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Donzelli, Topo Gigio e l’arroganza delle toghe
Oggi 10-02-26, 08:44
C’è un giudice, donna, che per sbeffeggiare il responsabile nazionale di Fdi, Giovanni Donzelli, reo di sostenere il Sì alla riforma del governo sulla magistratura, lo chiama Topo Gigio. Solidarizzo con l’onorevole perché spesso appioppano anche me il medesimo nomignolo. Quando ero alle elementari, lo faceva qualche mio compagno spiritoso. Ora, lo fanno simpatizzanti di sinistra ai quali non sono simpatico. Sarà perché i miei amici nel frattempo sono cresciuti mentre i trinariciuti sono regrediti. Ma non è questo il punto. I magistrati per il No, non tutti lo sono, dicono di essere contro la riforma perché difendono l’indipendenza dei poteri e ritengono perciò che i politici non possano legiferare su di loro, benché loro possano indagare sui politici e sentenziarli. Quello che alla dottoressa, della quale non farò il nome perché non voglio guai e quando mi rapporto a una toga mi sento intimidito in partenza (ma sarà un problema mio...), sfugge è che anche il Parlamento è un organo costituzionale autonomo e chi pretende rispetto in quanto rappresentante dello Stato dovrebbe rispettare anche gli altri poteri. Immaginate se Donzelli, in un post sui suoi social, avesse osato chiamare Topo Gigio una giudice: sarebbe stato accusato nell’ordine di sessismo, body shaming, aggressione alla magistratura e attentato alla Costituzione. Si sarebbe sollevata una cagnara, dall’Anm e da ampie fasce della sinistra, per chiederne le scuse, le dimissioni, l’incriminazione per lesa maestà. La signora in toga invece no, è libera di insultare senza pagare dazio e dare scandalo. Per inciso, questo siparietto è avvenuto all’indomani di uno sfogo di Giorgia Meloni nel quale la premier, intervenendo in favore del comico Andrea Pucci, che ha rinunciato ad andare a Sanremo dopo aver subito un linciaggio progressista in rete, ha accusato la sinistra di doppiopesismo: «Se attaccano me è satira, se attaccano loro è sessismo». Naturalmente la sinistra ha criticato Meloni, rimproverandole di occuparsi di bagatelle, e forse ora dirà che Donzelli difetta di senso dell’umorismo. Resta che noi Topo Gigio avvertiamo il problema di doverci beccare gli sberleffi in silenzio, perché se chiamassimo Topa Gigia una magistrata faremmo la fine di Pietro Gambadilegno
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