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Il paradosso della Bologna Pd: le auto a 30 all'ora bloccano i mezzi pubblici
Oggi 26-10-26, 02:38
Ma toh, Bologna rallenta. E non nel senso che, grazie alla “crociata” della sua giunta di centrosinistra, è una città che va a trenta all’ora: o meglio, c’è anche questa di questione e probabilmente è una concausa, epperò sotto le due Torri, adesso il problema (viabilistico) è un altro. È che manco i pullman del trasporto pubblico arrivano in orario. Sono bloccati, per strada, dagli ingorghi, dai lavori, dai cantieri, nelle ore di punta non ne parliamo: e finisce che una corsa su due è in ritardo e che ogni santissimo giorno se ne perdono ben 138. MOBILITÀ ALTERNATIVA? Alla faccia di quelli della mobilità alternativa (che appunto dovrebbe essere proprio quello che dice la parola, un’alternativa): e invece no. D’altronde basta sfogliare i dati di Srm, la Società reti e mobilità bolognese (li ha ottenuti ufficialmente il consigliere comunale della lista Al centro Bologna Gian Marco De Biase), non si salva più niente. Nei primi sei mesi del 2026 le corse saltate sono state qualcosa come 24.906, precise all’unità, e hanno riguardato in massima parte alcune linee (come la 27 che ne ha contate oltre 3mila o la 25, la 23 e la 20 che hanno superato le 2mila). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:41766676]] Ché uno dice, ma-è-un-caso-ci-sono-mille-fattori. Va bene, beneficio del dubbio e altra fotografia, quella dei ritardi sull’orologio. Non va bene manco questa. Metti chi deve prendere la 33 la mattina (tra le 7 e le 8:59), il 36,23% delle volte arriva dopo l’orario indicato (che significa che se devi timbrare il cartellino, quasi quattro volte su dieci rischi di non riuscirci in tempo); oppure nel pomeriggio, intorno a ora di pranzo, subito dopo le 12:30, su quella tratta “maledetta” della 33, la percentuale dei ritardi supera la metà del servizio (è del 53,40%); di sera, ossia dopo le 16:30, va peggio a chi rincasa con la 35 (anche qui il tasso di contrattempo è del 55,48%). «Una corsa su due è in ritardo», sbotta appunto De Biase; la puntualità «è peggiorata negli ultimi anni, non possiamo non dirlo», ammette la stessa Srm. Ma quindi cosa sta succedendo? Perché, attenzione, non è finita qui. Ci sono anche i numeri del trasporto pubblico locale su gomma del bacino territoriale bolognese (questa volta, qui la società interessata è la Tper, li ha richiesti il consigliere regionale Francesco Sassone di Fdi) che chiudono il cerchio. Della serie: da quando è scattato l’aumento del prezzo del biglietto con un rialzo della tariffa standard di 80 centesimi, era marzo del 2025 (tra l’altro già allora era stato un mezzo terremoto perché c’è stato chi ha calcolato rincari, a Bologna, del 130% in appena quindici anni segnalando la città come la più esosa del Paese), s’è visto un disastro. I citypass da dieci corse sono calati in un anno di 150mila acquirenti, gli abbonamenti mensili di quasi 5mila e anche quelli riservati ai giovani con meno di 27 anni si sono sforbiciati con meno 8mila richieste. Ma la città a lento scorrimento non doveva aiutare la viabilità a essere più fluida (e, già che ci siamo, anche meno inquinante incentivando il bus collettivo)? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45883684]] CITTÀ PARALIZZATA «A Bologna il biglietto del bus è tra i più cari d’Italia», conferma il meloniano Cristiano Di Martino, «abbiamo tariffe da Principato di Monaco, però un servizio da città paralizzata. Lepore (Matteo Lepore, il sindaco Pd: ndr) celebra la sua “città 30”, ma qui i trenta all’ora sono un miraggio. Si penalizza chi usa l’auto e si fa pagare caro chi sceglie un autobus che non passa. Dicono che con il tram a regime tutto si risolverà. Certo, se con l’entrata in servizio del tram taglieranno le corse degli autobus, sarà più facile avere meno corse in ritardo: basterà non farle passare. Ma prima che il tram sia a regime ci sarà ancora da aspettare». Letteralmente, e in ogni senso. È che (magari) era pure facilmente prevedibile: con una circolazione a marcia ridotta e un traffico più lento, rallentano sì le macchine private ma rallentano anche bus e corse pubbliche (senza contare quel problemino delle code che producono comunque smog, ma non è il caso di mettersi a fare i sofisti proprio adesso). «Nel frattempo», chiosa invece Di Martino, «i bolognesi pagano, aspettano alle fermate e restano in coda. Il modello della sinistra è servito: prezzi da Montecarlo e mobilità da ingorgo».
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