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Elly Schlein, le nuove leve? "Liberali di mer***" e insulti per una maglietta
Oggi 21-03-26, 01:45
Altro che futuro della democrazia. Nei Giovani Democratici volano accuse, scomuniche e perfino epiteti pesanti. A raccontarlo è un’inchiesta de Il Foglio, che raccoglie le testimonianze di diversi ex militanti e iscritti del Pd under 30, sempre più insofferenti verso quella che descrivono come una deriva settaria. Karim Tabti, diciassettenne pugliese, racconta: “I Giovani democratici mi hanno dato del fascista solo perché voto Sì al referendum sulla giustizia, ma vi rendete conto?”. Parole che restituiscono il clima che si respirerebbe nei circoli giovanili: chi non è allineato, chi difende il riformismo o anche solo esprime posizioni non ortodosse, viene isolato. “Ho tanta rabbia repressa verso quelle persone. Mi verrebbe voglia – spiega Tabti - di lanciare un tavolo fuori dalla finestra quando ricordo queste cose”. Sotto la guida di Elly Schlein, la giovanile dem si sarebbe trasformata in “una piccola chiesa intollerante, con i suoi dogmi, le sue scomuniche e il pugno chiuso come simbolo di fede”. Nei circoli locali, spiegano alcuni giovani, basta davvero poco per finire nel mirino: “È facile lì dentro sentirsi dei corpi estranei. Basta non farsi una foto con il pugno chiuso”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46885356]] Gli episodi raccontati sfiorano il grottesco. Un ragazzo sarebbe stato dileggiato per settimane per essersi presentato a una riunione con una polo firmata. “È stato accusato di essere di destra per una Ralph Lauren da 60 euro”, ricorda un militante romano. Altri raccontano di pressioni per rinnegare posizioni considerate troppo moderate o filoisraeliane. “Più che un’organizzazione politica sembrava un dopo-scuola o una comitiva di amichetti”, sintetizza un ex iscritto. Ed è sul referendum sulla giustizia che si sarebbe consumata la frattura più evidente. “Quando ho collaborato con le forze di destra per il Sì, mi hanno accusato di stare buttando all’aria il partito”, dice ancora Tabti. Il risultato, denunciano gli intervistati, è un ambiente “respingente, elitario, settario”, dove il pluralismo è ormai un ricordo e dove molti giovani riformisti scelgono di andarsene in silenzio, lasciando una giovanile sempre più omogenea e radicalizzata. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46887260]]
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