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Elly Schlein, piano Pd per liberarsi di lei: "Dove potremmo mandarla dopo il voto"
Oggi 26-10-26, 02:21
Si accelera. La prossima settimana ci sarà il primo incontro tra leader sul programma. Lo hanno stabilito, durante una telefonata, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dopo che su Repubblica Bonelli aveva detto di «aver perso la pazienza», invitando la segretaria del Pd e il leader del M5S a darsi una mossa. E il resposabile organizzativo del Pd, Igor Taruffi, intervenendo a Montepulciano all’iniziativa “Pronti per l’alternativa”, per la prima volta ha indicato alcune scadenze: «Entro l’anno un programma va chiuso, all’inizio dell’anno prossimo vanno fatte le primarie», quindi ha ribadito il no alle larghe intese («Noi torneremo al governo solo se vinceremo le elezioni e con la nostra coalizione»). Un lieto fine dopo che la giornata era iniziata piuttosto male, a causa di un retroscena del Corriere della Sera, a firma di Francesco Verderami, secondo cui Conte sarebbe disponibile a un passo indietro rispetto alle primarie, in favore di un nome di «mediazione» tra lui e Schlein. «Non per interesse personale», era il virgolettato attribuito al leader del M5S, ma «perché con Elly Schlein non si vince». Un’offerta che Conte, giorni fa, aveva raccontato di aver fatto alla stessa segretaria, salvo ricevere un inequivocabile «no grazie», motivo per cui la possibilità era stata accantonata. Subito arriva la smentita del M5S. «Ricostruzioni fuorvianti», «parole e propositi destituiti di fondamento». «Come ha più volte ribadito il presidente Conte nelle ultime settimane, in piena trasparenza, le primarie si faranno e si faranno quanto prima, subito dopo il programma», si legge ancora nella nota. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49444230]] RIFLESSIONE Eppure la riflessione attribuita a Conte è tutt’altro che fantomatica. Se per l’ex premier la questione è chiusa, non lo è tra i dem. Almeno a sentire i discorsi che, a microfoni spenti, si fanno soprattutto nella sua maggioranza, quella che da ieri è riunita a Montepulciano sotto il titolo “Costruire l’alternativa”. E a farla, spesso, sono persone che riservano sincere lodi a Schlein per quanto riguarda il suo ruolo di segreteria del Pd. La riflessione, suppergiù, è questa: «Elly in questi quattro anni ha fatto un lavoro straordinario. Ha ricreato una connessione con mondi che avevamo perso, ha ricucito una coalizione che non esisteva». Poi, però, arriva il «ma». «Ma contro la Meloni, con lei rischiamo di perdere». Seguono consigli o suggerimenti: «Potrebbe fare il ministro degli Esteri, in fondo è giovane». Oppure, più di recente, si è fatto strada un altro escamotage: farla riflettere sul fatto che, se vince le primarie, a quel punto sarebbe opportuno lasciasse la guida del partito. CONVINZIONE Una convinzione che qualcuno leggeva tra le righe dell’intervista rilasciata da Dario Franceschini a Repubblica, laddove l’ex ministro sostiene che il vincitore dei gazebo «dovrà fare il candidato premier dell’intero schieramento, non del partito di provenienza». Quelli con più esperienza rispolverano la regola aurea della Prima Repubblica, per cui il segretario non può fare anche il presidente del Consiglio e viceversa. La conclusione è implicita: se vuoi restare segretaria, lascia che il premier lo faccia un altro. Schlein, in ogni caso, è sempre più determinata. «Troveremo sempre un punto d’accordo», ha detto ieri da Cagliari, «non faremo più il favore alla destra di dividerci». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49442679]] Intanto Conte, intervenendo agli Stati Generali di Progetto Civico, aveva proposto di rompere gli indugi: «Questa settimana ci dobbiamo vedere e iniziare a confrontare sul programma». E aveva ricordato che «abbiamo già lavorato con il Partito democratico» e «nel momento più difficile», quello della pandemia. Nel frattempo è proseguito il dialogo a distanza tra riformisti, riuniti a Orvieto, e il correntone dem, a Montepulciano. Alla due giorni dei primi, ieri si è parlato soprattutto di politica estera. Senza risparmiare critiche: «Anche dalle parti della sinistra», ha detto Lorenzo Guerini, «c’è un attacco all’Europa sull’Ucraina, quando si chiede “Ma dove è stata l’Europa in questi quattro anni?”. È stata dove doveva stare, a fianco di un Paese aggredito!». Quanto al compromesso che bisognerà trovare con gli alleati, Lia Quartapelle è stata chiara: «Non esiste un governo di centrosinistra che sospenda il sostegno all’Ucraina».
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