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Ezra Pound, i consigli ad Almirante: "Devi fondare un nuovo partito"
Oggi 09-03-26, 12:28
Caro onorevole Almirante, mi faccio premura inviarLe in sintesi una presa di posizione del noto Poeta Ezra Pound con allegato un ritaglio di giornale pure concernente Ezra Pound, che per gli scopi prefissi della nuova nostra Italia crede opportuno siano divulgati»: a scrivere nel giugno del 1959 allo storico segretario del Movimento Sociale Italiano, – che in quell’anno era però direttore del giornale di partito, il Secolo d’Italia – è Gino Ondermarker, direttore dell’albergo Grande Italia & Lido di Rapallo. La lettera è uno dei documenti inediti che compongono l’affascinante mostra “Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound”, curata da Giuseppe Garrera e che di recente ha fatto tappa a Lucca nell’ambito della seconda edizione di “Pea, Pasolini, Pound”, un progetto del Teatro del Giglio Giacomo Puccini. Il poeta americano era stato liberato solo l’anno precedente dagli Usa - dopo aver passato 13 anni di internamento per il solo fatto di aver manifestato vicinanza a Mussolini e al fascismo durante la guerra – e aveva scelto di tornare immediatamente in Italia. Con la sua solita verve polemica e irriverente, una volta sbarcato dalla nave, aveva salutato romanamente i giornalisti presenti sul molo e parlato della sua lunga detenzione in manicomio come dell’unico «posto in cui è possibile vivere in America, perché fuori sono tutti matti». Dopo aver passato i primi mesi «C a Merano dalla figlia Mary, era tornato in riviera, nella sua amata Rapallo, scegliendo di alloggiare in un albergo che si affaccia sul golfo. Da quell’angolo di paradiso, si rituffa ancora una volta nella politica e decide di proporre ad Almirante la formazione di una nuova forza politica. Il momento non è casuale e tantomeno la scelta della persona. Almirante è all’opposizione interna del partito ed è considerato l’esponente di sinistra per eccellenza e l’anno prima, alle Politiche, l’Msi è sceso dal 5,84% al 4,76%; peggio ancora è andata ai monarchici addirittura divisi in due partiti: l’idea che servisse una nuova forza meno conservatrice del movimento guidato da Michelini è una tentazione forte per molti. È dunque il momento giusto per provare a dare indicazioni proprio alla figura più a sinistra del partito e che si richiama esplicitamente alla esperienza della Rsi. Pound si limita a dettare alcune linee guida, che annota su un foglio autografato e consegnato al direttore dell’albergo perché lo recapiti allo stesso Almirante. Cosa propone nel suo solito italiano zoppicante e un po’ fantasioso? Eccone il testo: «Che non si accetta la perversione della storia, ni antica ni contemporanea; che almeno una parte dei dirigenti hanno il fegato di apprendere FATTI e possibilità; che serviranno a Moscow se i defensori della civiltà europea non hanno il senso di apprenderli; cioè se i europei sono più idioti che i russi e gli americani corrotti dalla loro usurocrazia i moscoviti arriveranno PRIMA alla luce». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46644652]] USURA E TASSE Chiara la ricerca di un cambio di passo, chiara l’idea di un impegno volto a una ricostruzione corretta della storia, al coraggio di difendere le proprie idee e alla lotta all’usura. Cavalli di battaglia da sempre del poeta originario di Hailey. Nel prosieguo degli appunti, non manca un passaggio sulle tasse e sulla scuola, altri temi a lui cari: «Il sistema delle tasse in tutti i paese del mondo è oggi d’un imbecillità e d’un’incompetenza a sorprendere anche un Renan. Gli università degli S.U.A (gli Usa ndr) sono 99% devoti alla propagazione dell’ignoranza e dell’imbecillità assoluta». Un manifesto che di politico ha ben poco, ignorato da Almirante che peraltro non uscì dal partito, ma che per il poeta sarebbe dovuto servire a orientare la nuova formazione in grado di raccogliere l’eredità del fascismo di sinistra che tanto lo aveva affascinato già ai tempi della Repubblica sociale. Pound si era infatti schierato sin dal novembre del ’43 al fianco della Repubblica mussoliniana e su quella esperienza tornerà, con accenti venati di dolce malinconia, negli stessi Cantos Pisani ricordando il diritto alla proprietà della casa e la non tramontata abilità da politico di razza di Mussolini («”alla” non “della” in il Programma di Verona/ la vecchia mano di stilista che ancora possiede la sua abilità/ e l’acqua che rifluiva da quella parte del lago/ è muta come mai a Sirmione/sotto le arcate/Foresteria, Salò, Gardone, a sognare la Repubblica»). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46646332]] Non ci sono certezze circa incontri a Salò con Almirante che all’epoca era capo di gabinetto del ministero della Cultura Popolare; quello che è invece sicuro è che il poeta americano era stato in lungo e intenso contatto epistolare con l’allora ministro della Cultura Popolare Fernando Mezzasoma, poi fucilato senza processo a Dongo. Con lui Pound ebbe modo di scambiarsi numerose impressioni sul fascismo (di sinistra), sulla socializzazione delle imprese, sulla guerra, sulle misure da prendere per sviluppare temi culturali ma anche per riuscire a mettere in salvo le opere d’arte dalla furia dei bombardamenti anglo-americani. Non è certo un caso che alcune delle sue opere (e altre di autori a lui vicini) furono state stampate proprio in quel periodo dalle Edizioni Popolari di Venezia che dipendevano direttamente dal ministero. I contatti con esponenti del Movimento Sociale Italiano, invece, non finirono con questa lettera indirizzata ad Almirante: ebbero alcuni sviluppi negli anni successivi, grazie a un suo vecchio amico Ugo Dadone che lo ospiterà più volte durante i suoi soggiorni romani. Dadone, una vita romanzesca, compreso un periodo passato come agente segreto, era anch’esso vicino alla corrente di sinistra del Msi e nel 1958 aveva dato alle stampe un libro dedicato agli arabi espulsi dalla Palestina per opera dei coloni ebrei dal titolo Fiamme ad Oriente recentemente ristampato dalle Edizioni Ar, ma all’epoca curato dal Centro Editoriale Nazionale legato proprio alla Fiamma. Con Dadone parteciperà ad alcune iniziative del Msi tra cui la presentazione di un libro del fondatore della camicie nere inglesi Oswald Mosley prima di scivolare, progressivamente, nel grande silenzio del suo tempus tacendi.
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