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Hantavirus, Matteo Bassetti: "Errori clamorosi su quella nave"
Ieri 10-05-26, 13:46
Matteo Bassetti, il direttore di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, non ha bisogno di presentazioni. Proprio qui, sulle pagine di Libero, ci spiegava come stava andando la pandemia da Covid-19 giusto qualche anno fa. «Adesso stiamo parlando della variante andina dell’Hantavirus che, mettiamola così, è uscita dal suo “contenitore naturale”». Dottor Bassetti, dobbiamo preoccuparci? «Non credo che ci sia un allarme immediato, però lo avevamo visto esclusivamente in Argentina e in Cile e, quando un virus esce dal suo ambiente naturale, non è mai una bella cosa. Su quella nave da crociera sono stati fatti diversi errori clamorosi. Per un focolaio infettivo il luogo migliore è una barca in mezzo all’oceano, quella è la vera quarantena, la facevano anche nel 1500». Senta, ma come si trasmette? «Per via aerosol. Quando respiriamo buttiamo fuori delle particelle, se tra queste c’è anche il virus, possiamo infettare chi ci sta attorno». Ho un dejavu. Non mi sembra tanto diverso dal Covid... «Tecnicamente lo è, allora erano le “goccioli ne”, qui si tratta di “aerosol”; ma in concreto ha ragione lei. Cambia poco. Se stai vicino a uno che ha l’Hantivirus, se ci mangi a fianco, se stai nella cabina insieme, potresti prenderlo. Però ha due caratteristiche differenti dal Covid». Quali? «La sua contagiosità non è così elevata. Nei suoi momenti di massima espressione il Covid aveva un R con 0 di 7, cioè per ogni persona infettata ne contagiava sette, qui siamo intorno a 2 e senza controllo». L’altra diversità? «Questa malattia ha una letalità tra il 30 e il 50%. Il Covid, nella sua fase peggiore, aveva un tasso di mortalità tra il 3 e il 4%. Questo virus è meno contagioso ma molto più letale». Quali sono i sintomi? «Si parte da un’infezione banale, inizialmente ti sembra di avere un’influenza, c’è un po’ di febbre, di tossetta. Poi arriva una gravissima polmonite, devastante: quando è grave è interstiziale con insufficienza respiratoria. Il virus, purtroppo, può apportare anche un quadro di interessamento renale: se è presento, la mortalità sale ancora di più». Esiste un vaccino? «Al momento no. Un’azienda sta lavorando su uno a mRna, ma non credo avremo nulla prima della metà del 2027». Adesso cosa bisogna fare? «Trovare quelli che potenzialmente sono venuti in contatto con chi ha avuto un’infezione. Bisogna tracciare il virus e dobbiamo farlo tutti assieme, anche se non è semplice. Altrimenti vuol dire che la lezione del Covid non l’abbiamo imparata. Io mi auguro una cosa importante». Cosa? «Che almeno i principali ospedali si attrezzino per il test. Se si è davanti a una polmonite un po’ diversa dal solito bisogna togliersi subito il dubbio. È auspicabile per un Paese evoluto come penso sia l’Italia».
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