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Dumfries: "Il “Double” è il simbolo di un gruppo che è rinato"
Oggi 17-05-26, 11:29
Ciao Denzel, intanto vorrei sapere come sei arrivato all’Inter in quel lontano 2021... «Eh, a un certo punto durante quell’estate mi ha chiamato Piero (Ausilio, direttore sportivo nerazzurro, ndr) e mi ha detto “guarda che devi venire subito”». Così diretto? E tu? «Gli ho detto “ok, io ci sono. Se trovate un accordo col Psv va bene”. Sai, io lì ero il capitano». E alla fine non solo sei arrivato ma sei diventato una colonna della squadra... «Non è stato semplice, c’è voluto tempo. Diventare un titolare dell’Inter non è mica uno scherzo». E tu come ci sei riuscito? «Per “colpa” di quel rompiscatole di Mario Cecchi! (ride, citando l’assistente tecnico di Chivu, ndr) Tu non puoi capire quanto rompe Mario Cecchi. Sono cinque anni che mi sta addosso, non puoi capire. Io ora lo chiamo “Zio”, lo Zio Mario. Mammamia quanto mi è stato addosso...». L’anno scorso è cambiata la guida tecnica, parte dello staff... ma lui è rimasto! «Sì! Incredibile! Lo Zio Mario sempre dietro a me...». (Denzel Dumfries ti guarda dritto negli occhi, parla un buon italiano e sorride, sorride tanto, così tanto che proprio non te lo aspetti). ...C’è questa cosa che raccontano tutti di te che non sorridi mai... «In campo non sorrido perché il calcio è il mio lavoro e il lavoro è una cosa seria. Ma fuori sono diverso, anche se può non sembrare». L’altra sera hai vinto il premio come Mvp nella finale di Coppa Italia e mica hai sorriso... «Ma quello è una specie di gioco che faccio per i miei amici. Sono molto felice qui a Milano». Ecco, Milano. Cosa mi dici della città. «Aaahhh Milano... È meravigliosa, c’è tutto, qui non manca niente di niente. C’è anche la Svizzera vicina. Si sta benissimo e la mia famiglia è felice qui». Ho visto i tuoi figli l’altra sera sul prato dello stadio Olimpico. Magari seguiranno le orme del padre. «Chissà. Sono tre, il più grande gioca nell’Accademia Inter e mi parla solo di Inter. $ totalmente innamorato dell’Inter, conosce tutti i cori dello stadio a memoria e quando saliamo in macchina li mette in continuazione. Infatti li so tutti a memoria anche io». Beh, mi hai offerto un grande assist dei tuoi: se stai così bene significa che resterai all’Inter anche la prossima stagione? «Guarda, non ci sono segreti. Tutti sanno che nel mio contratto c’è una clausola. Io posso dirti che qui sto benissimo, ma davvero. C’è un Mondiale davanti e poi, come ogni anno, mi troverò con la società per fare il punto della situazione. Abbiamo sempre fatto così e faremo così anche questa volta». Quest’anno si è parlato tantissimo di Marco Palestra, un astro nascente: fa il tuo ruolo, è stato associato anche all’Inter.Come lo vedresti qui? «Èun grande esterno. Mi piace molto. Nell’Inter devono arrivare solo i grandi giocatori e lui starebbe bene nel nostro gruppo». Luis Henrique quest’anno è stato il tuo “supplente” nei mesi in cui sei mancato per infortunio. Come valuti la sua prima stagione in nerazzurro? «Certi giudizi sono stati troppo severi. Con lui in campo l’Inter praticamente ha vinto sempre. Ripeto, per imparare il nostro ruolo servono tempo e il lavoro...». ...di Mario Cecchi! «Sì, Mario! Lo zio Mario sta addosso anche a lui!». Denzel, pensi di aver raggiunto l’apice o pensi di poter crescere ulteriormente? «Si lavora per crescere sempre. Sarebbe un grave errore pensare di essere arrivati al massimo». Mi dici il nome di un esterno più forte dite? «Beh, Hakimi. Anche Frimpong e Jurrien Timber sono fortissimi». L’esterno nel 3-5-2 è il tuo ruolo preferito? «Io mi sento perfetto come terzino destro in una difesa a quattro, nel 4-3-3, ma ormai ho imparato il mestiere nel 3-5-2 e mi piace». Quest’anno avete fatto una cosa enorme: Scudetto e Coppa Italia. Se ti dicessero: “Dammi Scudetto e Coppa Italia e ti faccio rigiocare la finale di Champions di un anno fa” accetteresti? «No, e ti spiego perché. L’anno scorso è finita male ma, credimi, ce l’abbiamo messa tutta. Il modo migliore per dimenticare quella delusione era ripartire: non era scontato e ci siamo riusciti. Per questo mi tengo Scudetto e Coppa Italia, sono il simbolo di un gruppo che in un momento molto complicato ha saputo reagire». Chivu è stato bravo... «È stato bravissimo. Ha trovato la chiave giusta. Non era facile». Senti, dimmi la verità... quest’anno un po’ ti è mancato Theo Hernandez... «Ahahahah beh le sfide nei derby sono state decisamente intense...». In una recente intervista il patron del Milan Gerry Cardinale ha detto “Non si tratta solo di Serie A: si tratta di presentarsi in finale di Champions e non perdere 5-0”. Una frecciatina all’Inter... Ti ha dato fastidio? «No, qui pensiamo solo a noi stessi. Al nostro lavoro. E a goderci queste nuove vittorie». Cosa farà Denzel dopo la carriera da calciatore? Il tecnico? Il dirigente? L’opinionista? «No, niente di tutto questo. Un tempo ti avrei detto l’allenatore, ma ora penso ad altro. Devi sapere che esistono due Denzel, uno che porta avanti la sua professione da calciatore, l’altro il suo progetto fuori dal campo». La so! La tua scuola in Olanda... «Esatto. Diamo istruzione a ragazzi dai dodici anni in su che hanno problemi. Ragazzi affetti da autismo, ragazzi che hanno sbagliato e cercano seconde occasioni...». Quanti sono? «Cinquanta, ma presto supereremo i cento. E alla fine della carriera andrò avanti con il mio progetto». Intanto però - beato te - hai un Mondiale da giocare con l’Olanda... «Non siamo i più forti... ma siamo forti. Speriamo di fare una grande strada...». E mentre te lo dice, sorride che è una meraviglia.
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