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Due incendiari da mettere alla porta
Oggi 21-05-26, 05:48
La mascalzonata del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir rappresenta un danno strategico autoinflitto, che mina la credibilità internazionale di Israele e fornisce un “regalo” ai suoi nemici, ai tagliagole di Hamas e ai loro fiancheggiatori nei movimenti pro-Pal. Ben-Gvir è un “hooligan” politico di estrema destra, non solo tradisce gli standard etici delle forze di sicurezza israeliane, ma offre anche il pretesto perfetto per le campagne di “mostrificazione” contro il suo Paese. Le sue azioni, insieme a quelle di tragiche figure come l’onorevole Carotenuto del M5S, creano una falsa equivalenza morale tra i terroristi e lo Stato democratico di Israele, sporcando la legittima causa del popolo ebraico, il diritto di esistere e continuare a vivere nel suo territorio. Questa tossicità interna, che rappresenta una fazione virulenta, sta avendo conseguenze devastanti, compromette la guerra di comunicazione (l’ottavo fronte, quello dove Israele ha perso in partenza, l’unico, ma non meno importante degli altri 7 confini geografici) e alimenta un clima di odio e minacce per le comunità ebraiche in tutto il mondo, comprese quelle di Roma e Milano. Non solo, crea una dimensione di continuo ricatto morale e minacce sui pochi intellettuali e giornalisti che non si sono piegati al dilagante antisemitismo. Il governo israeliano non può non tenere conto dei rischi personali che corriamo. Il comportamento di Ben-Gvir è vergognoso, fornisce munizioni propagandistiche ai nemici di Israele, che cercavano proprio un passo falso per lanciare operazioni di demonizzazione su larga scala. Il suo estremismo non è il volto di Israele, ma ieri la sua faccia, il suo nauseante vomito politico ha sporcato la bandiera con la Stella di David. Quando un governo, una nazione meravigliosa come Israele, ha al suo interno questa “minoranza tossica”, deve isolarla. Il premier Netanyahu e il ministro degli Esteri Saar hanno usato parole chiare contro Ben-Gvir, ma serve un altro passo: lo mettano alla porta. È una questione di igiene. Quanto al nostro campione nazionale, l’onorevole pentastellato Carotenuto, arrestato a bordo della Flotilla, in questa storia egli rappresenta il “rovescio della medaglia” progressista che ottiene un risultato distruttivo simile: equiparare la “prigionia” dei partecipanti alla Flotilla con quella degli ostaggi ebrei rapiti da Hamas, molti dei quali non sono non più tornati a casa vivi. Carotenuto è incapace di distinguere tra il bene e il male, Giuseppe Conte - che si propone come guida del Campo Largo - dovrebbe espellerlo dal partito.
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