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Donald Trump, "riduco i soldati Usa in Italia". La risposta di Crosetto: "Non ne capirei le ragioni"
Oggi 01-05-26, 10:36
Fra i tredicimila militari americani di stanza in Italia, alcuni potrebbero aver già pensato di fare le valigie per tornare a casa, dopo aver ascoltato le parole del loro presidente Donald Trump ieri sera nello Studio Ovale. In realtà è ancora presto e i C-130 non sono ancora sulla pista di decollo. Quel che è vero è che il capo della Casa Bianca si sente tradito dagli alleati della Nato, perché non lo hanno aiutato nella guerra in Iran. Fino a ieri se l’era presa con la Germania e ora tocca all’Italia e alla Spagna, che però ospita un terzo dei soldati a stelle e strisce rispetto a quelle ospitate nella Penisola, a Camp Ederle (Vicenza), Camp Darby (Pisa), Aviano, Napoli, Gaeta e Sigonella. Comunque, ai giornalisti che gli chiedevano se prenderebbe in considerazione anche per Roma e Madrid l'ipotesi di una riduzione delle truppe, il commander in chief ha risposto «probabilmente». Il motivo: «L’Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile». Il problema, spiega. «è la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose gentilmente», ha lamentato Trump, attento almeno per una volta alla forma. UN DISASTRO Nella sostanza, invece, il parere della Casa Bianca è che gli sforzi militari siano stati compiuti nella direzione sbagliata: «Guardate il livello di assistenza che stanno fornendo all’Ucraina. Hanno fatto un disastro con l’Ucraina, un disastro totale. E noi li aiutiamo con l’Ucraina. L’Ucraina non c'entra niente. Siamo separati da un Oceano. Riguarda loro. È come se fosse la loro porta di casa. Noi li aiutiamo. E Biden ha dato loro 350 miliardi di dollari, il che è stato folle. È uno dei motivi per cui la guerra è continuata. Ma quando avevamo bisogno di loro, non c'erano. Dobbiamo ricordarcelo». Eppure, sottolinea il presidente americano: «La cosa incredibile è che hanno utilizzato lo stretto di Hormuz, mentre noi non lo usiamo», ha messo in evidenza riferendosi al fatto che il passaggio serve più agli europei che agli americani. Intervistato da Newsmax, poi, Trump ha insistito sull’ingratitudine degli alleati occidentali per aver azzerato la minaccia della bomba atomica iraniana: «Penso che quello che sto facendo sia molto popolare a livello mondiale. Il mondo mi sta ringraziando perché non dovevo essere io a farlo. Altri presidenti avrebbero dovuto farlo molto prima di me». «E anche altri Paesi avrebbero dovuto farlo. Non siamo stati aiutati per niente dalla Nato», ha continuato. Al ministro della Difesa Guido Crosetto, non pare una “minaccia” verosimile e del resto, dichiara, «non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili a una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani». Eppure, la sfida che attende l’Europa consiste ormai da tempo nel diminuire la dipendenza da Washington in campo militare e allo stesso tempo accrescere l’autonomia energetica, rimanendo ancorati all’Occidente al di là delle tentazioni russofile, sinofile o filo-islamiche. Perché la minaccia militare non proviene dagli Stati Uniti d’America, ma evidentemente dall’asse del male, come lo chiamano realisticamente a Washington. E lo scenario è quello della guerra ibrida, che si serve indifferentemente dello spionaggio, del terrorismo, della propaganda, dell’intimidazione, della provocazione e dell’insulto, come anche degli attacchi informatici. Sono armi più psicologiche che convenzionali, di fronte alle quali occorre farsi trovare preparati. Con la stessa prospettiva sta avendo a che fare anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz: dopo aver detto a voce alta che gli Usa sono «privi di strategia per uscire dal conflitto in Iran», mentre la Repubblica islamica «sta umiliando un’intera nazione», cioè l’America, ha dovuto affrontare la reazione di Trump, che si dice pronto a ridurre le truppe americane di stanza in Germania e poi ha consigliato al cancelliere tedesco di occuparsi «dell’Ucraina e del suo Paese in rovina» piuttosto che dell'Iran. Berlino ha replicato all’annuncio di una «decisione a breve» sulla riduzione delle truppe Usa dicendo di essere preparata a questo scenario. In divisa militare per la visita a un campo di addestramento della Bundeswehr a Munster, Merz, che fino a ieri negava che vi fosse un problema con il presidente americano, ha scandito: «In questo periodo turbolento seguiamo una linea chiara. Questa linea resta fondata sulla Nato e su un partenariato transatlantico affidabile». Il suo ministro degli Esteri ha risposto entrando, invece, nel merito: «Siamo preparati a questo, ne stiamo discutendo approfonditamente e in uno spirito di fiducia in tutti gli organi della Nato, e attendiamo decisioni da parte degli americani a riguardo», ha assicurato Johann Wadephul.Agli europei, non resta che fare altrettanto e aumentare il proprio budget per la difesa.
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