iracheni, «i nostri migliori amici e parte integrante dei valori della rivoluzione islamica». Che non versa in condizioni di salute migliori della sua Guida Suprema.
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