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Estero
Donald Trump fa saltare il banco: Groenlandia, 100mila dollari a ogni abitante
Oggi 10-01-26, 03:15
Trump può piacere o meno, ma prima di dare un giudizio su di lui e sulle sue politiche andrebbe compreso. L’impressione è che siano proprio le categorie per capirlo quelle che mancano a molti, e soprattutto a noi europei. Vuoi per pregiudizio ideologico, vuoi anche per la ormai consumata disabitudine a ragionare nei termini più crudi della politica. Ed anche della politica democratica. Abituati a vivere per un lungo periodo in un mondo che aveva trovato un proprio relativo equilibrio di pace e benessere abbiamo neutralizzato quelle forze primordiali che tengono insieme gli uomini. Ma ogni ordine genera, prima o poi, disordine ed oggi siamo a quel punto. Ad insidiare la vecchia pax americana non è stato certamente Trump. Il 47esimo presidente degli Stati Uniti non ha fatto altro che trarre le conseguenze della sua crisi. E lo ha fatto con il suo modo ruvido ma diretto di parlare e agire. Quando, insieme a buona parte del deep state del suo paese, si è reso conto che nuove potenze insidiavano la leadership americana, e che stavano servendosi di avamposti nel continente per accerchiare il vecchio gigante ha deciso di passare al contrattacco. Il caso Groenlianda va inteso in questa luce e non può essere compreso con le vecchie categorie, come quella di “estorsione”, con cui è stata commentata soprattutto dai media del mainstream progressista mondiale. La categoria di “estorsione” semplicemente non esiste per chi ha una mentalità mercantile come quella che ha Trump, che l’ha fatta riaffiorare dai tempi storici della prima America. Per Trump si tratta, si negozia, si compra, si vende. E alla fine si trova un equilibrio non in base ad astratti ideali morali, ma in base alle “carte” che ognuno ha in mano e ha voglia e capacità di giocare. Non che prima questi elementi non contassero, ma erano per lo più mascherati da una diffusa ipocrisia. Anche la Groenlandia per Trump ha un prezzo, o meglio lo hanno i groenlandesi. Ecco allora la spiazzante “trovata”. Come convincerli a stringersi di più al gigante americano se non al suono dei bigliettoni verdi? “Se vieni con me, ti riempio di soldi”: non solo non ti estorco nulla, ma con me ci guadagni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45751008]] È questo il senso della notizia riportata ieri dalla Reuters sul proprio sito citando ben quattro fonti. Secondo la prestigiosa agenzia, a Washington si sta discutendo proprio della possibilità di versare cospicui pagamenti forfettari agli abitanti dell’isola in modo da convincerli che per loro è molto più conveniente stare con gli americani che non con i danesi (si parla di assegni che vanno dai diecimila ai centomila dollari). Rozzo, volgare, primitivo? Forse sì. Ma, per capire il tutto e dare un giudizio più complessivo, politico e non epidermico, proporrei due spunti di riflessione. Il primo concerne la democrazia: Trump ne rispetta fino in fondo i canoni e ne esalta l’aspetto prosaico, commerciale, mercantile, poco “aristocratico”. Quello che portava a dire ad un Tocqueville in viaggio in America, mezzo scandalizzato e mezzo affascinato dal nuovo Stato, che il parlamento di quel Paese sembrava più un mercato di vacche che non il nobile consesso a cui eravamo abituati noi europei. Il secondo spunto si riduce in una domanda: molte delle tragedie della storia umana, sicuramente quelle del Novecento, non sono state forse causate proprio dalla troppa fede che gli umani hanno riversato nella potenza e nella forza delle idee? Così dimenticando, o facendo astrazione, dagli aspetti vitali e quotidiani, prosaici, che le tengono in piedi. Una politica fattasi ideocrazia che, in vista di nobili e mai realizzati fini, non ha esitato a estorcere, essa sì, agli individui. E molto più di terre e denari, cioè nientemeno che la libertà e spesso anche la vita. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45759418]]
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